Se il mondo dei padri è un mondo meschino in cui vige la cruda legge della sopraffazione sia per noia che per egoismo, come potrebbe il mondo dei figli mostrare la palingenesi della solidarietà in questo scorcio di ventunesimo secolo? Non potrebbe. Sarebbe disonestà intellettuale narrare una realtà edulcorata. Paolo Marati è onesto. Non cerca scorciatoie consolatorie o illusioni di riscatti improbabili. L'universo in cui agiscono i suoi personaggi è un universo torbido, pieno di insofferenze e di individualismi marci, colmo di un'incapacità assoluta a innestare una minima empatia verso gli emarginati, gli esclusi, le onde anomale. È un universo in cui il più abietto ostenta una superiorità fantomatica contraddetta dai fatti e in cui il più debole si difende usando non le armi del distacco ma quelle della vendetta più infima. Di fronte a tanta amarezza Marati reagisce attaccando, reagisce ridicolizzando i luoghi comuni e sovvertendo i perbenismi. Il tutto con un ritmo narrativo incalzante e una pagina immediatamente decifrabile.