Lord Evelyn Luton è un ricchissimo aristocratico britannico che, alla fine dell'Ottocento, decide di conquistare la gloria come esploratore. Organizza così una spedizione in una regione sconosciuta del Canada nordoccidentale, nella quale si presagisce l'esistenza di grandi giacimenti d'oro. L'impresa attira avventurieri senza scrupoli, sognatori, uomini che non hanno più nulla da perdere, ma la loro brama di ricchezza si scontra presto con l'inadeguatezza dei mezzi a disposizione, l'inesperienza e le insidie di un territorio inospitale. Quelli che sognavano gloria e onori sono ora costretti a battersi per la mera sopravvivenza.

Resoconto romanzato ma attendibile di quello che successe realmente intorno al 1897 dove centinaia di individui si riversarono in quella parte di mondo per cercare l'oro. Questo romanzo colpisce per la caparbia e la protervia di Lord Luton che trascina altre quattro persone in questa avventura che ha come scopo l'avventura stessa e il tentativo impossibile di seguire il percorso più lungo difficile che permette di non mettere mai piede in Alaska, che appartiene agli odiati Stati Uniti e quindi restare sempre in territorio canadese che era sotto sua Maestà britannica. Lo snobismo del Lord costa quasi tre anni di viaggio e tre morti, viaggio che arrivato alla metà vedrà il nobile ferrmarsi solo per tre per poi ripartire in nave per rientrare in Inghilterra. Contento lui, ma a che prezzo! Il romanzo è ben scritto e anche molto interessante.