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Discussione: Bellucci, Valentina - Black Angel

  1. #31

    Predefinito

    Stasera vorrei mostrarvi la nuova copertina...

    Poi mi dite cosa ne pensate, eh?

    Eccola qua!




  2. #32

    Predefinito

    Un estratto

    Era molto tardi quando uscii di casa. Abbassai la maniglia della porta molto lentamente, cercando di fare il minor rumore possibile per non svegliare Greg che dormiva al piano di sopra e sgattaiolai fuori nell’oscurità. La mezza luna illuminò il mio cammino accompagnandomi fino a casa di Haris. La trovai ancora sveglia, quando entrai dalla porta sul retro facendo piano.
    «Sono sveglia», disse. La sua voce arrivava dalla poltrona all’angolo. C’era poca luce in quella casa. «Puoi fare tutto il rumore che vuoi, non mi infastidisci».
    Sembrava irritata, ma le sorrisi comunque e richiusi la porta alle mie spalle, poi avanzai nella cucina. Il camino era spento, ma le braci ardevano ancora.
    «Te ne andrai, vero?», quella domanda echeggiò tra di noi restando sospesa nell’aria in attesa di risposta. Annuii con la testa. Non volevo darle questo dolore, ma non potevo fare al-trimenti.
    «Non immischiarti nei piani di Raphàel», mi avvertì.
    «Io non mi immischio…», feci per dire.
    «Lo fai per l’altro», disse. «Quel vampiro biondo. Elia», pronunciò il suo nome con un senso di ripugnanza che mi fece rabbrividire.
    «Veramente è che…», provai a dire.
    «Perché?» volle sapere. «Perché vorresti aiutarlo? Tu non sai chi è lui, ti consiglio di stargli lontano».
    «Ma…».
    Haris scosse la testa. «Bambina mia», disse. «Ti ho presa con me dal giorno in cui tua madre se ne andò lasciandoti sola».
    A quel ricordo ebbi una scossa.
    «Avevi soltanto tre anni», mormorò. «Ti ho cresciuta come se fossi stata mia figlia, anche se non lo eri. I tuoi capelli ramati e i tuoi occhi così verdi non facevano altro che ricordarmi tua madre, le somigli così tanto…», sospirò. «Per tutti questi anni ho sperato che tornasse, ma lei non lo ha fatto, e tu nel frattempo sei cresciuta, sei diventata bellissima e… Io Mayah mi preoccupo per te. Pensi forse che non abbia notato il tuo attaccamento a quel vampiro? Chiunque lo noterebbe. Sareste fatti l’uno per l’altra se lui non fosse quello che è!».
    Quelle parole mi ferirono nel profondo. Strinsi i pugni, ma non volevo litigare.
    «Io voglio soltanto che lui stia bene», dissi.
    «Quel vampiro…», esclamò Haris.
    «Elia», dissi a denti stretti.
    «Tu non sai chi sia. Ti metterai in guai molto seri se andrai a cercarlo. Mayah, io non voglio che tu vada da quel vampiro».
    Mi morsi il labbro inferiore cercando di trattenere la rabbia. «Elia», ripetei, come a voler essere convinta io stessa di quello che stavo per dire. «Lui è manovrato da Raphàel e ha bisogno di qualcuno che lo aiuti. Greg e io possiamo…».
    «Mayah…», mormorò il mio nome molto lentamente. «Tu ti stai attaccando a una pia illusione; le tue intenzioni sono buone, ma devi capire che non puoi rincorrere un sogno. Raphàel è perverso, potrebbe usarti per i suoi scopi se capisse quanto tieni a quel vampiro. Potrebbe farti del male, usarti come arma, come esca… potrebbe…».
    «Non mi interessa che cosa potrebbe farmi Raphàel», esplosi. «So cosa sta facendo fare a Elia, e la cosa non mi piace».
    «E invece la cosa non dovrebbe importarti!»
    «Sì, invece!», replicai in tono più alto di quanto avessi voluto.
    «Raphàel lo sta usando per i suoi scopi…», continuai.
    «Potrebbe farlo anche con te».
    «Non m’importa!».
    «Sei soltanto una ragazzina! Pensavo di averti cresciuta con un minimo di buonsenso e invece, guardati: non mi dai ascolto e per di più vorresti metterti nei guai, per chi? Per un vampiro!», Haris stava quasi gridando.
    «Sì», dissi convinta.
    «Sei una sciocca a voler rischiare la vita per… per uno come lui!».
    «Io non voglio perderlo!», dissi a denti stretti. «Io.. io..», non riuscivo a finire la frase, sapevo che se lo avessi fatto mi sarei esposta più di quanto avessi voluto. «Io non so cosa provo per lui… ma so che voglio scoprirlo, e non mi va di perderlo; perché il solo pensiero di vivere la vita senza di lui è inaccettabile».
    Feci un respiro profondo e alzai il mento. Ormai lo avevo detto, non potevo tornare indietro.
    «Ah, è così», Haris mi guardò. «Bene».
    Il silenzio calò nella stanza; minuti inesorabili, che pareva-no ore. Odiavo tutta quella tensione e odiavo dover litigare con Haris. Ma come potevo farglielo capire? Avrei voluto precipitarmi da lei e stringerle le mani, ma non lo feci.
    Invece, mi mossi per andarmene. Misi il palmo della mano sulla maniglia e iniziai ad abbassarla.
    «Mayah…», Haris mi chiamò in un sussurro.
    Non mi voltai, ma lei sapeva che la stavo ascoltando.
    «Torna presto», disse.
    Annuii.

    Quando mi richiusi la porta della casa di Haris alle spalle emanai un lungo sospiro e guardai le stelle. Sorrisi, mentre con una mano scacciavo una lacrima che era sfuggita al mio controllo. All’alba saremmo partiti e anche se dovevo essere a letto non riuscivo a sentirmi stanca. Ero talmente elettrizzata all’idea di partire per il viaggio che non riuscivo neanche a stare ferma.
    Mi diressi verso casa a passo svelto, ma una volta giunta davanti al portone decisi di fare una deviazione e mi allontanai raggiungendo il mare poco distante.
    Mi tolsi gli stivali e camminai sulla morbida sabbia fino alla riva, dove le onde iniziarono a bagnarmi i piedi. L’acqua era gelida, ma non sentivo freddo. Improvvisamente era come se un fuoco si fosse impadronito di me, e mi divorava lentamente.
    Iniziai a sciogliere i lacci del corpetto e abbassando una a una le spalline feci cadere il vestito ai miei piedi. Lo oltrepassai immergendomi nell’acqua fino ai fianchi. Accarezzai la superficie argentea e rabbrividii: era davvero gelata. Mi immersi completamente fino alle spalle e chiusi gli occhi, assaporando l’odore del mare.

    La musica si spandeva nella grande sala da ballo. Mi guardai a uno specchio per controllare come mi stava il vestito e sistemai le pieghe della gonna passandoci le mani.
    La festa era iniziata da pochissimo, ma la sala era già gremita di gente. Le mie compagne di corso all’accademia delle streghe stavano ridendo e ammiccavano i giovani lanciando loro sguardi languidi e sorrisi provocanti.
    Sorrisi alla mia immagine riflessa e feci per voltarmi quando qualcuno mi sussurrò all’orecchio.
    «Non guardare», disse la voce. E quel suono glaciale mi impietrì. Non riuscivo a vedere né lo specchio né chi mi stava parlando.
    «Sei incantevole stasera», sussurrò quella voce sul mio collo. Ero abbastanza certa di conoscere quella voce e avrei voluto voltarmi per vedere a chi appartenesse.
    «Non farlo», sussurrò ancora sul mio collo. Il mio cuore prese a battere più veloce, era come se mi avesse letto nel pensiero. Sentii che quel qualcuno ispirò profondamente nell’incavo dietro il mio orecchio e rabbrividii di piacere.
    «Chiudi gli occhi».
    Chiusi gli occhi.
    Delle labbra mi sfiorarono il collo e trattenni il respiro, mentre scendevano fino a una spalla scoperta. Rabbrividii di nuovo. All’improvviso non m’importava sapere chi fosse, lo volevo, e basta. Era un desiderio così semplice.
    Le labbra tornarono indietro, sul collo, mi baciarono leggermente e si staccarono.
    “No”, avrei voluto dire. “Continua”.
    Sentii una mano prendere la mia e desiderai aprire gli occhi, ma li tenni ancora chiusi. Poi sentii qualcosa sul palmo della mano, qualcosa che pungeva, che faceva male, ma non troppo.
    «Au Revoir», sussurrò la voce vicino alle mie labbra.
    Aprii di scatto gli occhi. Non c’era nessuno: solo chi ballava e chi chiacchierava, fermo, in mezzo alla pista, eppure mi sembrò ugualmente di vedere un lampo biondo scomparire tra la folla.
    Guardai l'oggetto che aveva posato sulla mia mano: era una rosa rosso sangue.

  3. #33

    Predefinito

    Questa mattina Black Angel è salito al 49° posto della classifica fantasy di Amazon! Volevo ringraziare tutti anche qui

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