Quando ho deciso di leggere questo libro ero ben consapevole di non andare incontro ad alcuna grande opera letteraria. Per questo motivo mi era ben chiaro il termine di paragone per giudicarlo non poteva che essere altri romanzi di avventura basati sul gioco D&D. Più precisamente, sapevo l'avrei confrontato con le cronache e le leggende di Dragonlance, di Margaret Weis e Tracy Hickman.
Ebbene pure rimanendo in quest'ambito, il libro di Salvatore appare davvero misero. In Dragonlance si narra di diverse storie d'amore, ognuna con le proprie particolarità, che mette a nudo le debolezze dei personaggi protagonisti. Salvatore è patetico prima nel cercare di irretire il lettore con banali accenni ad amplessi sessuali, eterosessuali o saffici che siano, poi parlando di un innamoramento che nasce solo in virtù di attrazione fisica e di reciproca ammirazione per la tecnica di combattimento. E non va mai oltre.
Più in generale in tutto il romanzo la pedante descrizione dei continui duelli è oltremodo noiosa, prende circa metà delle pagine, e la metà restante si divide in esplorazione di antiche rovine e solo qualche raro dialogo, senza nessun spessore neanche quello.
L'unica ragione per cui do un voto, di appena una stilla sopra il minimo assoluto, è per il tema del tempo che passa, che in varia misura diversi personaggi affrontano drammaticamente, ma in maniera pur sempre superficiale, e che sublima nel lieto fine.