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Discussione: 18° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #16

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    Tienimi per mano al tramonto,
    quando la luce del giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…
    Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto…
    Tienimi per mano…
    portami dove il tempo non esiste…
    Tienila stretta nel difficile vivere.
    Tienimi per mano…
    nei giorni in cui mi sento disorientata…
    cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate…
    Tienimi la mano,
    e stringila forte prima che l’insolente fato possa portarmi via da te…
    Tienimi per mano e non lasciarmi andare…
    mai…

  2. #17
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    Citazione Originariamente scritto da HOTWIRELESS Vedi messaggio
    Back Office


    Nel palmo di una mano ostaggio l’altra
    Gomiti appoggiati, in blasfema prece
    Sospese sopra la tastiera impolverata

    Dita stringono convulsamente altre dita,
    Intreccio, falso nervosismo, agitazione
    Moto riflesso di viva agonia inconscia
    Forza dall’una, dolore fratricida all’altra

    Cambio, nocche scrocchiano impotenti
    Separazione, pollici a sfregare sugli indici
    Pizzichi di sale, conto di banconote…

    Divisa scolorita, gomiti consunti,
    Bottoni d’oro opachi, battaglie perse
    Reminiscenze di antica gloria; orgoglio spento
    Generale degradato, scampoli di dignità esiliata
    Stracci amorfi sull’attaccapanni la carriera
    Cappello rigido dorato, ragnatele, acari

    Gambe distese, allungate tra cestini e cavi.
    Ora un calcagno sull’altra caviglia grava
    Gambe accavallate, formicolio, rantolo vitale
    Vertebre dolenti contro lo schienale stanco
    Ventre soffocato contro il tavolo obsoleto
    Plastica scadente, pandemici riflessi cronici

    Carta ammucchiata carta arrotolata
    Stampate vecchie da riciclare, “orecchi”,
    Impronte digitali di toner, silicosi
    Penne biro, col tappino, senza
    Matite mordicchiate; evidenziatori secchi:
    Rantoli di colore nel grigiore della stanza

    Aria viziata, stantio sudore surriscaldato
    Tubi giallognoli di obsoleto neon esausto
    Epilettici flash, patetici finali colpi di coda

    Tacco puntato a terra, brevi stereotipate spinte
    Autistiche oscillazioni della sedia cigolante
    Piastre di linoleum come cartografie
    Striscioni di scarpe, briciole di crackers
    Rotte improbabili per isole che non ci sono

    Occhi ipermetrici fissano annebbiati il monitor
    Luminosa anticaglia tecnologica quadrata
    Ditate di unto dei colleghi degli altri turni
    Strisce nella polvere superficiale, pennellate:
    Artistici dipinti degli addetti pulizie
    Simulazione di svogliato inutile passaggio

    Non riesco ormai più a focalizzare nulla
    Le icone galleggiano a distanza indefinibile
    Caleidoscopio tridimensionale autonomo
    Solo lo sfondo vedo quasi con chiarezza
    Come fossi davanti a uno stereogramma
    O facessi la radiografia allo schermo in coma.
    O in quel monitor cercassi la mia storia

    Cadono le grevi dita in alternata incostanza,
    Alchemici glifi neri al posto del nulla appaiono:
    Forme rotonde spigolose appuntite, incroci
    Che dovrebbero tradurre in un linguaggio
    I miei pensieri.

    I miei pensieri…

    Hot
    Io non lavoro in un ufficio, eppure la scena descritta da Hot l'ho vissuta tante volte - senza la vecchia divisa però e l'aria viziata - più o meno tutte le volte che devo scrivere un commento ad un libro o ad una poesia Lo so la poesia non esprime tanto la difficoltà di mettere per iscritto i propri pensieri che, magari, verranno letti anche da altri, quanto piuttosto il fatto che a trovarsi "a nudo" di fronte allo schermo di un computer sia una persona un po' avanti negli anni, una persona che deve fare quindi i conti con tutta una serie di aspettative, di sogni che nel corso degli anni, dei decenni, sono andate sfiorendo o sono del tutto scomparse. Magari quella stessa persona era entrata a lavorare tanti anni prima in quell'ufficio piena di sogni, di speranze, magari l'aria viziata e le matite mangiucchiate c'erano già allora, ma erano dettagli insignificanti, perché da giovani si pensa di poter cambiare tutto, di poter "spaccare" tutto, magari si vede un vecchio impiegato che sospira pensando a quanta parte della propria vita ha sprecato lì dentro senza neppure un "grazie" o una pacca sulla spalla e si pensa "a me non succederà, io non diventerò invisibile qui dentro". Invece poi gli anni passano e diventa tutto routine. Restano solo i propri pensieri se ancora li si riesce ad esprimere.

    P.S. In genere faccio i commenti a più puntate quindi non è detto che non mi venga in mente altro

  3. #18

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    Citazione Originariamente scritto da HOTWIRELESS Vedi messaggio
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    Cadono le grevi dita in alternata incostanza,
    Alchemici glifi neri al posto del nulla appaiono:
    Forme rotonde spigolose appuntite, incroci
    Che dovrebbero tradurre in un linguaggio
    I miei pensieri.

    I miei pensieri…



    Hot
    C'è tutto il lavoro d'ufficio in questa poesia del nostro Hot,mi ricorda Monsieur Travet o Bartleby lo Scrivano,dunque dei riferimenti "alti",quelle ore sedute alla scrivania per poi cosa? Quanto tempo si perde in faccende inutili...

  4. #19
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    a me è venuta in mente la fortezza Bastiani 2.0

  5. #20
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    piccolo paese calabro della costa jonica...
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    ...a me sono venuto in mente io (si può dire )...

  6. #21
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    Per ora inserisco la prossima, a dopo (fra qualche giorno) i commenti

    Erich Fried

    Brama

    mi auguro talvolta
    di poter
    saziarmi di baci con te
    ma poi dovrei morire
    per la fame che ho di te
    perché più ti bacio
    e più devo baciarti:
    I baci non nutrono me
    solo la mia fame

  7. #22

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    Erich Fried

    Brama

    mi auguro talvolta
    di poter
    saziarmi di baci con te
    ma poi dovrei morire
    per la fame che ho di te
    perché più ti bacio
    e più devo baciarti:
    I baci non nutrono me
    solo la mia fame

    Tra i maggiori poeti austriaci del 900,dovette scappare in Gran Bretagna per evitare la deportazione essendo di origine ebrea. Qui probabilmente va colta la radice di questa appassionante lirica,che ricorda in alcuni momenti il celebre cantico dei Cantici della Bibbia. Credo che tutti gli innamorati abbiamo provato questa sensazione,di non essere mai sazi dei baci dell'amato,anzi la fame aumenta con il loro aumentare.

  8. #23

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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Per ora inserisco la prossima, a dopo (fra qualche giorno) i commenti

    Erich Fried

    Brama

    mi auguro talvolta
    di poter
    saziarmi di baci con te
    ma poi dovrei morire
    per la fame che ho di te
    perché più ti bacio
    e più devo baciarti:
    I baci non nutrono me
    solo la mia fame
    Lo spirito non si sazia mai...

  9. #24

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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Per ora inserisco la prossima, a dopo (fra qualche giorno) i commenti

    Erich Fried

    Brama

    mi auguro talvolta
    di poter
    saziarmi di baci con te
    ma poi dovrei morire
    per la fame che ho di te
    perché più ti bacio
    e più devo baciarti:
    I baci non nutrono me
    solo la mia fame
    Avevo scritto qualcosa di simile, tempo fa...


    L’ASSETATO

    Se ti cerco tu mi respingi
    e se ti ignoro tu ti accendi
    come una favilla raminga
    che precede un incendio.

    E poi ti riversi in me, lieta
    come un’acqua che non sazia
    mai le mie membra riarse, fumanti.
    E io ho acconsentito a questo supplizio

    di questa concreata e perpetua sete.
    Hai spento il mio fuoco malcerto…
    E così ho abbandonato la patria dei nati-morti
    per vivere come un ramingo nel deserto.

  10. #25
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    Passiamo a La pioggia a Foggia del "nostro" Andrea DiLorenzo

    Languiscono a macchie le vacche
    podoliche; là, in una zolla brulla,
    una rondine becca; poi si trastulla
    su un viticcio cinto da bacche

    – il tralcio si flette tenue come
    uno stelo ceruleo -. Lì, nella brezza
    frizzante, una farfalla accarezza
    l’aria con le sue ali policrome.

    Una nuvola plumbea smorza
    l’azzurro; e un’altra ancora
    e un’altra: una gazzarra di bora
    rade le biche levandole con forza.

    In un attimo scende la pioggia.
    Le gocce picchiettano i pampini,
    mille spilli palpitano gravi e argentini
    sulle cimase campestri di Foggia.

    E l’aria, tosto, si fa ebbra di vino…
    Sotto la quercia un cane abbaia
    alla rondine tardiva che, nell’aia,
    rincorre un chicco polito, diasprino.

    Laggiù dardeggia; da lontano
    s’illuminano le vette acclive, i colli
    falbi, i picchi grigio-calvi e quelli
    verdi che irrorano il Gargano.

    In una casa sparuta c’è un lume
    acceso; un vecchio Don va mescendo
    reliquie di vite in vino; poi, uscendo,
    si avvolge nel suo tabarro implume.

    Il tempo dirupa, così come l’Eterno
    si addipana: è già sulla via della casa
    primigenia. Non è certo un’attesa
    beata quella di chi non paventa l’inverno.

  11. #26
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    UP!!!!! Sì, lo so, lo so che non ho ancora commentato nemmeno io

  12. #27
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    Predefinito Back Office

    Certo che Hot ha reso bene il logorio della vita d'ufficio, è quasi agghiacciante
    Penso a me tra 10-15 anni, forse 20 o forse di più, visto come stanno andando le cose nessuno può dire quanto tempo dovrò ancora restare lì dentro. Penso ai miei colleghi che lottano per andare in pensione al più presto, anche con una penalizzazione, oggi mi sembrano esagerati, come la penserò domani?
    Quanto tempo trascorriamo "lì dentro"? Meglio non fare il calcolo, sicuramente la maggior parte della vita, e quanto di questo tempo perdiamo a fare cose non proprio utilissime pur rendendocene conto, perché "si devono fare"? Quanti di coloro che lavorano in ufficio fanno veramente un lavoro appassionante o, almeno, interessante? Mi viene in mente Il libro dell'inquietudine di Pessoa, pur avendone letto solo poche pagine e molto tempo fa, ricordo vagamente qualcosa, come una sensazione, magari mi sbaglio ma mi pare che il protagonista fosse combattuto tra l'odio per la routine quotidiana e l'aggrapparsi ad essa perché ormai non poteva più farne a meno, era parte di lui. Così è il lavoro d'ufficio.

  13. #28
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    Predefinito Brama

    Alla prima lettura, mi ha fatto quasi sorridere l'eccesso di romanticismo, ma forse è perché non sono in vena
    Leggerla alla luce della spiegazione di unkadunka mi fa un altro effetto, mi viene da immaginare che la brama di baci e quella dello spirito dipendano dal fatto che magari dovesse nascondersi e non avesse molto tempo, oppure che fosse comunque costretto a stare troppo tempo lontano dall'amata. Chissà.

  14. #29
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    Predefinito La pioggia a Foggia

    Una poesia elaborata, linguaggio complesso, forse troppo per me
    Le immagini che evoca sono piacevoli, un po' malinconiche. Il suono delle parole, dei versi è armonioso e gradevole.

  15. #30
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    Predefinito

    Anche se mi avete lasciato qui a "poetare" da sola inserisco la prossima proposta, chissà che qualcuno non cambi idea

    Il postino
    - Nazim Hikmet

    Notizie della patria, dell'uomo, del mondo, .
    notizie degli uccelli, delle bestie, degli alberi,
    all'alba e a mezzanotte
    ho portato agli uomini
    nella borsa
    del mio cuore.

    Da ragazzo volevo fare il postino,
    ma il postino vero, non come i poeti.
    Con mozziconi di matite colorate
    disegnavo ritratti di postini,
    disegnavo, come i bambini sulla ghiaia,
    goffo,
    ma esatto,
    disegnavo postini
    sui libri di geografia
    e sui romanzi di Jules Verne.


    Ecco un uomo in passamontagna.
    I cani tirano la slitta sul ghiaccio.
    Sui pacchi postali
    e sulle scatole di conserva
    splende l'aurora boreale.
    Stretta la cinghia ancora d'un buco,
    io attraverso lo stretto di Behring.


    Eccomi con la borsa nella steppa
    sotto il peso delle nubi,
    distribuisco lettere di soldati
    e bevo tiepido latte.


    Oppure cammino
    per una via rumorosa,
    e cerco un indirizzo.
    Dov'è questo nome?
    Nella mia borsa
    porto soIo buone notizie,
    solo speranza.


    Oppure, ecco
    tempesta, neve,
    tenebre alla finestra.
    Una piccola ragazza è ammalata,
    brucia di febbre.


    Come è lunga questa notte...
    Qualcuno bussa alla porta:

    « Posta! ».
    Gli occhi della piccola ragazza
    guardano come fiordalisi dal buio.
    Domattina
    suo padre
    uscirà di prigione. .
    E proprio io, postino, l'ho trovata qui,
    proprio io nella neve e nel gelo
    ho portato a questa ragazza
    la più bella notizia del mondo.


    Da ragazzo volevo fare il postino,
    anche se nella mia Turchia
    questo è un mestiere duro:
    nelle lettere c'è dolore e tristezza, .
    raramente qualche buona notizia.







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