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Discussione: Dilorenzo, Andrea - Il balcone (romanzo)

  1. #1

    Predefinito Dilorenzo, Andrea - Il balcone (romanzo)

    Ciao a tutti,

    mi chiamo Andrea Dilorenzo, sono di Foggia e di professione faccio il musicista.
    I miei scrittori preferiti sono Dostoevskij, Calvino, Dickens, D'Annunzio, ma mi piace leggere un po' di tutto, diciamo tutto quello che mi capita sottomano.

    Un giorno, senza pensarci tanto, ho incominciato a mettere nero su bianco un sogno che avevo fatto e che, stranamente, - e non so proprio il perché, poiché il ricordo dei sogni, per quanto possano essere nitidi, si dileguano e si dimenticano così tanto facilmente... - non voleva proprio abbandonare i miei pensieri.
    La descrizione che feci di quello strano sogno diventò, poi, il prologo e il tema principale del romanzo che ho appena pubblicato, il cui titolo è "Il balcone", e che sono qui a presentarvi.
    Il genere è drammatico, con tratti di giallo, avventura.
    Qui di seguito lascio la sinossi, per chi fosse interessato a raccogliere il mio invito alla lettura.

    Un balcone che si affaccia sul mare, circondato da un paesaggio surreale, in un luogo non ben definito, senza tempo. Su quel balcone, però, c'è anche una donna avvolta da un'aura misteriosa. E poi un salto nel vuoto, un’esperienza indescrivibile che sfugge a qualsiasi spiegazione logica. Un sogno ad occhi aperti? O piuttosto un'esperienza reale ai limiti del conosciuto?
    Sullo sfondo di un mondo martoriato dalla crisi economica e dalle guerre civili che imperversano in Medio Oriente, Andrea, un trentenne italiano, parte per il sud della Spagna con l’intenzione di trascorrere il suo compleanno in compagnia di vecchi amici. Lì conosce Sarah, una ragazza siriana. Ma chi è veramente questa ragazza ? Cosa ha a che fare con il suo sogno, se tale è stato? Sembra che solo lei abbia la risposta. Ma la faccenda assume risvolti imprevisti, le cose non vanno per il verso giusto...



    Un caro saluto a tutti
    Andrea

  2. #2

    Predefinito

    Ciao!

    Pensavo di regalare una copia (formato ePub o pdf) a tutti gli utenti del forum che desiderano leggere il mio romanzo.
    Inviatemi un messaggio privato con la vostra e-mail e vi risponderò con molto piacere.

    Un caro saluto a tutti
    Andrea

  3. #3

    Predefinito

    AriCiao a tutti!

    Questo è il sogno di cui vi avevo parlato in precedenza, descritto nel prologo del romanzo.
    La storia è incentrata proprio sulla ricerca di questo "balcone" e della donna che si trovava su di esso.

    Solo quando si arriva a destinazione ci rendiamo conto che il viaggio che abbiamo percorso era in realtà molto più importante della mèta stessa, e che non è la verità che cerchiamo a insegnarci qualcosa, ma gli sforzi che facciamo per ottenerla.
    Buona lettura...

    Prologo


    Mi trovavo su un balcone che, per ampiezza e profondità, pareva essere uguale a quello che si profilava fuori la mia camera da letto, sebbene differiva molto da esso per via di alcuni dettagli che ora descriverò.
    Il parapetto, di un bianco immacolato e morbido come un blocco di gesso appena estratto, aveva la forma di una mezzaluna ed era sorretto da piccole colonne, larghe, ma non molto, anch’esse bianche ed equidistanti tra loro, che gli conferivano un aspetto regale, di un’epoca indefinita, oserei dire in stile greco, poiché le cime di queste erano ornate da capitelli scolpiti allo stesso modo di quelli degli antichi templi ellenici. Di fronte, in basso, si scorgevano alcune rocce, di cui tuttavia non riuscivo a vedere dove terminassero, e tutt’intorno il mare che, per via di piccole onde dirette a ovest, pareva essere leggermente mosso.
    Probabilmente quel balcone era parte di una costruzione molto più grande di quello che l’angolatura della mia visuale riusciva a vedere; chissà... forse un palazzo alto, maestoso, con decine o addirittura centinaia di stanze. Dai pochi dettagli che riuscivo a percepire avrei giurato che mi trovavo piuttosto in alto, forse sulla cima di una falesia viva, simile a quelle che si affacciano sull’Oceano Atlantico, nelle Asturie.
    Benché il cielo fosse terso e limpido come l’acqua pura che sgorga della sorgente, non saprei dire con assoluta certezza quali fossero i colori e le sfumature che il disco solare è solito donare agli osservatori più acuti o a quelli dagli animi più sensibili.
    Ciò che più richiamava la mia attenzione era la quiete e il silenzio che permeava tutte le cose: pareva che la voce del vento avesse lo stesso timbro di quella delle onde e di qualsiasi altra cosa su cui avessi potuto posare lo sguardo e, al contempo, nulla sembrava inanimato, sebbene una calma apparente troneggiava su tutto il paesaggio circostante.
    Inspiravo ed espiravo profondamente, i miei polmoni si saziavano con voluttà di quell’intangibile purezza, ciononostante non riuscivo a percepire nessun odore di sorta.
    Malgrado i miei occhi fossero rivolti verso quella distesa d’acqua senza fine, ebbi la netta impressione che, se mi fossi voltato, avrei visto alle mie spalle una infinità di piante e fiori policromi serpeggiare in un dedalo di alberi irti e folti, e corsi d’acqua d’ogni sorta, e animali e insetti di ogni specie tra di essi.
    Tuttavia qualcosa mi impediva di distogliere la vista da quell’oceano sconfinato e, nel contemplarlo, d’un tratto una profonda sensazione di malinconia pervase tutte le fibre del mio essere, come quando si dice arrivederci a una persona cara, consapevoli che non la rivedremo mai più.
    Eppure io non ne soffrivo di questo mio stato interiore e, con distacco, osservavo me stesso in quel che si dice un sogno, se così mi è dato chiamarlo. Ecco, è proprio questo il punto: non sapevo se stessi sognando o cosa…
    È difficile dare una descrizione esaustiva di ciò che si saggia nel silenzio. Pare proprio che quando si è varcata la soglia dello scibile solo lo spirito può camminare indomito su quel sentiero non tracciato. Il pensiero discorsivo non ha libero accesso, le parole indugiano alla vista di quel vuoto sconfinato.
    La mia mente, attonita, non lesinava elogi alla vista di quel luogo di pace, e, languidamente, discorreva, vagliandone la sua misteriosa e infinita bellezza.

    Lei, all’improvviso, comparve alla mia destra.
    O, forse, era già lì e non me n’ero accorto. Era a pochi passi da me, di spalle.
    Una lunga e soffice veste bianca sfiorava appena il suo corpo, scoprendo solo le sue braccia. La brezza sollevava i suoi lunghi capelli neri corvino, denudando, all’altezza delle spalle, la sua candida e liscia pelle bianca e una sottile collana nera che cingeva la sua nuca.
    La calma che pareva trasparire dal suo silenzio era, però, tradita dal suo respiro, a tratti irregolare, che io percepivo nonostante la brezza e alcuni passi che ci separavano l’uno dall’altra: era come se volesse parlarmi di qualche questione di estrema importanza, ma senza riuscire a trovare le parole adatte.
    Fece come per voltarsi, ma ebbe un’esitazione e rimase lì dov’era.
    Avrei voluto chiamarla per nome e avvicinarmi a lei, almeno per un istante, ma, ahimè, non avevo la benché minima idea di quale fosse, né tantomeno sapevo cosa stessi facendo io stesso lì, su quel balcone, in quel luogo senza tempo.
    Meditando su cosa sarebbe stato più opportuno o meno proferire, in quella circostanza, anch’io tacqui.


    Intanto che tutto il mio essere era assorto nel contemplare quel paesaggio surreale, m’accorsi che il vento diveniva sempre più intenso, le onde si levavano maestose innalzandosi per molti metri al di sopra del livello del mare; pareva che avessero ognuna una volontà propria, e, sebbene ci fosse come un fitto brulichio di spuma che fremeva agitandosi istericamente sulle loro creste, le si poteva distinguere molto chiaramente le une dalle altre.
    Le acque del mare si facevano sempre più scure e di colori vivi, lividi, mesti, che mutavano in rapida successione, passando dal verdazzurro al blu, dal grigio al nero, e poi ancora dall’arancio al viola, sebbene di una tonalità da me sconosciuta, simile all’ametista, ma con sfumature di altri colori che tutt’oggi disconosco.
    D’un tratto il buio pervase la mia mente, con la subitaneità di una freccia scoccata senza preavviso, spargendo come un velario greve sulla mia coscienza.
    Poi ci fu come una grande esplosione di luce.
    Lo spazio e il tempo si dilatarono in un istante.
    Miriadi di stelle e una infinità di fili luminosi, sottili e morbidi come cotone dorato, avvilupparono ciò che rimaneva degli ultimi frammenti di pensiero logico e razionale che, disorientati, vagavano nella mia mente come orfanelli spauriti; questi correvano qui e là alla ricerca di un riparo, di un luogo a loro caro e sicuro nei meandri della mia memoria, in cerca di una qualche risposta che avrebbe dato loro la salvezza; ma uno ad uno cadevano nel vuoto più assoluto, nel nulla senza fine, come i dannati nella bocca dell’Ade.
    Poi tutto si tramutò in silenzio.

  4. #4

    Predefinito

    Vorrei scrivere qualcos'altro, ma non vorrei diventare come Enriquez che parla da solo

  5. #5
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    Citazione Originariamente scritto da Andrea Dilorenzo Vedi messaggio
    Vorrei scrivere qualcos'altro, ma non vorrei diventare come Enriquez che parla da solo
    Scrivi, scrivi, io appena potrò ti leggerò.

    L'importante, credo, è che tu utilizzi lo spazio come forum di discussione (appunto)...

    altrimenti io mi ritiro e manco leggo (come faccio con Enriquez )

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da Andrea Dilorenzo Vedi messaggio
    Vorrei scrivere qualcos'altro, ma non vorrei diventare come Enriquez che parla da solo
    Oddio, hai già conosciuto il nostro clone !

    Bella presentazione e benvenuto. Mi hai già incuriosito e sono oltremodo ansioso di conoscere la ragazza siriana, magari te la soff... ehm, me la presenterai via ePub, chissà...
    Mi definisco un lettore difficile, o forse lo sono solo per quanto riguarda gli scrittori italiani contemporanei. Ma sono continuamente e costantemente alla ricerca.

    Ho letto con piacere il prologo. Mi è piaciuto lo stile descrittivo, quasi di epoca vittoriana, che mi ricorda la letteratura di fine ottocento. Un po' meno il dilungarsi dello stesso che mi da l'impressione di avanzare molto lentamente nella narrazione o di non avanzare affatto. Ma sono solo poche righe e questo mio non è certo una critica né un giudizio negativo.

    Auguri per il tuo libro.
    Sandro

  7. #7

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Scrivi, scrivi, io appena potrò ti leggerò.

    L'importante, credo, è che tu utilizzi lo spazio come forum di discussione (appunto)...

    altrimenti io mi ritiro e manco leggo (come faccio con Enriquez )

    Ciao Zingaro di Macondo!

    Ma infatti è proprio per questo che non ho scritto più niente, aspettavo che qualcuno rispondesse... altrimenti avrei dovuto cambiare il nick in "Andrea Enriquez" ahah

    Ciao

  8. #8

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    Oddio, hai già conosciuto il nostro clone !

    Bella presentazione e benvenuto. Mi hai già incuriosito e sono oltremodo ansioso di conoscere la ragazza siriana, magari te la soff... ehm, me la presenterai via ePub, chissà...
    Mi definisco un lettore difficile, o forse lo sono solo per quanto riguarda gli scrittori italiani contemporanei. Ma sono continuamente e costantemente alla ricerca.

    Ho letto con piacere il prologo. Mi è piaciuto lo stile descrittivo, quasi di epoca vittoriana, che mi ricorda la letteratura di fine ottocento. Un po' meno il dilungarsi dello stesso che mi da l'impressione di avanzare molto lentamente nella narrazione o di non avanzare affatto. Ma sono solo poche righe e questo mio non è certo una critica né un giudizio negativo.

    Auguri per il tuo libro.
    Sandro



    Ciao Sandro, mi fa piacere che il prologo ti abbia incuriosito.
    Sapere che sei un lettore "difficile", e che hai intenzione di leggere il mio libro, non può che entusiasmarmi.
    Ho preferito usare uno stile più classico perché mi sembrava più adatto al fine di comunicare, suscitare nel lettore un certo tipo di emozioni.


    A presto!

  9. #9

    Predefinito

    Ciao a tutti, dal vostro Andrea "quasi enriquez" Dilorenzo


    Questa è la pagina che ho creato per promuovere il libro:

    https://www.facebook.com/IlBalconeRomanzo


    Una curosità (anzi, tre):

    - quanto è importante per voi la copertina?
    - può una bella copertina sopperire a una trama che, almeno a prima vista, sembra non essere molto interessante?
    - che ne pensate della copertina de "Il balcone"?


    A presto!

  10. #10

    Predefinito

    Buon pomeriggio,

    come promesso, ecco qui un piccolo estratto tratto dal romanzo "Il balcone"...

    "Era la prima volta che facevo l’amore sulla spiaggia. Allora compresi perché i poeti e gli scrittori di tutte le epoche si erano
    così tanto affaccendati a decantare le passioni consumate sotto il cielo stellato.
    I baci accennati e quelli dati con fervore, lascivi, voluttuosi, riverberavano lungo tutte le fibre dei nostri corpi, come i cerchi nati dal lancio di una pietra in uno stagno dalle acque immobili. Potevo percepire il mutare della sua pelle al tatto delle mie mani, i suoi pori incresparsi come la superficie di un lago sfiorata da una brezza costante. Non facevo nulla che lei non volesse o non chiedesse con il tacito linguaggio del corpo. Ora le sue mani mi chiedevano innocenza e io mi abbandonavo alle sue carezze, ora le sue labbra fremevano e sospiravano supplicandomi di possederla come un fuoco che arde e consuma il più tenero dei legni. E come in una melodia polifonica dalle dinamiche imprevedibili i nostri gemiti si alternavano e si intrecciavano, e comunicavano come due strumenti in perfetta sintonia."

  11. #11

    Predefinito

    Ciao a tutti!

    A grande richiesta - si fa per dire eh eh -, pubblico un altro piccolo estratto del mio romanzo.

    Un saluto dal vostro Andrea "quasi enriquez" Dilorenzo


    La musica diveniva sempre più agitata, come il crescere di un amplesso che non dovesse avere mai fine. Le sue mani percuotevano i tasti con la sicurezza e la naturalezza di chi aveva oltrepassato tutte le barriere della tecnica, come se le sue dita fossero animate da non so quale magia a me sconosciuta o da una qualche affinità con una farfalla che accarezza l’aria con le sue ali fragili e delicate, smuovendo tacitamente la brezza. E una forte e improvvisa cascata di note si riversò nel salone, come una pioggia che, scossa da una subitanea folata di vento, raspa ostinata sui vetri per alcuni secondi con un picchiettio tonitruante, sfumando in un breve lasso di tempo. Poi la passione lasciò spazio a una melodia languida, ma dolce e appena briosa, come due amanti che si abbracciano dopo il coito e si sussurrano parole d’amore sconosciute al resto del mondo.


  12. #12

    Predefinito Intervista

    Buon pomeriggio a tutti,

    quest'oggi sono qui perché Francesca Rossini, autrice di "Phoenix", mi ha fatto un'intervista e mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate e se avete qualche domanda.
    L'intervista è la seguente:



    - Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?
    Professione? Musicista. Anche se è, prima di ogni cosa, una passione. È così che dovrebbe essere per tutti. In effetti, ho sempre pensato – e, ne sono certo, non solo io - che il lavoro non dovrebbe essere solo una fonte di sostentamento o di arricchimento, ma anche e soprattutto un modo per realizzare ciò che siamo, per contribuire, come esseri umani, chi in un modo, chi nell’altro, alla bellezza che c’è nel mondo, come già fanno altre specie, vegetali o animali che siano. Ma mi rendo conto che non tutti hanno questa fortuna, purtroppo.


    - Cosa leggi nelle ore libere?

    Credo che, per ovvie ragioni di spazio, sia meglio dire cosa non leggo o cosa non leggerei per nessuna ragione al mondo: romanzi che hanno la pretesa di essere dei cloni di opere o autori già consacrati - che già di per sé, almeno per me, è un deterrente - e che, nell’intento di far proprio uno stile semplice, diretto e “al passo con i tempi” finiscono con l’essere quasi dei copioni di una sceneggiatura alla “Boldi-De Sica”, tralasciando – a mio avviso - l’aspetto più importante della scrittura, o dell’arte, in generale: una visione propria della realtà, anche irrazionale, se vogliamo, delle cose e delle persone che ci circondano, che è ciò che distingue un artista dal resto degli esseri umani. Per il resto, non ho pregiudizi; sono un lettore vorace: filosofia, psicologia, romanzi storici, poesia, thriller, di tutto, anche se, devo confessare, preferisco i classici.
    Archimede disse: “Datemi una leva e solleverò il mondo!”. Se potessi dire io qualcosa, direi: “Datemi un libro e lo leggerò senz’altro”


    - Come è nato questo tuo libro? Come ti è venuta l’ispirazione?

    Il libro è nato senza che io l’avessi desiderato, anche se può sembrare strano. Che io ricordi, non ho mai avuto di queste velleità, o almeno non ho mai avuto la consapevolezza del desiderio di scrivere.
    Poi, una mattina di ottobre di qualche anno fa, feci uno strano sogno. E sebbene non fosse molto più irrazionale degli altri – come, del resto, i sogni di tutti – non riuscivo proprio a non pensarci. Decisi, quindi, di descriverlo su un foglio, e, a poco a poco, venne alla luce quello che, poi, diventò il prologo e il tema principale del romanzo. L’ispirazione non si è fatta attendere, anzi. Ho scritto di getto e senza nessuno schema, né dei personaggi, né degli eventi, senza sapere cosa sarebbe accaduto il momento successivo e ho vissuto il racconto così come potrebbe viverlo il Lettore che si appresta a leggere questo romanzo per la prima volta.


    - Quanto hai impiegato per la stesura? E per la revisione?

    Due mesi sono stati più che sufficienti, anche se, dopo un’interruzione durata circa cinque o sei mesi dovuta a una serie di impegni, l’ultima parte l’ho aggiunta nel giro di un paio di giorni, forse tre, sotto l’effetto di un delirio di ispirazione – non saprei proprio come chiamarlo -.
    La revisione, invece, mi è costata molta più fatica di quanto avessi potuto mai immaginare. E non parlo in termini di tempo, bensì di pazienza, costanza, dubbi che sorgono dopo l’ennesima rilettura di una frase - o di una parola che suona e non suona, o di un intero paragrafo -, e che ti conducono spesso alle conclusione più drastiche, del tipo: “Ok, cancello tutto”, o peggio ancora: “Fa schifo, meglio se non lo pubblico”, e via dicendo. Chi ha pubblicato almeno un libro sa di cosa parlo.


    - Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla pubblicazione?

    Non ho trovato molte difficoltà. Per fortuna, e per caso, inciampai su un articolo de “Il fatto quotidiano” che parlava proprio di pubblicazione e Case Editrici. In cima alla lista delle piattaforme di self-publishing c’era “Narcissus”, e non mi ci è voluto molto per decidere.


    - Ebook o cartaceo?

    Per il momento è disponibile solo l’E-book, anche se sto pensando di attivare il servizio POD o POS, sempre con Narcissus. Prima di farlo, però, sto aspettando il responso di alcune Case Editrici. Spero di svegliarmi un mattino e trovare una e-mail con una buona proposta editoriale, altrimenti continuerò con il self-publishing.


    - Quando scrivi lo fai:
    · In silenzio
    · Ascoltando musica (se si di che tipo)
    · Al pc
    · Su carta
    · Preferibilmente in che stanza ?
    · Seduto a tavolino o sul divano-letto?
    Come chiunque, credo, preferisco scrivere in silenzio. Per essere più precisi, preferirei che il silenzio fosse solo al di fuori della mia finestra, perché, di solito, mi piace ascoltare musica in base a ciò che sto scrivendo. Per esempio, nel romanzo in questione, la narrazione avviene in paesi diversi. Nel caso del Portogallo mi sono lasciato cullare dalla melodia del Fado ascoltando canzoni di Amalia Rodriguez. Scrivo sempre al computer, nella mia stanza. Confesso che ho anche provato a scrivere su carta, ma, a parte la difficoltà che ho avuto in seguito nel decifrare quello che io stesso avevo scritto (in questo momento sto ridendo), mi sono reso conto dei vantaggi che si hanno quando si usa un programma tipo Word o simili, soprattutto per tagliare e incollare passaggi o frasi. Confesso che in quei momenti ho apprezzato ancora di più gli scrittori del passato.



    - Genere del libro?

    La prima parte ha un’impostazione tipica della narrativa contemporanea, ed è a tratti drammatico. Ma, a poco a poco, la narrazione prende una piega diversa. Però non voglio anticipare niente, sia per non fare spoiler, sia perché potrei condizionare quello che il Lettore potrebbe percepire o quello che io voglio che percepisca.


    - Raccontaci in breve di cosa parla, cosa ci racconti in questa storia

    Come ho detto precedentemente, tutto inizia da un sogno che ho descritto nel prologo. In questa strana “esperienza” - poiché non è ben chiaro se sia stato proprio un sogno – Andrea, il protagonista, si trova su un balcone che si affaccia sul mare. Il paesaggio circostante e il balcone su cui si trova sono avvolti da un’aura misteriosa e inintelligibile, così come la donna che lo presiede.
    Due mesi dopo, Andrea parte alla volta dell’Andalusia, dove aveva già vissuto precedentemente, per passare il suo compleanno in compagnia di alcuni vecchi amici. Ed è proprio lì che conosce Sarah, una ragazza siriana che si è rifugiata ad Almuñecar, vicino Granada, dopo che la guerra civile ha distrutto la sua casa e la sua famiglia. Tra i due nasce un amore così spontaneo che li porta subito a condividere molto più di una semplice passione che forse, in altre circostanze, sarebbe destinata a finire con l’estate. Ma sembra che quell’amore e quell’incontro non siano dovuti soltanto al caso, e Andrea incomincia a credere che quel sogno forse non era soltanto un sogno, e che Sarah fosse proprio la donna che aveva visto su quel balcone misterioso. Ma le cose, si sa, a volte assumono dei risvolti imprevisti, e la tranquillità viene sconvolta da eventi ineluttabili. Andrea si troverà a cercare la verità su quella faccenda e anche su se stesso.



    - Perché dovremmo leggerlo?

    Premetto che, nel bene o nel male, sono solo le emozioni che ci fanno sentire vivi. Credo sia preferibile una vita di sciagure, piuttosto che una vita piatta, arida, chiusa nella gabbia della routine, intrappolata proprio in quella sicurezza che aneliamo così tanto. E sono fermamente convinto che un libro debba suscitare nel lettore fondamentalmente due cose: emozioni e domande. Ecco perché dovreste leggere “Il balcone”, perché vi farà emozionare, come ha fatto emozionare me quando l’ho scritto, e perché non vi offrirà nessuna verità preconfezionata o creata ad hoc per l’occasione, ma – e lo spero con tutto il cuore! – solamente domande, per chi saprà coglierle. E non me ne vogliate se qualcosa potrà sembrarvi banale, ma il compito dello scrittore credo che sia anche quello di ricordare, a chi lo ha dimenticato, che le cose che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni sono proprio quelle che, molto spesso, rimpiangiamo quando le perdiamo.

    - Cosa dicono i lettori? Proponici qualche recensione.

    Devo fare un’altra piccola premessa: la vendita non è mai stata una delle mie doti, anzi, tutt’altro; forse non riuscirei a vendere neanche una bottiglia d’acqua fresca a un assetato nel deserto, poiché, nel presentargliela, l’analizzerei fino a trovarne, senza volerlo, anche i difetti più insignificanti, forse per una mia velleità di perfezionismo. E, forse, per questo motivo, il romanzo che ho scritto non è giunto negli eReader – in questo caso – di molti lettori (almeno, non ancora). Per fortuna ho ricevuto almeno una recensione tra quelle persone che hanno deciso di acquistarlo, e approfitto per ringraziare proprio Nadia, che scrive: “A volte sono i libri a scegliere noi e non il contrario. Con 'Il balcone' è stato così. Una coincidenza. Un'attrazione”.

    - Cosa bolle ora in pentola? Progetti per il futuro?

    Come capita, credo, a chiunque abbia scritto un libro, non mi sono fermato al primo e ho deciso di scriverne un altro, sebbene molto diverso dal precedente, sia come trama che come stile. A dirla tutta, ci sono in tutto tre progetti in cantiere, di cui un progetto per il teatro e una raccolta di poesie, dedicati entrambi alla mia terra: il Gargano.

  13. #13

    Predefinito

    Ciao a tutti!

    come sono andate queste feste? Spero nel migliore dei modi...

    Sono qui per comunicarvi che il mio romanzo è stato appena pubblicato da Eretica Edizioni in versione cartacea.
    Chi è interessato ad acquistare una copia può farlo

    - su Amazon --------> Amazon.it: Il balcone - Andrea Dilorenzo - Libri

    - o sul sito della casa editrice a soli €9,90 anziché €13 --------> Andrea Dilorenzo – Il Balcone | Eretica Edizioni

    Per domande sul libro o per qualsiasi altro tipo di informazioni, resto a vostra disposizione.


    Approfitto per augurare a tutti gli utenti del forum un felice anno nuovo!
    Andrea

  14. #14

    Predefinito Estrazione di una copia del romanzo "Il balcone"

    Ciao amici, come va?

    Volevo farvi sapere che è in corso un'estrazione per vincere una copia gratuita del mio romanzo.

    Questo è il link per partecipare: https://www.facebook.com/events/456074717927656/



    A presto e in bocca al lupo!

  15. #15
    d'ya think i'm stupid?
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    undicicaratteri
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