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 Il potere e la gloria

Mostra risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Greene, Graham - Il potere e la gloria

  1. #1

    Predefinito Greene, Graham - Il potere e la gloria

    Di fronte ad opere così monumentali e perfettamente inquadrate in un contesto umano ci si può solo inchinare. E' difficile rendersi conto pienamente della grandezza di questa storia,del suo più profondo significato,una storia che getta le sue radici talmente nel profondo dell'essenza umana da sbalordire e insieme costernare per la sua immanenza esistenziale:immanenza che si risolve con uno sguardo tra i più disincantati della storia della letteratura,una visione dell'uomo e sull'uomo,un catturare il momento della vita nel quale ciò che si rivela non è soltanto la verità della sua anima ma quella di un genere umano intero.

    Siamo nel Messico degli anni quaranta. La storia è quella di un prete,quello che in quei luoghi viene soprannominato "il prete-spugna",ubriacone dissoluto e senza fede. Lì quella verso i preti è diventata una sorta di persecuzione legalizzata,ed il nostro protagonista ne è rimasto l'ultimo esemplare ancora vivo. Dopo aver mostrato la realtà del posto dagli occhi di alcuni paesani veniamo introdotti nella vera e propria storia,quella dove il nostro ecclesiastico si ritrova costretto a fuggire per salvare la pelle. La polizia gli sta alle calcagna,ogni paese,ogni famiglia si ritrova costretta a cacciarlo via per paura che la polizia se la rifaccia sugli abitanti,ogni furfante lo segue in cerca di una ricompensa. La conclusione è inevitabile.

    E proprio in questa vicenda si inserisce il problema esistenziale dove Greene,attraverso gli occhi del prete,si propone di indagare le domande essenziali dell'umanità. Egli scava a fondo dell'animo umano chiedendo e chiedendosi per cosa valga la pena vivere,ma soprattutto interrogandosi sul dove veramente risiedano la giustizia,la verità,la bontà d'animo. Un uomo come il nostro merita di vivere?i suoi vizi ed i suoi innumerevoli peccati lo rendono indubbiamente indegno di indossare quella tonaca,ma anche di continuare a vivere?la risposta è incerta,certo è però che qui ogni stereotipo,ogni preconcetto lascia spazio ad una visione del mondo dove ogni persona,degna o meno,si ritrova di fronte alla tragicità della realtà,tirando ognuno le sue personali conclusioni. Quindi chi va condannato e chi salvato?esiste la possibilità di una redenzione?la vita vale la pena di essere vissuta? Sono molti gli interrogativi che Greene qui (si) pone,ma i risvolti,più che risolvere tali questioni,puntano a delucidare ed illuminare un tipo di esistenza lontana dal vero o dal falso,lontana dai preconcetti o dai condizionamenti sociali,e dedita altresì unicamente al porre l'essere di fronte ad un'apocalisse terrena. E questa apocalisse è il centro del romanzo. La realtà qui è a dir poco drammatica:le costanti vessazioni del caldo,le barbarie di una giustizia follemente e fintamente illuminata da ideali utopici,la desolazione di una terra dove i passi risuonano tanto forti quanto solitari,la convinzione che la speranza della salvazione sia di gran lunga inferiore a quella dell'egoistica sopravvivenza. Tutto questo e molto altro viene presentato,e ognuno di questi fattori si ritrova a scontrarsi con la solitudine,che ammanta l'aria come gli animi di chi la respira.

    Chi vive queste vicende al contempo singole quanto universali,ovvero noi lettori,viene intriso dello spirito volutamente contraddittorio del protagonista,diviso tra la perdizione fisica,quella intellettuale ,la perdita di volontà, e la costanza d'animo che lo spinge al contempo ad una visione profondamente altruista e generosa. Il suo è il dilemma dell'uomo intelligente,di colui che,pur profondamente aggrappato al peccato originale,conserva quello spirito che lo porta a seguire una via di condotta ambigua e non sempre corretta,ma sempre e comunque convinta di una risurrezione generale,dove il destino dell'uomo non sia più quello di dover scegliere ma quello di trovarsi già sulla retta via,indirizzato dal passato e sospinto da una forza d'animo ereditaria dell'uomo. A questo senso il colloquio finale con il tenente della polizia è ampiamente illustrativo a questo senso:il loro semplice scambio di filosofie(appositamente pacato per sottolineare la loro reale distanza ideale)chiarisce un modo di volgersi alla vita come il vero pensiero dell'autore,che solo qui viene limpidamente delucidato. Incontriamo varie personalità,vari vizi e varie virtù durante la storia,ma solo questa scena finale risulta fondamentale per la comprensione generale,pur impossibilitati a dimenticare lo splendido dialogo tra il prete ed una bambina,dove questa si mostra profondamente attaccata all'uomo,nonostante le apparenze,nonostante la situazione,nonostante tutto,ma solo per quello spirito puro e caritatevole che Greene inculca nel corpo di una bambina,l'effige della speranza futura.

    A questo senso perciò il suddetto può essere interpretato come un romanzo molto equilibrato. Positività e negatività diventano non due nette vedute o visioni di vita ma semplicemente due comportamenti da analizzare ed estrapolare dal loro soggettivo connaturato ed esposte solo in quanto tali,in quanto visioni di vita,che portano su sentieri diversi e sue campi avversi,ma che non cambiano e non intaccano l'essenza dell'uomo,dal più puro al più peccaminoso. Non per niente nel dimostrare ciò l'autore inserisce nell'opera,precisamente sul finale,la storia di un crudele pluriomicida ricercato che in punto di morte si lascia andare col prete,mostrando il suo lato più umano:la sua redenzione rimane in sospeso,ma chissà: Greene non si sbilancia nemmeno con facili estremismi o perbenismi,ma mostra solo una situazione da immagazzinare e fare propria in quanto tale,senza concluderla definitivamente ma unica nelle sue conclusioni profondamente umane. Interessante inoltre la sua idea di religione. Egli non mostra la vicenda in chiave laica o atea,ma ne propone una sua personalissima interpretazione,più vicina alla credenza ma con molte sostanziali differenze. Il nostro protagonista,lungi dall'essere un eroe religioso o un martire(cosa che lui stesso smentisce varie volte nel romanzo)si ritiene unicamente un cattivo prete,uno che si è lasciato trasportare dal frutto del peccato e che non può essere redimibile perchè continua ad apprezzarne i frutti(il suo attaccamento alla figlia illecita è anche la sua debolezza). Un romanzo perciò che in definitiva non mostra nette prese di posizione e non fornisce facili conclusioni,ma tende a rappresentare la realtà con veridicità e con uno sguardo profondamente ancorato alla natura umana in tutta la sua peccaminosa ed imperfetta essenza.

    Lo stile poi è davvero sublime. Greene riesce con una perizia ed un'abilità decisamente ottime a narrare con una precisione descrittiva e al contempo con una profondità ed una trascendenza uniche. Sicuramente ciò che spicca maggiormente è l'importanza che viene conferita nel romanzo al lato puramente descrittivo,che spesso vediamo soffermarsi su riprese minuziosissime di paesaggi,situazioni e stati d'animo che,mescolandosi con la narrazione,rendono la comprensione e l'immedesimazione della storia al massimo delle possibilità,vera e tangibile fino in fondo. C'è da chiedersi come una simile opera sia potuta uscire dalla penna di un autore da sempre dedito a romanzi meno impegnati e significativi che,pur nella loro ottima fattura,mantenevano uno status limitatissimo a causa del loro genere,quasi spesso spionistico e disimpegnato a livello filosofico.

    Sicuramente uno dei più grandi romanzi del novecento e di sempre;un capolavoro assoluto ed indiscusso della storia della letteratura,un mausoleo eretto in memoria dell'uomo,per ricordargli ciò che è ma anche per mostrargli come ogni segno di speranza possa nascondersi nelle vesti meno credibili e probabili. Una storia che,nella sua visione del mondo decadentista ed apparentemente senza futuro,racchiude molto più amore di quanto non sembri.

    Voto: 9+

    p.s. uno dei miei romanzi preferiti in assoluto

  2. #2
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    Predefinito

    ...uno dei miei romanzi preferiti in assoluto
    E anche uno dei miei. Assieme ad un altro dei suoi: "Il nocciolo della questione".

    Edit: non sono d'accordo sull'ultima parte. Soprattutto il periodo cattolico di Green e la "perdita" della Fede, quel periodo ha sfornato le pagine più belle della letteratura inglese del dopoguerra. C'è molta psicanalisi, i suoi romanzi sono profondi e fanno sempre riflettere.
    Leggi "Fine di una storia" o " La roccia di Brighton" oltre ai sunnominati.
    Ultima modifica di c0c0timb0; 04-03-2015 alle 11:12 AM.

  3. #3

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    E anche uno dei miei. Assieme ad un altro dei suoi: "Il nocciolo della questione".
    questo è sicuramente diverso dagli altri suoi per contenuti,ma Greene è davvero unico nel rendere stupende storie ordinarie. Oltre a "Il nocciolo della questione" mi è piaciuto un sacco anche "Il fattore umano"

  4. #4
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    Citazione Originariamente scritto da harry.haller Vedi messaggio
    questo è sicuramente diverso dagli altri suoi per contenuti,ma Greene è davvero unico nel rendere stupende storie ordinarie. Oltre a "Il nocciolo della questione" mi è piaciuto un sacco anche "Il fattore umano"
    Concordo . Notevole e molto "filosofico" anche "il dottor Fisher...", nonché parecchio divertente. Sebbene non all'altezza dei primi.

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