Il commissario Sperandio, in seguito all'abbandono di un caso che gli era stato assegnato quando prestava servizio a Roma, è stato spostato di commissariato in commisariato fino ad approdare in un paesino della Sardegna sperduto tra le montagne.
Ma Sperandio non è solo un commisario, è un poeta, e si adagia volentieri nell'indolenza di un paesino dove non succede mai niente, facendo passeggiate con il suo cane.
Finché un giorno un suo amico, questore di Cagliari, gli chiede aiuto per risolvere il caso di un cargo che si è schiantato contro il porto. Il problema è che il cargo è completamente vuoto, sia di personale che di merci, e totalmente pulito e sterilizzato.
Per risolvere il mistero Sperandio dovrà utilizzare tutte le sue doti, comprese, o soprattutto, quelle di poeta.

Il libro è sia un giallo che il contrario di un giallo, del perché di questa affermazione ve ne accorgerete leggendolo.
Io l'ho scovato partecipando ad un incontro con l'autore, e l'ho letto con molta curiosità perché affascinata dalle sue parole.
Diciamo che le promesse sono state mantenute in parte, promesse che riguardavano la veridicità dei dialoghi, la lettura su più piani, il tema del viaggio e del mare. Tutti elementi che ci sono, ma a mio avviso non abbastanza sviluppati, soprattutto l'ultimo. Del resto il libro è piccolino, appena 168 pagine, quindi non si poteva forse chiedere di più, anche se, se penso ad alcuni testi citati nel libro stesso, tipo La ballata del vecchio marinaio o i libri di Conrad, certo questi non è che siano voluminosi, eppure la loro densità è notevole.
In conclusione, pur non entrando nel mio Pantheon dei preferiti, l'ho trovato molto carino, scorrevole e anche divertente.