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copertina libro

Tropico del Cancro

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Discussione: Miller, Henry - Tropico del Cancro

  1. #1
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    Predefinito Miller, Henry - Tropico del Cancro

    Una bibbia, assolutamente, per chi ama Parigi, la letteratura americana e gli americani che hanno scritto a Parigi negli anni d'oro cioè quando era un "grande letamaio".
    Un capolavoro dei sensi. Tutto molto fluido, lascivo e incredibilmente pieno di ottimismo e noncuranza.
    Un nota bene gigante per quanto riguarda le pagine in cui Miller descrive i quadri di Matisse: meglio di qualsiasi manuale di critica d'arte.

    Bisous

    Silvia

  2. #2
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    Non ho amato questo libro, che ho trovato senza capo nè coda. Credo che sia una di quelle opere che suscitano pareri molto controversi. Ho fatto molta fatica a leggerlo anche se credo vada letto proprio perchè ti si attacca addosso, in positivo o negativo.

  3. #3
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    Direi sopravvalutato. Ed estremamente datato. Vabbè che Miller...insomma...troppo rumore per nulla.

  4. #4
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    Mmmmm, niente di che, a mio avviso

  5. #5
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    Io adoro Miller come scrittore e come uomo, aveva una grande coltura, nonostante l'apperenza da "flaneur".
    Mi piace l'atmosfera culturale della Parigi di quel periodo, quando era il centro del mondo. Retorica, banale, può essere. Però lì c'è stata una svolta, è cambiata l'arte, è cambiato il "movimento".
    Tropico del Cancro rispecchia quel periodo, quello tra Picasso e l'Informale, l'ultima gloria di Parigi prima dell'egemonia artistica di New York, dunque fortemente simbolico.
    Per me è stato coinvolgente, un flusso che travolge. Più che leggerlo occorrerebbe arginarlo. Mi ha lasciato senza parole, un amour fou e come tale è un fatto personale, e contestabile.

    Ciao bellezze, fate i bravi me racumandi!
    Ultima modifica di elisa; 11-23-2010 alle 03:03 PM. Motivo: edit caratteri

  6. #6
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    ti consiglio Henri & June di Anais Nin, per conoscerlo meglio...

  7. #7
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    Sisisi me ne han parlato, credo sia dello stesso regista ce ha trasposto "l'insostenibile leggerezza dell'essere".

    Grazie del coniglio.

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da elisa
    Non ho amato questo libro, che ho trovato senza capo nè coda. Credo che sia una di quelle opere che suscitano pareri molto controversi. Ho fatto molta fatica a leggerlo
    Citazione Originariamente scritto da simenon
    Direi sopravvalutato. Ed estremamente datato. Vabbè che Miller...insomma...troppo rumore per nulla.
    Concordo.

    Secondo me contiene delle cose buone (per esempio riconosce che il sesso senza almeno un briciolo d'amore è pura ginnastica), ma sepolte in una marea di sproloqui (anche xenofobi) e scene inutili...
    Ultima modifica di Masetto; 04-30-2008 alle 10:01 AM.

  9. #9
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    Ho scoperto Miller guardando i film di Scorsese, che lo cita ripetutamente. In "Fuori Orario" il protagonista legge proprio "Tropico del Cancro" seduto in un caffè, attirando l'attenzione di Rosanna Arquette, che gli dice di adorare quel libro. In "Cape Fear" DeNiro cita "Sexus" a Juliette Lewis e gliene regala una copia.

    Credo che sia difficile giudicare Miller da un unico libro, anche se Tropico del Cancro è la sua opera più famosa. I suoi libri sono una sorta di grande autobiografia romanzata, in cui, come giustamente è stato rilevato, si alternano momenti di illuminata ispirazione a deliri senza senso. Mi viene in mente ad esempio l'episodio del "trolley ovarico" di Tropico del Capricorno.
    Tuttavia ho amato molto questo scrittore, anche se è da molto tempo che non rileggo un suo libro. Secondo me dalle sue pagine traspaiono una gran sincerità e un temperamento artistico autentico.

    Riporto un passaggio del Tropico che all'epoca mi aveva entusiasmato:

    "Mentre mi incamminai verso Montparnasse, decisi di lasciarmi andare alla corrente, di non fare la minima resistenza al destino, in qualsiasi forma si presentasse. Niente che m'era successo finora era bastato a distruggermi; nulla era andato distrutto, se non le mie illusioni.Io ero intatto. Il mondo era intatto. Domani poteva anche esserci la rivoluzione, l'epidemia,il terremoto; domani poteva non restare viva un'anima a cui volgersi per compassione, per aiuto,per fede. A me sembrava che la grande calamità si fosse già manifestata, che io non potevo esser più veramente solo che in quel preciso momento. Decisi che non mi sarei attaccato a nulla, che non avrei atteso nulla, che d'ora in poi avrei vissuto come un animale, una bestia da preda, un pirata, un predone. Bisogna intrufolarsi nella vita per mettere su carne. Il mondo deve diventare carne, l'anima ha sete. Su qualunque crosta mi si fermi l'occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere e' il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Ho trovato Dio, ma e' insufficiente: Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi sono staccato è un serraglio. Erompe l'alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra ed affamata: vado ad ingrassarmi".
    Ultima modifica di swann; 10-30-2008 alle 03:03 PM.

  10. #10
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    Credo di andare controcorrente... Ho appena terminato questo libro e devo dire che non condivido i vari commenti in cui si parla di romanzo "sopravvalutato". Credo anzi che Tropico del Cancro sia giustamente compreso nella lista immaginaria dei classici immortali dello scorso secolo.

    Ammetto che è stata dura superare le prime 100 pagine, la trama era sconclusionata e lo scorrere delle pagine era lento e talvolta noioso. Poi si è accesa una lampadina, ho cominciato a sentire una certa sintonia nei confronti del protagonista e nello stile narrativo di Miller. Sono cominciate ad essere numerose le pagine di riflessione, una riflessione profonda, ma di una profondità che raramente ho trovato in altri autori, soprattutto americani. Le scene di sesso particolarmente esplicite (e per questo volutamente non eccitanti) non disturbano e si capisce che sono necessarie alla particolare narrazione di Miller.

    Alla fine restano le immagini di Parigi, le scorribande del protagonista e una morale paradossalmente positiva. Come dice Orwell nella postfazione, spesso questo testo è stato accostato al libro di Celine "Viaggio al termine della notte" (testo che peraltro ancora non ho avuto modo di leggere). La differenza è che quest'ultimo lascia un senso di amarezza, di impotenza dell'essere umano nei confronti della vita stessa. Miller ci racconta invece che si può vivere felicemente, in modo spensierato, e che la nostra felicità può non dipendere da quanti soldi abbiamo, talvolta nemmeno dalla certezza di due pasti caldi al giorno. E questo, che lo si condivida o no, è un bellissimo messaggio di speranza.

  11. #11

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    Forse l'unico libro di Miller che valga veramente la pena di leggere, un'opera importante, decisiva, eclettica. Descrive la vita nel suo flusso, nel suo scorrere: provate a leggerne due o tre pagine aprendo il libro a caso e vi accorgerete subito di quanto sia bravo, dell'intensità della sua prosa.
    Poi nelle opere successive ha ripetuto il modello ma con molta meno forza, originalità e poeticità.
    Ma questo è un libro che vale.

  12. #12
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    Inizialmente non sono riuscita a portarlo avanti, mi sono fermata alle prime pagine riniziandolo, cercando di trovare chissà quale senso..quale ordine.
    Solo ieri mi sono messa a rileggerlo, e non so come ho fatto, ma improvvisamente ho fatto parte anche io del suo flusso...mi ha completamente catturata.
    Il pezzo che ha trascritto Swann l'ho trovato spettacolare anche io, e condivido il pensiero di Siasiqueneau riguardo alle pagine dedicate a Matisse, incantevoli!
    Continuo a farmi travolgere!

  13. #13
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    Oggi sono andata a rileggerne alcune parti, e anche se un pò in ritardo ne approfitto per completare il mio commento su questo capolavoro, visto che ero da quest'ultimo troppo catturata per farlo allora.

    Questo libro per usare le stesse parole di Miller appunto, mi ha completamente stropicciata.
    Non avevo mai letto qualcosa del genere, e credo che sia il libro che mi ha più incantato!
    Sono totalmente daccordo con Lawrence Durrel che in una delle lettere della sua corrispondenza con l'autore
    ( presente alla fine del libro nell'edizione mondadori) parla del Tropico come un "fragoroso risveglio" che gli provocato un terremoto ed ha infranto il suo equilibrio scombussolando i suoi normali parametri di giudizio.
    Una rivoluzione, e come tutte le rivoluzioni che si rispettino, è a tratti brutale e impetuoso.
    Si scarta piano piano arrivando a cuore e midollo di un angelo, perchè non riesco a chiamare altrimenti un uomo che si mette a nudo così riuscendo a sentire il più leggero fremito nella pelle.
    E' la cosa più naturale e sincera che ho letto, non passa dalle mani della menzogna e della corruzione.
    Si rende conto di andare in brandelli tra le fauci della società ma riesce ad avere la mente lucida come non mai, una mente caleidoscopica e ardente.

  14. #14
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    Senza capo ne coda, scorrevole quanto una gomma sulla carta vetrata; non sono riuscito a digerirlo, astruso, fastidioso, a tratti irritante.. L'unico libro in tutta la mia carriera di lettore per cui mi sono avvalso dei comandamenti di Pennac, in particolare quello sulla libertà di non finire un libro; sospeso per "manifesta idiosincrasia" a pagina 169..

  15. #15
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    Come ho già scritto nel mio post precedente (3 anni fa ) credo che Miller vada valutato dopo aver letto tutta la sua opera: in fondo è un unico libro. Tra l'altro Tropico del Cancro, pur essendo stato scritto per primo, andrebbe letto per ultimo, in quanto cronologicamente si colloca dopo l'altro Tropico e la trilogia Sexus, Plexus e Nexus.
    C'è poco da fare, o lo si adora o lo si detesta. Lo scrittore diceva che quando la gente lo incontrava, anzichè parlare dei suoi libri gli gettava le braccia al collo. Ecco, se non si avverte quella sintonia umana è meglio lasciar perdere. Per me è stato così e l'ho apprezzato molto.

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