Un romanzo struggente, doloroso, sul coraggio di vivere e sull'impossibilità di ritrovare il tempo trascorso. La protagonista, Emilie, una tranquilla moglie che vive da anni a Parigi, sposata con un tassista, che dopo anni di sacrifici ha finalmente raggiunto la tranquillità borgese, si prepara a celebrare il 25° anno di matrimonio. Le figlie grandi sono ormai lontane e con tutto l'impegno e la buona volontà di una moglie rassegnata ad una vita grigia e a un matrimonio che è più un'allenaza che un'esplosione di amore, prepara con tutti i dettagli la serata che celebrerà la ricorrenza con il marito. Improvvisamente qualcosa però cambia i programmi. Ecco l'incipit del libro: "A volte basta un niente per cambiarti la vita. Un attimo di distrazione sulle strisce. Uno sciopero delle ferrovie. Un nuovo vicino. Un guasto all’ascensore. Una lettera. Una telefonata in piena notte. La mia vita è cambiata il 23 giugno 2008 alle 20.34, nell’istante esatto in cui scartavo il foglio di giornale che avvolgeva la bottiglia di Pommard che doveva accompagnare la spalla di agnello che cuoceva in forno da ventisei minuti. Il Pommard, una volta estratto dal suo giornale, non è mai stato stappato. La spalla di agnello non è mai stata cotta: ho avuto la lucidità di spegnere il forno prima di fuggire in Italia. E anche di spegnere le candele sparse in tutto il soggiorno".
Sul giornale era pubblicato un annuncio di poche parole: Dario, un ragazzo italiano conosciuto in gioventù ad Aix en Provence, invoca la sua presenza a Genova. Emilie non ci ipensa su: chiude il fuoco, spegne le candele romantiche, lascia la bottiglia sul tavolo e, così come era, con gli abiti sexy destinati a celebrare l'anniversario, dimenticando persino il telefono, prende l'auto e si mette in marcia verso Genova. Nei giorni del viaggio, che è un viaggio nel tempo almeno quanto è nello spazio, Emilie ha modo di ricostruire la sua storia, la sua vita, il susseguirsi di vicende in fondo banali, mediocri, che hanno avuto un solo culmine: l'amore che, per un'estate, la ha unita a Dario: "sono stata giovane solo tra i 16 e i 17 anni". Il viaggio le permette una serie di incontri improbabili, di personaggi realisticamente poco credibili ma che aquistano consistenza se consideriamo che il viaggio di Emilie è, in fondo, soprattutto un viaggio nella sua mente e nella sua memoria. Un viaggio che le consente di fare i conti con la sua vita, con i genitori che non l'hanno mai amata veramente, che non si sono mai amati veramente, con la sorella, malata della sindrome di Down e rinchiusa in una clinica specializzata, con le figlie, con le sue avventure, con Dario, in quell'indimenticabile estate che da sola vale una vita. Come rivela alla figlia, Emilie corre verso il suolo uomo che abbia mai veramente amato. La conclusione, se non amara è almeno agrodolce; ma un amore, comunque sia e comunque finisca, non si può abbandonare, mai. La vita è una mancanza, una mancanza sempre incolmabile, scrive Olmi in conclusione. E tuttavia una mancanza che non possiamo evitare di sforzarci di colmare.
L'io narrante di questo libro, che è il secondo libro della Olmi tradotto in italiano (il primo è la piece teatrale "Margerita" edito da Einaudi), è proprio Emilie e tramite lei, l'autrice affonda la sua ricerca sulle profondità della mente femminile. Un libro spigoloso e duro, che tiene comunque inchiodato il lettore alle pagine.