"Continuiamo a guardare al futuro aspettandoci che qualcosa finisca ma, quando arriviamo dove volevamo, capiamo che le cose non finiscono affatto. Sono solo parte di un processo."


Non conoscevo Booth Tarkington, nè avevo notizia del Pulitzer che gli fu assegnato, a suo tempo, come autore di questo romanzo, ma dopo aver letto alcune recensioni positive ed aver scorto il romanzo sugli scaffali di una libreria (un grazie alla Elliot che riporta instancabilmente alla luce tante pregevoli opere dimenticate), ho deciso di approfittare di un buono sconto natalizio, ed acquistarlo, e a lettura conclusa posso dire di non essermene affatto pentita.
La storia è ambientata alla vigilia della Grande Depressione, e ritrae un'America già traballante nel suo precario equilibrio, divisa tra quartieri chic e bassifondi ma in parte ancora immersa nelle leggerezze della vita di società, tra i balli, i ricevimenti, e le rosee ambizioni di chi, ingenuamente, crede ancora che tutto sia possibile.
Qui vive Alice. Poco più che ventenne, ammirata, e sognatrice, la ragazza desidera gli agi dell'alta società e le raffinatezze della vita mondana, ma deve scontrarsi quotidianamente con le ristrettezze economiche in cui versa la sua famiglia, con un padre troppo leale per abbandonare la ditta in cui lavora e mettersi in proprio, una madre irrazionalmente ambiziosa e ossessiva nei confronti del marito, ed un fratello di buon cuore ma irrimediabilmente scapestrato ed incline alle basse compagnie.
È così che la giovane, supportata da una fervida immaginazione, e da un indiscutibile acume, un po'per gioco e un po'per istinto di sopravvivenza, sceglierà di nascondere la sua vera personalità dietro una maschera di affettazione e snobismo, da indossare accuratamente in società, e riporre nel cassetto quando, tornata a casa, riacquisterà i panni della fanciulla sensibile, attenta ed affettuosa, alle prese con i mille problemi di una quotidianità domestica non proprio idilliaca. Uno stratagemma che sembrerà funzionare alla perfezione, fino a quando, a complicare le cose, non arriverà l'affascinante Arthur Russell, e Alice pian piano capirà che a tentare di imbrogliare gli altri, si finisce soltanto per ingannare se stessi.

Ho molto apprezzato questo romanzo: la scrittura di Tarkington è raffinata, scorrevole e molto piacevole; ha in sé molta dell'eleganza propria della grande letteratura di una volta, ed è probabilmente questo, oltre naturalmente al contenuto della storia, a conferire al libro un valore speciale. Anche sotto il profilo narrativo, il romanzo è piuttosto ben costruito, soprattutto nella prima parte, dove l'autore dà il meglio; da metà in poi perde parte del suo ritmo, divenendo a tratti statico e (ma questa è una valutazione del tutto soggettiva) un po'lento, e soffermandosi, secondo me, senza che ve ne fosse necessità, su dialoghi che, pur non appesantendo il testo, finiscono per non aggiungervi niente.
La storia di per sé è molto semplice, comune direi, ma la bravura di Tarkington sta nel fatto di riuscire a raccontarla stimolando continuamente la curiosità del lettore, suggerendo, sia pur in modo implicito, e servendosi sapientemente di una sottile e precettibilissima suspense, la possibilità di una svolta inattesa e irreversibile.
Più di ogni altra cosa ho apprezzato la figura della protagonista, o più precisamente, il modo in cui è stata delineata: le sfumature del carattere, l'attenta ricostruzione psicologica, il netto contrasto tra l'Alice pubblica e quella privata. Alice non rappresenta solo l'emblema di un'America sull'orlo del tracollo, costretta ad abbandonare le fanciullesche illusioni ed affrontare a viso scoperto la realtà, ma diviene prima di tutto, a mio avviso, il simbolo delle insicurezze e delle fragilità della gioventù, in cui gli stessi giovani (e non solo) d'oggi non faticherebbero ad identificarsi.
Tarkington scrive negli anni '20, è vero, ma la società che ci descrive, le tematiche su cui si sofferma, non potrebbero essere più attuali: le difficoltà economiche che sconvolgono improvvisamente l'esistenza di persone ormai troppo mature per ricominciare a inventarsi una vita; il valore delle apparenze; il bisogno di ostentazione; i rischi dell'omologazione; il denaro come status symbol prima che come mezzo di sussistenza; la paura di essere se stessi... Tutte questioni su cui, oggi più ancora che nel passato, varrebbe la pena di fermarsi a riflettere.
Non manca la componente romantica, che tuttavia non costituisce la chiave di volta della storia, rappresentata piuttosto dalla finale presa di coscienza della protagonista.

Sebbene il romanzo sia ambientato in una porzione di tempo relativamente breve, potremmo definirlo, per certi versi, come una sorta di bildungsroman, in cui la giovane Alice, attraversando non senza difficoltà, le varie tappe della vita, e soprattutto imparando a conoscere se stessa, troverà finalmente la propria strada, e realizzerà che il solo modo per affrontare la vita è accettarsi, senza timore, per ciò che si è, con la voglia di migliorarsi sempre e di perseguire i propri obiettivi, ma senza mai perdere il rispetto e la fedeltà verso la propria identità.