Sofia si veste sempre di nero*è la nuova prova narrativa di Paolo Cognetti, autore di*Manuale per ragazze di successo*e*Una cosa piccola che sta per esplodere. Nei suoi racconti, cesellati con la finezza di Carver e Salinger, ha saputo rappresentare con sorprendente intensità l’universo femminile. Ed è ancora una donna la protagonista del suo nuovo libro, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con la sua scrittura precisa e intensa, che nasconde dietro l’apparente semplicità una straordinaria potenza emotiva, Cognetti ci regala il ritratto di un personaggio femminile indimenticabile: una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada. Un libro avvincente in cui ciascun lettore troverà momenti di bellezza e di dolore, di ansia e di riscatto, che riconoscerà di aver vissuto anche sulla sua stessa pelle.



Che bella scoperta, questo Paolo Cognetti. Ho iniziato a leggerlo senza riporvi molte aspettative, pensando che non ci avrei trovato nulla di particolarmente originale, e invece mi sono ritrovata a bermi questi racconti uno in seguito all’altro, facendo davvero fatica a staccarmene. Intendiamoci, l’originalità, almeno per quanto riguarda i contenuti non è forse la cosa che più distinue i personaggi creati da Cognetti, che sono tutti piuttosto stereotipati e prevedibili, ma devo dire che non ho vissuto tutto questo come qualcosa di fastidioso, non troppo per lo meno. Ho letto diverse “diatribe” in cui ci si domandava se questo “Sofia si veste sempre di nero” sia da considerarsi un romanzo oppure una raccolta di racconti, io francamente trovo sia piuttosto inutile arrovellarsi troppo sulla questione: al centro di tutto c’è Sofia, Sofia ragazzina, neonata, giovane donna, Sofia in prima persona o in terza persona, Sofia figlia o amica o vicina di casa, e in questo mosaico di voci e prospettive il lettore viene a conoscere Sofia e tutto l’universo di luoghi e persone che le gravitano attorno. Ogni capitolo è un racconto che potrebbe avere una sua propria vita, ambientato in luoghi e tempi diversi, con protagonisti diversi; e tutte queste singole voci si fondono in un coro armonico quando ci si rende conto che ogni voce, in maniera più o meno diretta, dandole maggiore o minore importanza, parla di Sofia. Sofia, che è un personaggio terribilmente irritante, figlia di una coppia borghese che nasconde numerosi difetti dietro la facciata di una bella casa in un villaggio residenziale fuori Milano, Sofia che è un’adolescente difficile e poi una giovane donna “artista della fuga”, che non fa nulla per aiutare sé stessa, e men che meno chi le sta attorno.
Eppure, a me questo romanzo fatto di racconti è piaciuto tantissimo. Mi è piaciuto nonostante gli stereotipi e i deja-vu, nonostante la scarsa simpatia suscitata dai protagonisti, nonostante l’ultimo racconto si sia rivelato molto deludente, un piccolo crollo. La prosa di Cognetti è quasi ipnotica, un bellissimo concentrato di eleganza e incisività, qualcosa che mi ha decisamente sorpresa perché del tutto inaspettata.