Questo era il primo libro di Aymé che leggevo, ed ho trovato la sua lettura piacevole, scorrevole, divertente, ma a volte anche ripugnante, in quanto vi viene descritto un “uso”, “un’abitudine” che oggi, per fortuna, è considerato inaccettabile e riconosciuto come reato punito con il carcere, ma che alla fine del XIX secolo era considerato prassi “normale”, soprattutto nelle campagne, mi riferisco alla possibilità per i padri di deflorare impunemente le figlie.
In una fattoria di un villaggio francese, alla fine appunto del XIX secolo, viene alla luce una giumenta verde che suscita la meraviglia di tutto il vicinato e non solo, tanto da esser immortalata anche in un quadro.
Il libro è quindi la storia della famiglia Haudouin, proprietaria della giumenta, raccontata attraverso le vicende di Jules (il capostipite) e dei suoi due figli (in effetti i figli sono tre, ma uno viene solo nominato nel libro): Ferdinand, che diventerà un ricco veterinario, e Honorè, costretto a lavorare nella fattoria del fratello. La storia è un’analisi, a tratti divertente a tratti sarcastica, di due diversi modi di concepire la vita, il sesso, e la politica. Da una parte Ferdinand con la sua morale bigotta e puritana in fatto di sesso, ma estremamente permissiva e accondiscendente in quanto ad intrallazzi politici; dall'altra Honorè, gaudente, sboccato, amante dei piaceri della carne, ma estremamente rigido in quanto a lealtà politica.
Il racconto delle vicende della famiglia Haudouin si alterna con “le considerazioni della giumenta”, infatti la giumenta dal quadro osserva i comportamenti dei diversi componenti della famiglia, ma anche degli abitanti del villaggio, e dei visitatori della mostra in cui viene esposta, interessandosi e facendo osservazioni soprattutto sulle loro abitudini sessuali.
Il libro è sicuramente consigliato come lettura “leggera”, per sorridere della scarsa considerazione in cui l’igiene personale era tenuta fino ad un secolo fa, o del fatto che “tutto il mondo è paese” per cui gli intrallazzi politici appartengono ad ogni epoca e ad ogni paese, o del fatto che i giudici più inflessibili e critici delle donne sono sempre altre donne …