Jonathan Noel non ama gli eventi, e odia addirittura quelli che turbano l'equilibrio interno e sovvertono l'ordine esterno del quotidiano. Vive in un sottotetto e lavora come guardia in una banca, percorrendo avanti e indietro i tre gradini antistanti l'ingresso, con la sola certezza che non possa più accadergli nulla di fondamentale se non, un giorno, la morte. Giunto all'età di cinquantatre anni, la condizione di quiete monotona e di assenza di avvenimenti è la sola cui egli aspiri, l'ideale di vita che persegue con cieca ostinazione, convinto com'è che negli esseri umani non si possa riporre fiducia e che si possa vivere in pace soltanto tenendoli alla larga. Poi, una mattina, uscendo dalla porta di casa, s'imbatte in un piccione: quell'animale apparentemente insignificante, che si limita a guardarlo immobile, incrina di botto l'esistenza di Jonathan, fa crollare tutte le sue sicurezze, gli sconvolge la vita. "Come tutti i simboli", osserva Pietro Citati, non dobbiamo tradurre il piccione "in un'altra lingua, ma rispettare la sua grandiosa lingua muta, e avvertire la minaccia - fisica e metafisica - con cui aggredisce il nostro mondo". Ma quale sarà l'esito di tale aggressione? Il piccione s'imporrà come presenza malefica o avrà un effetto salvifico su Jonathan, strappandola alla sua condizione?

Trovo strano che questa piccola perla letteraria non sia stata ancora recensita nella piccola biblioteca! Un libro divertente, incalzante, si legge in poco più di un'ora, e lascia un bel segno. Seppur gli avvenimenti siano piuttosto banali, l'autore riesce a esprimere tutto il significato che hanno per il protagonista, con uno stile volutamente grottesco, quasi ironico, iperbolico.
Consigliatissimo! soprattutto a chi ama la letteratura più classica europea....