In "Diario sentimentale" di Vasco Pratolini figurano il "Diario di Villarosa", i taccuini del '35-'36 e il lungo racconto, anch'esso del '36, "La giornata memorabile", da tempo riconosciuto come l'atto di nascita dello scrittore, la sua prima presa di possesso di una realtà trascolorata dalle vibrazioni della memoria. Ripubblicando queste vecchie pagine, Pratolini le ha messe accanto alle due raccolte narrative che lo rivelarono al pubblico: "Via de' Magazzini" e "Le amiche", cui le lega la stessa trepidità di sguardo, un uguale, anche se più consapevole, incanto di rappresentazione. Come la linea narrativa di Pratolini si sia poi venuta svolgendo, in anni meno lontani, testimonia l'ultima parte del volume, che raccoglie i racconti nel tempo dell'occupazione tedesca e quel "Lungo viaggio di Natale" che, per il taglio scenico e la vibrante registrazione del reale, si pone a fianco del "Quartiere" e delle "Cronache".

Una raccolta di racconti che ricalcano l’infanzia e la giovinezza dell’autore, racconti dove accanto ad un accurato realismo si estende tutta una dimensione fatte di sensazioni, sentimenti, impressioni e passioni.
In ogni pagina riecheggiano toni nostalgici e accorati, ambienti familiari e atmosfere sbiadite dal tempo. Sono racconti fatti di polvere e sudore, di passioni appena sbocciate e di malinconia, di lacrime, di giochi di bambino e di tutto quello che non viene mai detto, ma viene solamente intuito. Sono pagine genuine, fin troppo genuine, al punto da far sentire il lettore quasi come un osservatore inadeguato.
Leggo Pratolini per la prima volta, e sono contenta di aver approcciato questo autore proprio grazie a questi racconti acquistati quasi per caso in un negozio di libri usati. È stato un incontro inaspettato ma estremamente gradevole, e mi ha portato a conoscere una personalità estremamente interessante.