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La lingua perduta delle gru

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Discussione: Leavitt, David - La lingua perduta delle gru

  1. #1

    Predefinito Leavitt, David - La lingua perduta delle gru

    Un romanzo degli anni'80 questo di Leavitt che ricalca perfettamente uno spaccato della New York dell'epoca. Trama molto semplice ed essenziale: si tratta della storia di Philip che si dichiara omosessuale e della presa di posizione dei genitori nei confronti del figlio. Un libro che si può leggere o tutto d'un fiato o poche pagine per volta e l'autore, come ci ricorda la Pivano nella postfazione, si è ispirato allo stile del romanzo ottocentesco. A mio avviso un po'troppo prolisso. Bello il finale e le parti dedicate alla rievocazione del passato della famiglia di Philip.

  2. #2

    Predefinito Leavitt, David - La lingua perduta delle gru

    L’autore ci offre una visione di vuoti da colmare.
    Segreti mai svelati, effusioni mancate, ruoli parentali in crisi assumono nel romanzo il significato di realtà nascenti, poiché è esattamente nel desiderio di colmare quei vuoti che si manifestano i sentimenti di Rose, di Geoffrey e del loro figliolo Pilips. Vuoti come icone presenti da sempre sono le carezze che Philips non conosce là dove la sua passione per Eliot è un bisogno da soddisfare giorno dopo giorno, un novello latte materno senza il quale non è in grado di raggiungere la completezza e la pace interiore e l’equilibrio che quella medesima passione gli ha fatto perdere. Nascosti, benché presenti nella loro urgenza, sono i segreti di Geoffrey e le verità che Rose, sua moglie, si nega da vent’anni.
    Nel dipinto di un viaggio downtoun che Leavitt inquadra con magistrale abilità, si individua un percorso messo in evidenza da tracce che talvolta risultano indifferenti alla disperazione e al dolore. Ed è qui che i personaggi si muovono, animati dalla penna eloquente e dall’empatia dell’autore che li anima e li colora.
    Ultima modifica di Minerva6; 12-17-2014 alle 02:34 PM. Motivo: edit titolo

  3. #3
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    Predefinito

    "La lingua perduta delle gru", che significa? Perché questo titolo che apparentemente non c'entra niente con il resto del libro? Non ve lo dico perché sarebbe una sorta di spoiler, anche se mi prudono le mani; è ben spiegato nella postfazione di Fernanda Pivano. So solo che il capitolo così intitolato è una delle cose più belle e toccanti che abbia letto negli ultimi tempi, o forse che abbia mai letto.
    Se non volete leggere il libro potete anche leggere solo quel capitolo, ha valore anche di per se stesso, fatelo
    Philip è omosessuale nella New York degli anni '80, e devo dire che tutto sommato se la passa bene; è vero che frequenta quasi soltanto amici omosessuali ma, per il resto, vive le sue storie con molta tranquillità, con le gioie e i dolori di ogni storia, omo o etero che sia; non subisce particolari vessazioni o discriminazioni, non è costretto a nascondere il suo stato al mondo (forse da questo punto di vista siamo tornati indietro, senza considerare che la mentalità newyorkese era senz'altro più aperta della nostra). Ma Owen e Rose, i suoi genitori, appartengono a un'altra generazione, una generazione con molti più limiti e, per questo, più ipocrita. Leavitt tratteggia con grande sensibilità e con uno stile lineare, chiaro e sincero i tre protagonisti, tra cui, a parer mio, Owen è il personaggio più triste - al limite del patetismo - e controverso. Scava nel loro animo, ci rende partecipi dei loro sentimenti, nei quali possiamo immedesimarci di volta in volta. Mette in dubbio principi talvolta scontati, come il fatto che la verità deve sempre venire a galla ed essere condivisa; è davvero sempre giusto? Ci permette di entrare in empatia ora con l'uno ora con l'altro personaggio, anche se ragionano in modo opposto, e qui sta la sua bravura.
    Racconta in modo realistico (credo) l'omosessualità, soffermandosi sull'amore fisico ma anche sulla nascita di un amore tenero e nato pian piano.
    Bellissimo libro, intenso e profondo; solo verso la fine avrei evitato qualche pagina. Finale struggente, che non lascia via d'uscita, o almeno non per tutti.

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