Conor ha 13 anni. Ogni notte, sette minuti dopo mezzanotte, un mostro va a fargli visita. Nel confine sottile tra sogno e fantasia, un immenso albero di tasso prende forma e gli racconta delle storie magiche e inquietanti allo stesso tempo. È un mostro speciale, diverso da quelli che si incontrano negli incubi. È un essere antico e selvaggio che vuole aiutarlo a suo modo: ad affrontare la malattia terminale di sua mamma, a convivere con la propria solitudine, a capire la complessità dell'animo umano.



Non ho mai letto molti romanzi per ragazzi, non da quando sono “grande”, e probabilmente non avrei mai iniziato a farlo se non fosse stato per lavoro. Non ho mai amato leggere “sotto costrizione”, quindi quando ho cominciato questo romanzo ero piuttosto maldisposta, eppure a fine lettura mi sono dovuta ricredere.
Questo è un romanzo duro, un vero e proprio pugno nello stomaco, eppure è anche di una delicatezza disarmante. Conor O’Malley, un ragazzino di soli tredici anni, si trova costretto ad affrontare qualcosa che nessuna persona così giovane dovrebbe mai affrontare: la malattia della madre, le terapie che la hanno fatta soffrire e che ora hanno smesso di funzionare. Accanto all’incubo della sua quotidianità, un terribile incubo notturno tormenta questo ragazzino. E accanto a questo secondo incubo, sette minuti dopo la mezzanotte una creatura mostruosa si presenta nella sua stanza, un tasso che racconterà a Conor tre storie, pretendendone alla fine una quarta, vera, proprio da Conor.
È un romanzo che parla di dolore senza filtri, ma con una delicatezza e un rispetto ammirevoli. È anche un romanzo estremamente simbolico, con molte implicazioni e diversi livelli di lettura: se l’avessi letto alle medie non so, sinceramente, quanti significati avrei colto. Ma l’avrei comunque apprezzato, perché la prosa è molto scorrevole, accattivante, la narrazione ha momenti più leggeri o comunque vicini al vissuto quotidiano proprio anche di un ragazzino che, per fortuna, non conosce e non ha vissuto sulla sua pelle le esperienze di Conor. E l’ho apprezzato molto adesso, leggendolo con gli occhi di una persona che i tredici anni li ha, aihmè, superati da un po’: credo che se un libro per ragazzi è in grado di intrattenere, commuovere e coinvolgere una persona (quasi) adulta, il libro in questione è un libro degno di nota. Certo è un libro difficile, che consiglierei con cautela ad un ragazzo molto giovane: parla di temi estremamente delicati, e lo fa senza nascondere nessuna verità, senza edulcorare nulla, scaricando tutto il suo peso emotivo sulle spalle del lettore. Certo è che questo è un libro che parla di dolore e di crescita in maniera genuina, forte, educativa (nel senso migliore di questo termine, senza voler imporre morali o puntare dita da maestrina, senza nemmeno cadere in banalità retoriche prive di gusto e di etica).
Commovente è anche pensare che Patrick Ness ha sviluppato e portato a termine un romanzo concepito in origine da Sihoban Dowd, che non ha potuto completare la sua opera in prima persona a causa del cancro.
Un’ulteriore nota di merito va alle illustrazioni di Jim Kay, estremamente suggestive e perfettamente integrate nell’atmosfera del racconto.