Trovai questo libro su una bancarella. Un'edizione Sellerio in buone condizioni. Fino ad allora per me il Barbarossa era Federico, dopo aver letto il libro, quando sento Barbarossa il mio pensiero va subito a Khair ad Din latinizzato in Ariadeno.
Quando Gheddafi qualche anno fa minacciò l'Europa di farla tornare nel terrore, citò i tempi del Barbarossa.
Ariadeno è stato il più grande corsaro che abbia mai solcato il Mediterraneo, molti paragonano Sir Francis Drake al nostro, io non saprei, penso che solo il veneziano Marco Quirini avesse le sue doti, ci sarebbe voluto davvero un cantore per il Quirini. Ariadeno ha iniziato la sua carriera come semplice pirata, fino a diventare ammiraglio della marina ottomana. Il detto "Mamma li turchi" lo rappresenta in pieno, Ariadeno piombava come un falco sulle coste italiane e razziava tesori e persone rendendoli schiavi, accumulò fortune immense e morì nel suo letto ad Istanbul nel 1546.

Il libro è una traduzione dell'originale manoscritto di Sayyid Murad ritrovato nella biblioteca di Palermo. In Turchia le gesta narrate da Murad del pirata Barbarossa non hanno avuto eguale fortuna.
Il racconto si pone a metà strada tra la narrazione storica e il mito.
La prosa nella sua traduzione ottocentesca è elegante.

Ariadeno era un rinnegato cristiano, nella prefazione Giuseppe Bonaffini scrive:
"Indubbiamente alcuni rinnegati erano malvagi, ma solo in quanto uomini, per loro natura, a prescindere dalla fede islamica. L'umana malvagità infatti, non fa distinzione di fede"