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 Blackout

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Discussione: Morozzi, Gianluca - Blackout

  1. #1
    Balivo di Averoigne
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    Predefinito Morozzi, Gianluca - Blackout

    Tutto il merito, che molte altre volte grazie a giudizi fallaci s’è mutato in demerito, di questa mia ultima lettura è da ascrivere al signor Aldo Busi. Alcuni anni or sono l’eccentrico scrittore bresciano fu ospite in una trasmissione televisiva per parlare di libri con l’arduo compito di suscitare interesse in una platea di giovani. Il romanzo più lodato quel giorno, di solito erano tre per puntata, fu “Blackout” dell’allora trentenne Gianluca Morozzi. Il caso ha voluto che ne rinvenissi una copia scontatissima nella mia libreria preferita; come non assicurarmela memore di quelle lodi?

    I protagonisti sono tre:
    Aldo Ferro, viscido e vanesio quarantenne proprietario di tre locali “alla moda” in quel di Bologna. Le sue specialità sono: tradire la moglie a ripetizione e girare perversi filmini incentrati sulle sue imprese sanguinarie.
    Tomas, timido teenager uguale a tanti altri; la sua attuale priorità è Francesca, primo amore della sua vita.
    Claudia, universitaria poco più che ventenne costretta a lavorare alle dipendenze di un lubrico individuo in un bar del centro per pagarsi gli studi. Segni particolari: verdi capelli corti e un consolidato legame sentimentale con Bea.
    Il caso, o forse no?, farà collidere questi tre personaggi in un posto molto comune durante una torrida giornata di Ferragosto e poi niente sarà più come prima…

    Niente di più si può rivelare sulla trama di questo ben congegnato romanzo, il rischio di spoiler sarebbe troppo alto. Quel che si può dire è che il buon Morozzi ha trovato la miscela giusta: tre personaggi di pregevole spessore, sangue, reiterati riferimenti alla cultura cinematografica e pop, un pizzico di sesso, un linguaggio fresco e una capacità, non proprio comune, di rendere accattivanteogni capitolo. Capitoli che scorrono via molto leggiadri: l’idea di di miscelare nella medesima scena i diversi punti di vista dei personaggi mediante poche pungenti righe è vincente, crea nel lettore una sorta di legame empatico con questo o quel protagonista. Durante la lettura si ha anche modo di riflettere sulle debolezze dell’essere umano in situazioni estreme, sulla spietata casualità del destino e sul cinismo che ci circonda. La tensione resta sempre ad alti livelli e la curiosità di conoscere il finale aumenta sempre di più. Finale che è una vera sorpresa e integra molto bene nel romanzo quello che è stato (è?) un clamoroso fenomeno italiano. Se non lo stile, quantomeno il modo di presentare le varie situazioni, vedasi come esempio il primissimo, seducente, capitolo (“Ferro”), m’ha ricordato quello del re della gioventù cannibale degli anni ’90, Ammaniti. Morozzi, che si avvale di una modalità di scrittura che potrei tranquillamente definire “pulp” (inteso come luogo ove generi letterari “alti” e “popolari” si mescolano), m’ha messo sotto gli occhi ancora una volta una verità lampante: questo tipo di romanzo è il genere di lettura che la maggior parte della gente vuole affrontare al giorno d’oggi! E cioè un qualcosa di ben scritto, ammiccante, lineare, appassionante, scorrevole e soprattutto leggero. Avendolo divorato non posso che consigliarlo. Dimenticavo, un grazie ad Aldo Busi!

  2. #2
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    Non c'è che dire, il mio concittadino Morozzi ha uno stile di rara efficacia.
    Avevo già letto un suo libro, anche se di tutt'altro genere (una specie di diario dei suoi decenni da tifoso del Bologna) e non sotto forma di romanzo. Ed anche lì si riscontrava la qualità di tenere il lettore attaccato al libro, pur non essendoci in quel caso una trama da dipanare.

    Molto border line e, a volte, surreale (ma non troppo), molto stile Ammaniti: pulp, come l'ha definito Des rende bene l'idea. Al punto da renderlo quasi fastidioso a tratti. Ma poi difficile staccarsi da questo libro, difficile mollarlo prima di arrivare in fondo. da un certo punto in poi ti prende la voglia di vedere quale sarà il finale ..... finale che non delude, ma del quale non si può anticipare nulla

  3. #3
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    Un "noir" molto ben strutturato, moderno soprattutto, che fa riferimento anche a situazioni tipiche del periodo in cui viviamo. Ovviamente, dato il genere, non anticipo nulla per non penalizzare eventuali futuri lettori. Devo dire comunque che a questo autore non manca certo la fantasia e che la scrittura è abbastanza lineare e di buona qualità. Il giudizio è positivo, perché la lettura mi ha abbastanza coinvolto, anche se, essendo un contemporaneo, non azzardo valutazioni assolute.
    Ultima modifica di Minerva6; 04-14-2016 alle 03:29 PM.

  4. #4

    Predefinito

    Ho letto Chi Non Muore di Morozzi e mi ha lasciato un senso di disgusto che non so spiegare. Davvero. Anche carino, ma c'è qualcosa nel suo stile sciatto che alla lunga trovo insopportabile. Ma forse ho solo letto il libro sbagliato nel momento sbagliato. Giudizio sospeso.

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