Questo primo romanzo pubblicato nel 1915 è per stile e narrazione molto simile alla Austen, qui però c'è anche la splendida poesia della Woolf.
La prosa è scorrevole e fluida, quasi tradizionale, come avevo già riscontrato anche in Notte e giorno; entrambi infatti possono essere letti anche da chi ha un'idiosincrasia verso Virginia perchè in loro mancano quelle tecniche sperimentali come il flusso di coscienza che possono rendere più ostica la lettura. La descrizione dei personaggi è piuttosto nitida, sono anticonformisti ed originali, come il modo ironico di approcciarsi a loro da parte dell'autrice.
Ho scoperto dalla prefazione alla mia edizione che ci sono state successive modifiche e rievisioni, con addirittura nove diverse redazioni a causa dei continui dubbi e paure della Woolf (come opera d'esordio forse è normale, ma basta pensare al suo carattere e alla sua profonda sensibilità per comprendere in che stato d'animo poteva essersi trovata).
Il dolore nella felicità, le storie d'amore che non sono mai banali ed idilliache, l'amore stesso che non è solo quello tra uomo e donna... ho trovato molto interessanti questi temi presenti nell'opera.
La protagonista, Rachel, intraprende un viaggio che coinciderà con la scoperta della propria identità femminile e di musicista e le permetterà di confrontarsi con il mondo esterno dal quale è stata fin troppo lontana. Mi sembra inutile raccontare oltre la trama, preferisco che la scopriate da soli in questa lettura che consiglio caldamente.
Il personaggio che in parte ho sentito più vicino è stata Helen (la zia di Rachel) che ha quasi 40 anni come me, ma si sente già vecchia (io per fortuna non ancora), anche se poi si meraviglia dei suoi primi capelli bianchi (beata lei, io li ho già da diversi anni).
E' una donna forte (a differenza di me) però a volte catastrofica nei suoi pensieri e immagina spesso disgrazie (questo invece -purtroppo- mi succede).

Qui potete trovare le citazioni che ho preferito
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