Questo racconto è stato scritto tra il 1846 e il 1847 ed è la storia della nascita di un'amicizia tra due uomini, entrambi militari (alfieri/spadaccini), uno dei quali però è troppo buono, ingenuo e sensibile, e a causa della sua troppa fiducia nel genere umano finisce per restare deluso di aver investito troppo in questa amicizia che all'inizio sembrava essere destinata al successo.
Tra i due amici ad un certo punto si intromette una donna, ma non sono rivali, anzi uno dei due spinge l'amico nelle braccia della donna amata convinto di agire bene... per questo motivo forse nella mia quarta di copertina viene definito un "micidiale imbecille".
Io però non sono d'accordo, per me è stato l'altro amico ad essersi comportato male e non meritava affatto tale sacrificio anche se in un primo momento sembrava essere diverso.
La sua irruenza e il suo iniziale modo di fare infatti non aveva dato adito a pregiudizi, invece avrebbe dovuto mettere in guardia l'altro militare.
Anche se le cose poi si ribaltano nuovamente e fanno presagire ad un miglioramento per il presunto imbecille.
Non aggiungo altro solo: leggetelo, e forse ne avrete un'idea diversa... sempre nella mia edizione si dice che questa storia è l'esempio di ciò che diceva Ortega, cioè che un'opera letteraria o artistica è data dalla somma dei punti di vista di coloro che ne hanno fruito.

Lo stile è fluido ed avvincente, lascia appassionare alla storia il lettore e lo spinge a prendere le parti ora di uno, ora dell'altro amico.