Nel ricostruire la vita del capo Cavallo Pazzo, il figlio del tuono e della grandine, che nel 1876 sconfisse il Settimo Cavalleggeri di Custer a Little Bighorn, Vittorio Zucconi ha scoperto molto più di un messia guerriero con una penna di falco rosso tra i capelli: ha incontrato la vita quotidiana, le donne, i bambini, gli amori, i riti e le disperazioni di quello che fu un magnifico popolo di liberi cacciatori: i Lakota Sioux delle Grandi Praterie. Ne è uscito "Gli spiriti non dimenticano", un racconto struggente e meraviglioso, che nessun "viso pallido" potrà leggere senza un brivido di tenerezza e di vergogna. E senza cadere alla fine, come l'autore stesso, sotto l'incantesimo di Cavallo Pazzo, lasciandosi trasportare in un'avventura di straordinaria, emozionante intensità.
Non è il solito libro storico scritto solo con date e cronache, ma cerca di fare partecipare il lettore a quello che è stato il periodo di Cavallo Pazzo e della sua guerra con i bianchi. Leggendolo ci si immedesima con Cavallo Pazzo e si riesce quasi a percepire come proprio il suo stato d'animo e la sua triste fine.

-Da "Il giardino dei libri.it"

Se pensiamo agli indiani d'America cosa ci viene in mente? Senza dubbio due immagini contrapposte: o un assalto alla diligenza o a una "mite" carovana di pionieri da parte di pellerossa assetati di sangue e di scalpi oppure una più recente visione che dipinge gli indiani in un aura "new age" come ecologisti ante litteram; i nativi americani non erano né l'una e né l'altra cosa erano semplicemente UN POPOLO con le sue tradizioni (alcune bellissime e straordinariamente "moderne") i suoi odi, le sue guerre e le sue vendette, un popolo che non conosceremo mai fino in fondo perché l'abbiamo semplicemente spazzato via in nome della conquista, del progresso e dell'avidità. Zucconi in questo libro meraviglioso ci racconta una tragedia attraverso la vita e le gesta del mitico Cavallo Pazzo, una specie di Che Guevara in salsa Sioux che tentò fino all'ultimo di opporsi agli uomini bianchi, i ladri di grasso come li chiamavano loro, che con mille bugie, stratagemmi e trattati fasulli (e anche con molti massacri di indiani inermi e bisonti) nel giro di un ventennio si sono portati via la terra che il suo popolo abitava da millenni.Un libro amaro ma bellissimo, scritto in maniera magistrale e mai noiosa che consiglio a tutti quelli che vogliono saperne di più su una Olocausto molto poco raccontato e celebrato. Voto 5/5