Il romanzo, scritto nel 1930 non venne più ripubblicato fino al 1988 quando Marai, dopo una accurata revisione, lo pose come preambolo del ciclo L'opera dei Garren. Le varianti dell'edizione più recente, vengono indicate in calce al romanzo e segnalano alcune scelte compiute dall'autore tese a dare maggiore asciuttezza ed equilibrio alla tematica.
Protagonisti sono un gruppo, "una banda" così si definiscono, di ragazzi intorno ai diciotto anni. La tensione comune è quella di ribellarsi ad ogni forma di imposizione, di legge o regola, di norma sociale e morale, di subalternità e di dipendenza: i gesti, anche quelli meno leciti, tendono a differenziarli in modo sostanziale dal mondo adulto, vissuto come ostile, avverso, da battere. Il gruppo è formato da ragazzi per lo più abbienti, con un'unica eccezione, figli di borghesi, di commercianti, di militari, che non hanno ancora sperimentato in autonomia quasi nulla della vita e che si lanciano in modo furibondo in una ricerca di libertà interiore che li svincoli dai lacci psicologici che la famiglia, attraverso l'amore o la paura (i due termini non sono tra loro in contraddizione), ha stretto intorno a loro. Il furto, il possesso del denaro rappresenta una prima tappa: furti compiuti prevalentemente all'interno della famiglia e che poi si allargano ad un orizzonte più ampio. L'uso di queste "ricchezze" indica, soprattutto nella prima fase, il carattere dimostrativo dell'azione: si ruba per acquistare scarpe o vestiti estrosi e immettibili, per liberarsi cioè dai vincoli sociali che imponevano un aspetto "normale" e accettabile. La merce impone poi, e questo è un passaggio decisivo, un luogo in cui nasconderla, si passa così a costruire una "tana" per questo branco di ribelli.

Marai lo conoscevo per letture precedenti e questo non è forse brillante come altri.Trovo che la revisione effettuata dall'autore lo ha probabilmente privato di qualcosa; me ne sono resa conto leggendo la nota finale che mi ha infatti illuminato sull'epilogo.
Tutto sommato non mi è dispiaciuto.