Primo libro della Trilogia dei mercanti di Borgomago, è la quarta fatica di questa scrittrice statunitense. Robin Hobb è lo pseudonimo di Margaret Ogden, che scrive anche sotto il nome di Megan Lindholm.
In questa breve recensione mi riferisco al primo libro, che la Fanucci ha avuto la discutibile idea di dividere in due parti senza alcuna ragione logica né rispetto della trama. I due libri li trovate come "La nave della magia" e "La nave in fuga" - ne parlerò come uno soltanto, rispettando l'intenzione originale dell'autrice.
Si tratta di un fantasy atipico, lungo ma scorrevole, maturo per il suo genere. La magia è presente, senza essere assolutizzante - anzi, rimane sullo sfondo, come un aspetto tra i tanti della vita quotidiana. Atmosfera descritta molto bene. Scritto in terza persona, il libro segue le vicissitudini dei vari protagonisti: Althea, la figlia minore di un mercante di Borgomago e mercante a sua volta, il cui sogno è quello di capitanare un giorno la Vivacia, il veliero vivente della propria famiglia (una nave cosciente, che comunica con l'equipaggio - instaurando un legame molto forte ed intimo con gli eredi di sangue della famiglia che serve - e rende molto più agile e semplice la navigazione). Wintrow, un ragazzo di tredici anni, figlio della sorella di Althea, che reduce dei primi anni del percorso sacerdotale viene condotto dal padre - contro la propria volontà - a bordo, perché impari il mestiere del marinaio. Kennit, cinico e crudele capitano pirata, il cui obbiettivo è quello di fondare un nuovo regno, di cui diventare il sovrano.

La narrazione è originale e mai banale. La Hobb ha un tocco davvero leggero, concedendo ottime parentesi introspettive ai vari personaggi. Ben condotte le vicende, stile lineare e semplice, raggio d'azione ampio e mai affrettato. Avvincente, lo consiglio vivamente.