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Poesia in forma di rosa

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Discussione: Pasolini, Pier Paolo - Poesia in forma di rosa

  1. #1
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    Predefinito Pasolini, Pier Paolo - Poesia in forma di rosa

    Raccolta delle poesie scritte da Pasolini dal 1961 al 1964. La forma è prevalentemente libera anche se ci sono varie escursioni nelle metriche più classiche e il contenuto è dei più vari. Autobiografia, impegno politico, esperienze di viaggio e dei film che stava girando, problemi con la giustizia e riflessioni su di sé.
    E' una poesiaa che non lascia indifferenti proprio perché connessa con la realtà personale e pubblica che l'autore affronta in maniera così sincera, cruda e profonda, così disarmante, da lasciare stupiti. Nessuna retorica, nessuna finzione, il pensiero nudo in forma di poesia.
    Metto due delle poesie che mi hanno colpito e che hanno per argomento le madri, compresa la sua.

    Ballata delle madri
    Mi domando che madri avete avuto.
    Se ora vi vedessero al lavoro
    in un mondo a loro sconosciuto,
    presi in un giro mai compiuto
    d’esperienze così diverse dalle loro,
    che sguardo avrebbero negli occhi?
    Se fossero lì, mentre voi scrivete
    il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
    o lo passate a redattori rotti
    a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

    Madri vili, con nel viso il timore
    antico, quello che come un male
    deforma i lineamenti in un biancore
    che li annebbia, li allontana dal cuore,
    li chiude nel vecchio rifiuto morale.
    Madri vili, poverine, preoccupate
    che i figli conoscano la viltà
    per chiedere un posto, per essere pratici,
    per non offendere anime privilegiate,
    per difendersi da ogni pietà.

    Madri mediocri, che hanno imparato
    con umiltà di bambine, di noi,
    un unico, nudo significato,
    con anime in cui il mondo è dannato
    a non dare né dolore né gioia.
    Madri mediocri, che non hanno avuto
    per voi mai una parola d’amore,
    se non d’un amore sordidamente muto
    di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
    impotenti ai reali richiami del cuore.

    Madri servili, abituate da secoli
    a chinare senza amore la testa,
    a trasmettere al loro feto
    l’antico, vergognoso segreto
    d’accontentarsi dei resti della festa.
    Madri servili, che vi hanno insegnato
    come il servo può essere felice
    odiando chi è, come lui, legato,
    come può essere, tradendo, beato,
    e sicuro, facendo ciò che non dice.

    Madri feroci, intente a difendere
    quel poco che, borghesi, possiedono,
    la normalità e lo stipendio,
    quasi con rabbia di chi si vendichi
    o sia stretto da un assurdo assedio.
    Madri feroci, che vi hanno detto:
    Sopravvivete! Pensate a voi!
    Non provate mai pietà o rispetto
    per nessuno, covate nel petto
    la vostra integrità di avvoltoi!

    Ecco, vili, mediocri, servi,
    feroci, le vostre povere madri!
    Che non hanno vergogna a sapervi
    – nel vostro odio – addirittura superbi,
    se non è questa che una valle di lacrime.
    È così che vi appartiene questo mondo:
    fatti fratelli nelle opposte passioni,
    o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
    a essere diversi: a rispondere
    del selvaggio dolore di esser uomini.


    Supplica a mia madre


    È difficile dire con parole di figlio
    ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

    Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
    ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

    Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
    è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

    Sei insostituibile. Per questo è dannata
    alla solitudine la vita che mi hai data.

    E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
    d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

    Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
    sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

    ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
    alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

    Era l’unico modo per sentire la vita,
    l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

    Sopravviviamo: ed è la confusione
    di una vita rinata fuori dalla ragione.


    Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
    Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

  2. #2
    The black sheep member
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    Predefinito

    E' una bellissima raccolta, imprescindibile per chi voglia capire il pensiero (estremo) di Pasolini.

    L'autore si sentiva come "un gatto bruciato vivo" nei vortici di una società che non capiva.

    O, meglio detto, forse capiva fin troppo bene.

    In questa raccolta vediamo bene espressi il mito della negritude, con tutta la rabbia per nulla repressa che può alle volte risultare eccessiva, e tutta l'ideologia dell'autore, gettata in faccia ad una borghesia che adesso, in quei termini, non esiste più.

    Oggi diamo nomi diversi agli stessi problemi di ieri e Pasolini è sempre estremamente attuale.

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