I primi due capitoli ("Basilea" e "Giudea") de "La controvita" di Roth sono eccellenti, notevoli. Soprattutto "Giudea", ambientato in Israele, dove si parla di ebrei-americani, israeliani, sionismo, ebrei ultraortodossi. Qui la narrazione di Roth è geniale, arguta. E' riconoscibile e familiare il suo marchio di fabbrica. Il terzo capitolo ("Gloucestershire") è invece contorto, eccessivamente psicologico; l'unica cosa che ho trovato interessante è stata la presenza di elementi metanarrativi che, tra l'altro, anticipano alcuni aspetti del successivo e conclusivo quarto capitolo (intitolato "Cristianità"). Riassumendo: a mio avviso, a parte i due capitoli iniziali, "La controvita" non è uno dei migliori lavori della produzione di Roth.
_________________