Ulisse ha nove anni, vive nella Sardegna rurale ed è sordomuto. A dispetto del suo handicap, possiede un'intelligenza geniale ed è bravissimo a scuola; forse per questi motivi gli vengono risparmiate le botte del padre, violento e aggressivo con gli altri figli: Dede, affetto da un ritardo mentale, e Betta, classica adolescente sprovveduta con poca voglia di studiare e qualche grillo per la testa. La madre soffre in silenzio. Una mattina Dede e Betta, di nascosto dal padre, si alzano presto per recarsi al mare, insieme al fidanzato di lei. Qualcuno non tornerà mai da quella gita; da questo momento, la vita della famiglia Mele verrà stravolta dagli avvenimenti, e comincerà la precoce formazione di Ulisse, straordinariamente acuto nelle intuizioni e nella comprensione degli eventi.

Questo libro è stato per me una sorpresa. Roberto Alba è uno scrittore sardo emergente di cui non avevo mai sentito parlare; ho trovato il libro in casa, recuperato da qualcuno in occasione della sua presentazione; ho iniziato a leggerlo perché avevo bisogno di qualcosa di leggero e scorrevole, ma non mi aspettavo niente. Ma sin dalle prime pagine ho intuito la forza di questo libriccino e il talento dello scrittore; attraverso la "voce" (!) di Ulisse, lo sguardo geniale e ovviamente infantile di un bambino di nove anni, si narrano, con semplice, scarna crudezza, fatti agghiaccianti con tono rassegnato e tragico, talvolta tristemente ironico, grottesco, sempre partecipe, empatico. Si soffre con Ulisse e con i suoi familiari, ma si soffre davvero, nel senso che il pugno arriva dritto nello stomaco, talvolta atteso, altre traditore, e fino all'ultima riga. Si partecipa agli eventi familiari, beghe comprese; si familiarizza con i personaggi, così veri, zie comprese. Mai stucchevole o patetico, nonostante gli argomenti; quasi un noir moderno e reale; uno stile che mi ha ricordato un po' Ammaniti e un po' Milena Agus. Breve, scorrevole, poco appariscente. Ma davvero bello.