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 La famiglia Karnowski

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Discussione: Singer, Israel J. - La famiglia Karnowski

  1. #1
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    Predefinito Singer, Israel J. - La famiglia Karnowski

    La saga dei Karnowski attraversa tre generazioni di ebrei. Il capostipite, David, uomo serio e rigoroso, lascia la Polonia, terra che ospita un ebraismo poco evoluto e, a suo parere, oscurantista, per recarsi, tra le lacrime della moglie, a Berlino, che egli immagina come la patria di un ebraismo più "moderno". Vedremo invecchiare David e crescere prima il figlio Georg, che diventerà un medico rispettato, e poi il nipote Jegor, drammatica incarnazione di un nazismo superficiale e confuso, per questo non meno atroce. Assisteremo alle evoluzioni e ai cambiamenti nella vita e nella personalità dei personaggi, talvolta radicali, con quelli della Storia come sottofondo; seguiremo con trepidazione le conflittualità tra di loro, nonché altri spostamenti geografici dovuti ai drammatici eventi storici dell'epoca; conosceremo gli altri personaggi, le mogli e le compagne dei Karnowski, le loro famiglie, gli amici e vicini di casa e persone "di contorno", ciascuna con il proprio carattere ben delineato e la sua storia.
    Quando la lettura di un libro causa un tale stato di immedesimazione, significa che è un gran libro, che l'autore sa scavare negli eventi e nella natura umana, peraltro guardando alla storia e alle persecuzioni degli ebrei da un punto di vista diverso da quello al quale siamo abituati: quello degli ebrei costretti ad emigrare, con dolore ma anche con speranza.
    Voglio ricordare, in particolare, il personaggio di Jegor, superbamente descritto: forse il personaggio più inquietante di cui abbia letto negli ultimi tempi, agghiacciante, ricco di contraddizioni e di sfaccettature che ispirano orrore e pietà insieme.
    Un romanzo profondo, molto bello, da leggere.
    Ultima modifica di alessandra; 05-05-2015 alle 11:52 PM.

  2. #2
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    Libro veramente molto bello, che è difficile smettere di leggere.
    Concordo nel dire che Jegor (l'ultimo discendente Karnowski) è veramente inquietante, perchè rispecchia perfettamente l'uomo debole, che proprio per debolezza e frustrazione può diventare pericoloso e meschino. Di sicuro il personaggio che mi è piaciuto meno, mentre ho trovato fantastica la figura di Elsa e del padre.

    Lo consiglio a tutti!

  3. #3
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    Decisamente questo è un romanzo che ha tutte le carte in regola per essere un bel romanzo, uno di quelli che non si dimentica, uno di quelli che consiglierei a occhi chiusi a chiunque (benchè, per quanto mi riguarda, non sia riuscito a sfondare la soglia del capolavoro, superata solo dai libri che mi coinvolgono in modo quasi personale). Singer – in questo caso il fratello maggiore, che a quanto pare non aveva nulla da invidiare al più celebre premio Nobel – ci racconta un’affascinante saga familiare, senza farci mancare nulla e senza aggiungere alcun dettaglio inutile, in uno stile lineare e scorrevole.

    Dalle nostre mani saranno passate decine di libri ambientati in Germania fra la prima e la seconda guerra mondiale, decine di libri che parlano di quel terribile momento storico che è stata l’ascesa e poi l’affermarsi del nazismo, decine di libri che parlano di ebrei e del loro disperato modo di opporsi (o di soccombere) a questa follia. Allora perchè aggiungere anche questo?
    Innanzitutto perchè La famiglia Karnowski è, come accennato, una bellissima saga familiare molto prima di essere un libro che parla di nazisti ed ebrei. Per quanto tale argomento non possa dirsi marginale, è anche vero che non è questo a calamitare l’attenzione dell’autore e del lettore: il cuore pulsante del romanzo è tutto interno all’ambiente familiare, alla difficoltà dei rapporti padre/figlio, alla naturale distanza che caratterizza le diverse generazioni, agli inevitabili scontri e agli altrettanto inevitabili ricongiungimenti, quando – magari dopo aver trascorso tutta una vita a combattere le scelte non condivise del proprio figlio o del proprio padre – ci si riscopre comunque uniti dallo stesso sangue (e, questo è proprio il caso di dirlo, dalla stessa “razza”) e ci si ritrova, semplicemente. Una storia che si ripete, ogni volta diversa eppure sempre uguale a se stessa: in questo mistero risiede un fascino che si rinnova continuamente, soprattutto se raccontato in modo magistrale come in questo caso.
    In aggiunta a ciò, questo romanzo offre un ingrediente in più: la “mescolanza” razziale, un elemento che già di per sè sarebbe una ricchezza e una complicazione, ma che in questo contesto diventa una vera e propria minaccia al delicato equilibrio familiare e storico. Ne consegue che persino una scelta d’amore, o comunque di sincero affetto, la quale conduce all’unione di un ebreo nato in Germania con una tedesca “autentica”, può diventerare una “colpa” che ricade sui figli, in questo caso il tormentato e infelice Jegor, incapace di riconoscersi ebreo così come ariano.

    Io credo che se un elemento ricorrente e fondamentale faccia da filo conduttore all’intera vicenda, questo sia proprio il legame fra passato e presente, l’impossibilità di rinnegare le proprie origini – la quale in certi momenti sembra manifestarsi come una condanna – ma allo stesso tempo il rifugio che queste radici offrono nei momenti cruciali della propria vita, quando ci si sente estranei a tutto e a tutti e si rischia di rinnegare persino se stessi. Dalla Polonia, alla Germania, all’America: la storia che si dispiega davanti ai nostri occhi ci ricorda che è giusto e fecondo voltare pagina e ricominciare laddove ci sente più a “casa propria” che nella nostra vera terra, e che in un alcune epoche storiche questa scelta è stata il prezzo da pagare per la sopravvivenza, ma che in ogni tempo e in ogni luogo non possiamo sfuggire da noi stessi e da ciò che siamo veramente.
    Ultima modifica di ayuthaya; 10-09-2015 alle 10:56 PM.

  4. #4
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    Devo esprimere tutto il mio interesse nella lettura della saga di questa famiglia ebrea la cui storia si snoda nel periodo pre e durante la seconda guerra mondiale.
    Uno spaccato di vita con tutti i risvolti conseguenti a quel periodo di folli persecuzioni.Le acquisizioni inziali e le perdite repentine di tutto e per qualcuno anche della dignità, nonchè l'instabilità generazionale conseguente alla discriminazione (Jegor).
    I commenti di chi ha scritto prima di me sono esaurienti e non aggiungo altro se non che è la mia prima lettura di Singer.
    Commento più che positivo.

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