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gli insetti preferiscono le ortiche

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Discussione: Tanizaki, Junichiro - Gli insetti preferiscono le ortiche

  1. #1
    Ananke
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    Predefinito Tanizaki, Junichiro - Gli insetti preferiscono le ortiche



    Kanamè, il protagonista de Gli insetti preferiscono le ortiche (1928), è angosciato da desiderio di separarsi dalla moglie, che non ama e non ha mai amato, ed è costantemente dibattuto da lotte interiori, dubbi, decisioni prese e ritrattate. Una profonda infelicità pervade entrambi i coniugi, che non riescono a trovare un equilibrio tra la fedeltà alle antiche, rassicuranti tradizioni e le lusinghe seducenti e pericolose introdotte dalla cultura occidentale. Un finale a sorpresa conclude (o "non conclude", come osserva Natalia Ginzburg nella Prefazione)un'opera che, con rara capacità introspettiva e stile sapiente, orchestra la propria indagine tra i conflitti individuali e le profonde contraddizioni della società giapponese.

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  • #2
    Ananke
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    ...ripasserò per commentare...

  • #3
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    A me è piaciuto molto, però è un romanzo particolarmente adatto ai cultori della letteratura giapponese e a chi ha già apprezzato opere di Tanizaki. A lettori privi di questi requisiti potrebbe apparire una narrazione in cui "non succede nulla".

  • #4
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    Il curioso titolo di questo libro deriva dal proverbio: “Ognuno ha i suoi gusti e gli insetti preferiscono le ortiche”.
    Questo era il primo libro di Tanizaki che leggevo e sono rimasta molto soddisfatta, sicuramente leggerò altro di suo. E’ la storia di una strana, per certi versi paradossale, ossessione: quella di una coppia che vuole assolutamente divorziare, ma rinvia continuamente questa decisione. Marito e moglie, Kanamé e Misako, sono consapevoli dell’inutilità di rimanere insieme perché il loro non è mai stato un matrimonio, infatti tra di loro c’è sì dell’affetto e soprattutto del reciproco rispetto, ma decisamente non c’è amore, eppure non riescono a decidersi a questo passo. Ognuna delle due parti vorrebbe essere la parte abbandonata, vorrebbe che fosse l’altro a prendere la decisione ed assumersene la responsabilità,e nel frattempo vivono, o meglio si trascinano, in questa indecisione. L’assurdo è che neppure sperano che siano altri a tirarli fuori da questa situazione, sanno di dover decidere loro, eppure ogni volta riescono a trovare una motivazione per rinviare (persino il fatto che non sia la stagione adatta ad una separazione).
    Il libro è anche un’analisi dei cambiamenti che si andavano verificando nella società giapponese di inizio Novecento a causa dell’occidentalizzazione di questo Paese a tutto discapito di tradizioni secolari. Cambiamenti perfettamente espressi dalla posizione in bilico tra futuro e passato di Kanamé, infatti mentre da una parte spinge la moglie verso atteggiamenti, gusti, abitudini occidentali, dall’altro scopre di avere ancora insospettabili legami che lo tengono legato alle tradizioni del suo Paese. In particolare la figura della geisha, tanto disprezzata da Misako, finisce invece con l’esercitare una forte attrattiva su Kanamè.
    “Per Kanamè, una donna doveva essere o una divinità o un giocattolo, e la vera causa del fallimento del suo matrimonio era stata proprio questa: non aveva trovato in Misako né l’una né l’altro.”
    In alcuni punti la lettura è meno scorrevole per i riferimenti alle differenze degli spettacoli di marionette nei diversi periodi della storia giapponese, ma non sono delle digressioni fuori luogo, al contrario hanno una ben precisa funzione nello spiegare il ruolo della donna-bambola e soprattutto per preparare al finale aperto.
    Ultima modifica di bouvard; 06-14-2015 alle 09:26 PM.

  • #5
    Ananke
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    In questo romanzo breve, uscito nel 1928, Tanizaki affronta il tema delle relazioni fra coniugi.
    I due protagonisti Kanamè e Misako non si amano e il loro matrimonio è solo una facciata per parenti e conoscenti. Tutto il libro ruota attorno all'ipotesi di un divorzio, che appare inevitabile nonostante venga sempre rinviato, ed alle sue conseguenze.
    Tanizaki con una prosa raffinata e sottile ci presenta un uomo combattuto fra la millenaria tradizione giapponese e lo stile di vita occidentale. Nell'affrontare questa piccola “odissea coniugale" il nostro protagonista riscopre la bellezza di un'antica arte giapponese: il teatro delle marionette. Le marionette, con tutti i loro significati, giocano infatti un ruolo decisivo in questo libro.
    Ho trovato questo romanzo un gioiellino, una lettura piacevole e delicata, con una ben sviluppata analisi psicologica dei personaggi e della situazione particolare che si trovano a vivere.
    Consigliato a tutti gli amanti di letteratura giapponese.

  • #6
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    Citazione Originariamente scritto da bonadext Vedi messaggio
    In questo romanzo breve, uscito nel 1928, Tanizaki affronta il tema delle relazioni fra coniugi.
    I due protagonisti Kanamè e Misako non si amano e il loro matrimonio è solo una facciata per parenti e conoscenti. Tutto il libro ruota attorno all'ipotesi di un divorzio, che appare inevitabile nonostante venga sempre rinviato, ed alle sue conseguenze.
    Tanizaki con una prosa raffinata e sottile ci presenta un uomo combattuto fra la millenaria tradizione giapponese e lo stile di vita occidentale. Nell'affrontare questa piccola “odissea coniugale" il nostro protagonista riscopre la bellezza di un'antica arte giapponese: il teatro delle marionette. Le marionette, con tutti i loro significati, giocano infatti un ruolo decisivo in questo libro.
    Ho trovato questo romanzo un gioiellino, una lettura piacevole e delicata, con una ben sviluppata analisi psicologica dei personaggi e della situazione particolare che si trovano a vivere.
    Consigliato a tutti gli amanti di letteratura giapponese.
    Prima lettura di questo scrittore per me. Quoto questo commento che lo ritengo molto affine a quanto ne penso io.
    Ora mi piacerebbe leggere qualche altro suo libro.
    Lettura molto positiva.

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  • #7
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    Gli insetti preferiscono le ortiche è il secondo libro che leggo di Tanizaki, un romanzo a cui non potevo rinunciare dopo aver letto L'amore di uno sciocco, che mi aveva colpito e fatto interessare all'autore.
    Ho letto alcuni romanzi di letteratura giapponese, appartenenti ad autori differenti, e l'idea che mi sono fatta è che esistono principalmente due ingredienti, quasi opposti fra loro eppure ugualmente caratterizzanti, ovvero la delicatezza, che in altri casi ho definito proprio “levità” (mi sembra che sia il termine più efficace) e l'eccesso, l'ossessione. Se, per quel poco che ho letto finora, sono sempre riuscita a “collocare” un autore da una parte piuttosto che dall'altra, con Tanizaki mi trovo di fronte a un bel dilemma: L'amore di uno sciocco è il racconto di un'ossessione (più che di un uomo per la sua donna, direi di entrambi per un “modello occidentale” a loro totalmente estraneo), che condurrà entrambi i protagonisti alla degenerazione, mentre Gli insetti preferiscono le ortiche narra l'assoluta “immobilità” di una coppia di coniugi di fronte alla necessità di ammettere la fine del proprio matrimonio e di separarsi.
    Insomma, i due aspetti della levità e dell'eccesso, del “non detto” (mi viene in mente il grande Kawabata) e del “troppo detto”(penso soprattutto a Kenzaburo Oe), in Tanizaki sembrano trovare un punto di incontro, ed è questo: l'incapacità dell'uomo (nipponico) di prendere coscienza di se stesso, di ciò che realmente è e di conseguenza di ciò che deve “mostrare” agli occhi del mondo. Entrambi i protagonisti dei romanzi sono dei falliti, solo che nel primo caso Joji si fa sopraffare dagli eventi, nel secondo l'indecisione di Kanamè si trasforma in vera paralisi dell'azione e della narrazione. Questo non vuol dire che manchi la componente psicologica, anzi: in entrambi i romanzi essa trova ampio spazio, ma è lo spazio dell'incertezza e della crisi dell'uomo giapponese a cavallo fra tradizione e modernità, fra consapevolezza della sua identità (mai messa in discussione fino a quel momento) e l'interrogarsi sulla natura di questa identità.
    Fra i passaggi più interessanti de Gli insetti preferiscono le ortiche vi è quello in cui Kanamè assiste a una rappresentazione del Bunraku, che lui stesso fino a quel momento aveva boicottato come qualcosa di “superato” e di cui invece, inaspettatamente, scopre la bellezza e peculiarità rispetto alle altre forme di teatro (sia giapponesi che straniere). L'apparente inespressività delle marionette, ad esempio, è in realtà la traduzione di un ideale in cui la bellezza non è individualità ma, al contrario, la perfezione inamovibile di una donna-bambola.
    Tutte queste riflessioni sul significato e il valore delle differenti forme artistiche, strettamente intrecciate con quelle sui rispettivi modelli di bellezza femminile, vanno ad aggiungersi, nella mente di Kanamè, ai molteplici dubbi sulla convenienza o meno di formalizzare la separazione con sua moglie, che di fatto risale già a molto tempo prima. Sembra quasi che la sua perenne esitazione sia in qualche modo “peggiorata” dagli interrogativi che proprio la frequentazione di suo suocero e la progressiva riscoperta delle tradizioni artistiche nipponiche lo inducono a porsi.
    Insomma, che si tratti di vittima di ossessione o di incapacità di agire, l'uomo di Tanizaki si presenta come un inetto, un fallito, che si lascia vivere perchè incapace di prendersi le proprie responsabilità. Un altro tassello che va a integrare e piacevolmente “complicare” le sfaccettature della letteratura giapponese quale si è andata definendo soprattutto nella prima metà del secolo scorso: una cultura per la prima volta “aperta” a ciò che non è autoctono e di conseguenza una cultura in crisi o perlomeno in discussione, che pretende e si sforza di restare se stessa, pur comprendendo di non poterlo fare senza “rendere conto” del valore e del significato della sua diversità.
    Mi chiedo semplicemente quanti e quali saranno gli aspetti di questa straordinaria cultura che ancora avrò la fortuna di scoprire.
    Ultima modifica di ayuthaya; 07-31-2017 alle 10:44 AM.

  • #8
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    Purtroppo mi vedo costretta a fare un commento tiepido su questo libro che, invece, pregustavo pieno di patos e introspezione.
    Si racconta la storia di una coppia di coniugi che da tempo hanno in animo di separarsi, ma che non si risolvono mai a farlo. Sarebbero ottimi amici se non fossero sposati, vanno d'accordo, riescono a capirsi su tutto, adirittura tollerano le reciproche infedeltà… Ma vivono aspettando che l'altro prenda la decisione fatidica. E intanto chi subisce la situazione è il figlio che sa tutto, ma fa finta di non sapere e intanto soffre. Tutto bene, bella storia, interessante, anche molto ben scritta, delicata e lieve con il giusto peso ai sottointesi e al non detto, nel più classico stile giapponese… però non porta né toglie nulla, non emoziona, non scatena riflessioni, si fa leggere e scivola via così, semplicemente pagina dopo pagina.
    Non consiglio né sconsiglio questa lettura… non è affatto un brutto libro, solo che mi aspettavo di più.

  • #9
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    ne ho intravisto ciò che mi avrebbe potuto conquistare (la delicatezza, schiettezza e nudità di sentimenti...) ma l'ho letto decisamente nel momento sbagliato


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