Questi sono, a parere del grande psicologo, gli aggettivi che descrivono meglio l'adolescente di oggi.
Premesso che non sono una psicologa, ecco quel che ho capito: l'adolescente non avverte più sensi di colpa, perché non si deve confrontare con un adulto normativo e punitivo. L'adulto/genitore è certo che il bambino che deve crescere sia portatore di doti meravigliose; egli, da genitore, deve solo accompagnare il figlio a scoprire e realizzare tali doni. Una volta cresciuto, il bambino/adolescente non ha nessun motivo per mettersi in contrasto con un genitore tanto accogliente, né di adeguarsi ad una scuola che non vuole riconoscere questa sua unicità e potenziale perfezione, perciò si mostra apparentemente apatico e irraggiungibile: spavaldo, perché questo atteggiamento gli consente di presentarsi al mondo nella sua grandezza, e fragile, perché quando il mondo non gli restituisca questa immagine il ragazzo rischia di andare in pezzi, o di mettere in atto comportamenti violenti per riparare alla ferita narcisistica che il mondo gli ha inflitto.

Interessante, non so se mi abbia convinto del tutto, ma di sicuro offre una lettura dell'età adolescenziale su cui riflettere.