Barcellona, primi anni Novanta: gli anni del postfranchismo, della libertà riconquistata che si trasforma in liberismo senza regole; gli anni del boom edilizio, del quartiere olimpico e della speculazione selvaggia; gli anni d’oro del calcio e delle star internazionali del pallone. Come quel Mortimer ingaggiato dal Barça con tanto di rutilanti conferenze stampa ed esaltazione delle tifoserie. Ma anche la Barcellona delle periferie e delle periferiche miserie, di esangui prostitute tossiche e floride tenutarie, di un residuo orgoglio di quartiere che si stringe sempre più sparuto attorno alla sua squadra, il Centellas, e al suo stadio stretto d’assedio da speculatori e palazzinari.
Quando Pepe Carvalho accetta di indagare su lettere minatorie che preannunciano la morte prossima del centravanti, colpevole di incarnare un surrogato di eroe per un’umanità senza dèi, non sa che sta per iniziare un viaggio che lo porterà dagli spogliatoi della squadra più ricca del mondo ai bassifondi popolati da spacciatori, prostitute e vecchi glorie del calcio in disarmo: per scoprire che il marcio talvolta indossa camicie di seta e cravatte regimental.
Il solito, disincantato Carvalho, con il suo fondo di amarezza che rende le sue avventure ben più di racconti polizieschi: questa volta testimone della scomparsa di un mondo, la vecchia Barcellona con le sue puttane e i suoi taglieggiatori vecchia maniera, messa in vendita da nuovi criminali in colletto bianco ma senza codici d’onore.