Immaginate un uomo, accanto al quale sta stesa su un tavolo, la moglie suicida che qualche ora prima si è gettata dalla finestra. L'uomo è sgomento e ancora non gli è riuscito di raccogliere i propri pensieri... Ecco, parla da solo, si racconta la vicenda, la chiarisce da se stesso". Così Dostoevskij presenta al lettore il proprio racconto: 'fantastico' perché registra come sotto dettatura i pensieri che si svolgono nell'interiorità dell'uomo, ma anche estremamente 'reale' nella sua verità psicologica. Passando attraverso vari sentimenti spesso contraddittori, prima discolpandosi, quindi accusando, dandosi spiegazioni che si riveleranno fasulle, il protagonista giunge a poco a poco alla verità.



Angoscioso, profondo, folle e passionato.
E' un turbine di sentimenti contrastati e rinnegati questo romanzo che seppur di cento pagine è un concentrato di pensieri.
La coppia è incentrata nella vicenda tragica, sin dall' inizio altalenante. Lui che rappresentava la salvezza e lei che poteva alleviare la solitudine di lui.
Fino a che arriva ciò che ha tante parole...il silenzio...quanto può essere loquace il silenzio...il silenzio che agghiaccia, il silenzio che uccide....