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Discussione: Roth, Philip - Addio, Columbus

  1. #1
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    Predefinito Roth, Philip - Addio, Columbus

    E' il primo libro che scrive Roth, pubblicato ne 1959. E' una raccolta di racconti e sono già presenti tutti i suoi temi successivi e lo stile narrativo è già definito. Ironico ed irriverente, è una serie di racconti ambientati nella media borghesia ebraica.
    Per chi ama Philip Roth qui lo può vedere proprio agli albori.
    Ultima modifica di elisa; 10-04-2009 alle 01:38 PM. Motivo: edit caratteri

  2. #2
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    Predefinito

    Malgrado il celebratissmo "Portnoy", ho sempre considerato il Roth maturo il miglior Roth possibile. Per cui tralascio l'esordio.

  3. #3

    Predefinito

    I racconti con cui Roth esordì si segnalano già per lo stile che accompagnerà l'autore per tutta la carriera : intelligenza e penetrante umorismo ebraico. Ed è proprio l'ebraismo qui al centro di una analisi spietata e al tempo stesso ironica. Trent’anni dopo Roth spiegò che la sostanza da cui nasceva il libro era « l’ambiguità»: la sua personale ambigua oscillazione nei confronti dell’appartenenza ebraica.
    Alcuni racconti forse risultano datati sotto certi punti di vista, ma quello che apre il libro e il finale sono due autentici capolavori, e la capacità di rappresentazione è fantastica come nelle sue opere migliori.
    Libro da leggere, non solo per amanti dell'autore americano.

  4. #4

    Predefinito

    Vorrei avere modo di scrivere un commento lungo e pensato, significativo, a questa raccolta di racconti, ma ho la febbre e non ho tempo, quindi spero solo di non scrivere qualcosa di troppo delirante.
    Che dire, ho deciso di compiere un viaggio che mi atterrisce ed esalta al tempo stesso, ossia la lettura in ordine cronologico di tutte le opere di Philip Roth (impiegherò anni, lo so, sempre che la mia proverbiale incostanza non si faccia avanti prima), e questa è dunque la raccolta dei primi racconti scritti da quest'uomo geniale.
    I racconti sono stati pubblicati quanto Philip Roth aveva solo ventisei anni, e questo fatto mi atterrisce: io non sono poi così lontana dai ventisei anni, eppure mi sento una bimbetta dell'asilo, se penso a quello che lui è riuscito a fare ad una così tenera età.
    Sono racconti che racchiudono in nuce tutti i leitmotiv della poetica del Roth più maturo (l'ebraismo, il sesso, umorismo, l'arguzia e una strisciante malinconia che ricopre ogni cosa), e lo fanno con una precisione e un talento sorprendenti per uno scrittore agli esordi.
    Vorrei davvero riuscire a scrivere qualcosa di più, e spero anzi di riuscire a modificare in seguito il commento.
    Per ora mi limito a dire che, nonostante abbia impiegato quasi un mese per terminare queste poche pagine, mi sono goduta ogni singolo passaggio. Roth è un chirurgo della penna, è precisissimo e pulito, netto, ma non è mai artefatto, nemmeno da giovanissimo.
    Se ripenso a questi racconti, ci sono delle immagini vivissime che mi saltano alla mente: una piscina scura di notte, il prato umido e fresco dove Brenda e il narratore mangiano infinite ciotole di frutta, un ex atleta che si crogiola nelle glorie passate, che sanno già di vecchio, di marcio.
    Sono i racconti della malinconia, dove ogni cosa sembra già accaduta, inesorabile ed inevitabile.
    Philip Roth è immenso, e io non gli sto rendendo giustizia. E' l'autore della "non-indifferenza": è impossibile leggerlo senza esserne infastiditi, ammaliati, innamorati, adirati.
    Leggete Philip Roth, odiate Philip Roth, fatevi turbare da Philip Roth.

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