Riavutosi in ospedale dopo un attacco di cuore, un giornalista si ritrova, come vicino di letto, la più inquietante delle compagnie. Il conte Antoni Stanislaw Augusto Dunin, nobiluomo polacco. Nei tratti del volto, nella magrezza, nella ieratica foggia della barba assomiglia a Tolstoj vecchio, ma la sua caratteristica è un'altra: sa leggere i sogni di chi gli sta vicino. E così il giornalista si vedrà scrutato fin nell'intimo più profondo, in ciò che egli stesso ignora o rimuove del suo passato, dei suoi amori, dei suoi lutti. Una sensazione per nulla gradevole, ovviamente, ma a tal punto inconsueta e stupefacente da spingerlo, una volta dimesso, a mettersi sulle tracce dell'elusivo personaggio che, comunque, ha saputo suscitare la sua curiosità. (da Ibs)

Per una pura casualità ho letto questo romanzo successivamente ad uno di Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic.
La coincidenza mi ha inizialmente un po' spiazzata, ma poi mi sono addentrata nella lettura senza cercare nessun segno divino, che se ci fosse davvero stato penso avrebbe cambiato la mia vita in qualche modo...
Con questo però non intendo dire che la storia non mi sia piaciuta, anzi, è coinvolgente ed offre parecchi spunti di riflessione, però sul finale mi ha lasciato un dubbio... che sia davvero così ? Se sì, mi toccherà cercarlo .
inizio citazione in invisiibile «Conte, mi tolga una curiosità. Ho visto spesso suo fratello leggere un certo libricino dalla copertina nera. Mi sa dire che cos'era?»
A questa mia domanda il conte sorrise.
«Era il più antico manuale per realizzare i sogni.» E poiché non capivo, aggiunse: «Preghiere. Era un libro di preghiere».
fine citazione