Sono stata invitata a scrivere qualcosa sui libri che leggo e lo faccio volentieri.

Ruggine americana, un libro del 2010, è il romanzo d'esordio di Philipp Meyer.
A me è piaciuto, e penso che leggerò presto anche il secondo romanzo di questo autore, "Il figlio".

Si ambienta in Pennsylvania, in un luogo in cui la delocalizzazione industriale ha lasciato spazio soltanto alla ruggine, ai rifiuti e alla povertà della gente, costretta a tornare a vivere di caccia e dei pochi prodotti della terra, con le inevitabili conseguenze sul piano della criminalità e del disagio sociale.
Un romanzo denso di drammi, solitudine e sofferenza in cui ogni personaggio ha la sua dose di miserie e sventure personali ma anche un aspetto estremamente nobile e valori importanti, come l'amicizia e l'amore, quelli per i quali vale la pena compiere gesti estremi e sacrificarsi.
Lo stile è crudo, scorrevole. Efficace la divisione in capitoli "paralleli", a turno ciascuno dedicato a un personaggio.

La domanda che ci si pone durante tutto il libro è: "c'è una speranza?"... ma questo dovete scoprirlo voi, se leggerete il libro