LONDRA TRA LE FIAMME (2006) di Joe R. Lansdale

BREVE PREMESSA: alcuni anni fa, convinto dall'ennesima lode a suo carico, decisi di leggere qualcosa del signor Lansdale. Un paio d'anni dopo ritrovai, visibili negli appositi topics qui sul forum, i medesimi complimenti e lo stesso entusiasmo per le opere del nostro.

Nonostante mi fossi ripromesso di non concedere altre possibilità al deludente Lansdale (dopo tre letture ben poco esaltanti), la trama presente in quarta di copertina m'aveva talmente affascinato da farmi ritornare sui miei passi.
Nella manciata di righe, in inchiostro bianco su sfondo marroncino, si favoleggiava di "un'invasione aliena stile Guerra dei mondi (romanzo di H.G.Wells)" e di una bizzarra avventura con protagonisti M.Twain, J.Verne e H.G.Wells (più tale "Ned la foca", protagonista di un romanzo precedente). Cosa avrebbe potuto esserci di più intrigante per un appassionato lettore? Noti, e amati, scrittori in una vicenda fanta-avventurosa!
La realtà delle cose, come avevo già avuto modo di constatare coi suoi precedenti lavori, era ben diversa!

Il primo capitoletto, messa pagina, spiega che dal pianeta Marte sono stati sparati, mediante un enorme cannone, diversi proiettili in direzione della Terra; primo passo per l'invasione del nostro pianeta. Subito dopo compare, in quel di Tangeri, il signor Mark Twain; vero, c'è anche la sua scimmietta morta. Spostatosi sulle coste spagnole, in cerca dell'amico Jules Verne, trova in stato d'incoscienza, una strana foca; decide di portarla con sè per curarla. Ecco dunque riuniti Verne, Twain e Ned, foca senziente creata dal dottor Momo. Ned non parla, però è molto intelligente, in grado di leggere e scrivere; molte parti del narrato sono tratte dal suo diario.
I tre assistono all'arrivo di uno degli ordigni marziani: esso contiene una sorta di ragno meccanico pilotato da una piovra dotata di doppio ano (vi assicuro che questo è un elemento di buona importanza). Il suo scopo? Eliminare qualsiasi forma di vita. Il raggio che emette il macchinario è in grado di seminare morte e distruzione. Ecco perciò che i nostri protagonisti, insieme al fidato maggiordomo di Verne, il geniale Passpartout, si danno alla fuga prima per mare e poi, tramite una mongolfiera, per aria. La corrente li porterà su un'isola misteriosa, ammantata da una fitta coltre di nebbia...
In seguito si aggiungeranno svariati personaggi (Rikwalk, Steam, ecc) e la, scialba, conclusione in quel di Londra.

Letto così potrebbe pure sembrare interessante; infatti la libertà narrativa adottata da Lansdale gli permette di congegnare una struttura in cui vengono inseriti personaggi, citazioni e situazioni che gratificano il lettore. Le citazioni a favore di Wells, Conan Doyle e Verne si sprecano: è indubbiamente intrigante cercare di capire da quali romanzi giungano il determinato personaggio/situazione/luogo. Questo sarebbe stato più che sufficiente per farne un buon libro, ma c'è un ma...
Per il signor Lansdale, non è mai "troppo". Ecco che ritrovo tra le righe, riemergono più volte come ippopotami che debbano risalire in superficie per una boccata d'ossigeno, le antiche "cattive abitudini". L'autore ama il lato surreale, gli piace essere ironico, dissacratorio, eccessivo; ma credo abbia tre grossi problemi (e mi dovranno spiegare i suoi adoranti fans come riescono a passare sopra queste cose):
- Non riesce a stare per più di due pagine senza parlare di pene
- Insiste (anche per una pagina intera) a parlare di escrementi (coprofilia latente?)
- Cerca di essere divertente continuando a inserire parolacce e volgarità di ogni sorta (c'è anche una bestemmia verso la fine).
Ora, io non mi reputo per niente un lettore bigotto, ma leggere per una pagina e mezza di Mark Twain che tenta di staccare uno "stronzo" dalla copertina di "Moby Dick" io non lo trovo per niente divertente. Sentire il raffinato (perché così ci viene presentato) Verne uscirsene con: "stringetevi le caviglie e baciatevi il buco del culo", è anche meno divertente. Oppure ancora: avere Ned che insiste nel chiedere pesce (questo fa ridere) e contina a parlare di pene e di quanto gli piaccia "trastullarselo" ritengo sia assai sgradevole, non simpatico come Lansdale vorrebbe che fosse. E queste prelibatezze sono distribuite in almeno metà delle pagine dell’intero romanzo! Avrei potuto capirlo se fossero state battute dette dagli alieni (i quali, ci viene spiegato, sono tecnologicamente avanzati ma con un cervello equiparabile a quello di un bambino terrestre di sei anni), ma da grandi scrittori proprio no. Lansdale ha decisamente valicato la soglia del buon gusto confondendo disgustoso con divertente. Questo aspetto mina irreparabilmente tutto il buon lavoro fatto nella fantasiosa costruzione dell'intreccio. Qualsiasi momento topico o grave viene spezzato da una battuta fuori luogo; l'aspetto boccaccesco (nel senso deteriore del termine) prevale su tutto il resto. Prova ne sia il finale, o meglio, la soluzione nel conflitto con gli invasori: semplicistica e sbrigativa (e alquanto "comoda", pare uscita da un romanzo di Van Vogt); pare sia stata messa solamente per dare un senso all'invasione aliena. Infatti si ha come l'impressione che il lato fantascientifico resti solo una sterile cornice (certo gli alieni e i loro macchinari sono molto presenti, specie nel finale; pure Steam e gli universi paralleli ne rappresentano un segno tangibile), mero pretesto per imbastire un teatrino del surreal - avventuroso, che omaggia i "dime novel" di fine ottocento, nel quale inserire (presunte) amenità, sottolineature esplicite e un linguaggio "cool" per compiacere i propri fans.
Quel che infastidisce è che sfrondato delle volgarità gratuite, accentrando una certa "libertà" d'espressione solo nel personaggio di Ned la foca, sarebbe potuto essere un prodotto molto godibile. Qualcuno, non so chi, potrebbe apprezzare tale profluvio di salacità, per quel che mi riguarda è solamente un'ottima occasione gettata alle ortiche nonché un'ulteriore conferma dell'incompatibilità tra me e il signor Lansdale.

Bocciato (con piccola riserva).