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Discussione: 19° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 19° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    A occhio e croce, dopo la pausa estiva e dopo aver sbirciato i post di due affezionati utenti/poeti nel 3d dei compleanni direi che è giunta l'ora di aprire il nuovo Poeticforum!!
    Coraggio, non abbiate paura di postare la vostra poesia preferita e di commentarla, non siamo esperti ma curiosi sì...
    Per i nuovi utenti, funziona così:
    ognuno di noi posta una poesia, e poi, finita la fase delle proposte, le commentiamo una per una (da profani, scrivendo ciò che suscita in noi o cosa ci fa venire in mente),

    Vi aspetto

  2. #2
    Lunatic Mod
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    PREGHIERA DEL CLOWN


    Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
    ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno,
    un pò per amor Tuo e un pò perchè hanno pagato il biglietto.
    Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
    rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola,
    ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.
    C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
    noi dobbiamo soffrire per divertirla.
    Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo,
    capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

    Antonio De Curtis Toto’

  3. #3
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    piccolo paese calabro della costa jonica...
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    Alessandra, colgo subito il tuo invito... anche perchè hai postato quella che più che una poesia è un'amara introspezione fatta dal grande Totò.
    Da sempre sono un estimatore dell'inarrivabile Antonio de Curtis, da tutti conosciuto come attore comico ma autore di canzoni e poesie splendide: Malafemmena e 'A livella, solo per citare le più famose.
    Con questa preghiera del clown egli rivela la sua vera natura, che era malinconica... a dispetto di quella che mostrava in pubblico.
    Il verso finale è, per me, una dichiarazione disperata che fa capire pienamente la sua sofferenza interiore.

  4. #4
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    Io questa volta ho scelto il testo di una canzone che per me è poesia

    Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
    respiro al largo, verso l'orizzonte.
    Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
    d'anima forte.
    Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
    parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
    Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
    d'Africa nera.
    Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
    Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
    facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
    Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
    guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
    una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

    Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
    Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
    piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
    la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
    sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
    Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
    Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
    Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
    e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
    Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,

    appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
    marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
    dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

    Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
    ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
    Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
    Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
    Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
    dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
    come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
    una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
    Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
    c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
    La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
    Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

    La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
    viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
    Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
    Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita

    Piazza Alimonda - Francesco Guccini

  5. #5
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    Lontano lontano

    E lontano lontano nel tempo
    qualche cosa negli occhi di un altro
    ti farà ripensare ai miei occhi
    i miei occhi che t’ amavano tanto

    E lontano lontano nel mondo
    in un sorriso sulle labbra di un altro
    troverai questa mia timidezza
    per cui tu mi prendevi un po’ in giro

    E lontano lontano nel tempo
    l’espressione di un volto per caso
    ti farà ricordare il mio volto
    l’aria triste che tu amavi tanto

    E lontano lontano nel mondo
    una sera sarai con un altro
    e ad un tratto chissà come e perché
    ti troverai a parlargli di me
    di un amore ormai troppo lontano

    Luigi Tenco

  6. #6
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    Nelle sere azzurre d'estate
    andrò per i sentieri pizzicato dal grano
    a calpestare l'erba tenera:
    come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi
    Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda
    Non dirò nulla, non penserò a niente
    ma l'amore che non ha fine,miriempirà l'anima
    e andrò lontano,molto lontano come un vagabondo
    attraverso la natura,felice come con una donna.

    Arthur Rimbaud


    Adoro le poesie,mi riesce difficile però commentarle,perchè ho l'impressione che sia un po' come sminuirle .Ci proverò.

  7. #7
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    Nell'attesa di altre proposte iniziamo a commentare la prima proposta, forse non una vera e propria poesia come diceva maclaus, ma l'ho voluta comunque postare perché le parole dell'autore mi hanno colpito nel profondo, forse anche perché di lui conoscevo solo l'aspetto comico, quello noto ai più.

    PREGHIERA DEL CLOWN


    Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
    ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno,
    un pò per amor Tuo e un pò perchè hanno pagato il biglietto.
    Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
    rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola,
    ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.
    C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
    noi dobbiamo soffrire per divertirla.
    Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo,
    capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

    Antonio De Curtis Toto’

  8. #8
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    E' nelle sue poesie che Antonio de Curtis mostra il suo mondo intimista e molto spesso inserito nel sociale. Traspare in questi versi l’altro animo di Totò, quello del principe De Curtis, che tende a separarsi dalla maschera teatrale per rivendicare una sua autonoma fisionomia.
    In quasi tutti i suoi componimenti, sia musicali che poetici, emerge un’amara visione della realtà, un costante ed intimo dialogo con la vita e con la morte, che rappresenta uno degli aspetti più caratteristici dell’animo napoletano.
    In questa poesia, poi, ancora di più mette in mostra il suo vero io... che è quello, quasi sempre, di tutti coloro che nella vita fanno il mestiere di saltimbanco o attore o clown che tende a far divertire gli altri e poi nel privato si comportano esattamente al contrario.
    Per chi lo conosce soltanto attraverso i suoi film può essere uno shock leggere le sue opere, senza tener conto della sua grande ispirazione di artista a tutto tondo e della sua grande umanità...

  9. #9
    d'ya think i'm stupid?
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    Predefinito Il cammino

    .

    (Procedevo tra la folla)

    Marciapiedi semafori strisce pedonali
    negozi bar uffici banche, vetrine
    Edifici, alti bassi moderni fatiscenti

    Sole pioggia nebbia stagioni, grigio
    Rombo di motori, sbuffi mefitici, frastuono

    Volti amici volti ostili volti indifferenti, volti
    Sorrisi gomitate gentilezza prepotenza, sguardi
    Calma fretta urgenza stress, rassegnazione
    Borse ombrelli occhiali cani telefonini, ego

    Chi ha una meta chi la simula chi la rifugge
    Muti vocianti comunicativi apatici, zombie

    (E ti vidi da lontano)

    Da una traversa il mio blob decisa incroci.
    Qualche passo come a venirmi incontro…
    Sorpresa piacere speranza, agitazione

    Sosti con noncuranza a fissar quella vetrina
    Seggioloni passeggini biberon e fasciatoi…
    Riflessi un breve istante affiancati i nostri visi
    Illusione dubbio onirica realtà, miraggio

    Io proseguo e tu, serena, fiera al fianco mio ti poni
    Troppo brevi i metri e il tempo, or per mano hai una bambina
    Per attendervi rallento, mi raggiungi e passi oltre
    Il mio passo allora affretto, sempre uniti resteremo

    Ma i tuoi occhi sono tristi, siamo già di nuovo soli…

    Poi mi guardi all’improvviso, ti avvicini sorridendo:
    “Scusi…” e un attimo mi sfiori, mentre tagli il mio cammino

    Non deviare, non adesso: troppi fogli ha ancora bianchi
    del destino il nostro libro, per poter già scriver "Fine"...


    Ma in un mare indifferente ed anonimo di teste
    Già inghiottita dall’ignoto, nel mio mondo più non sei.


    Hot
    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 09-18-2015 alle 12:23 PM.

  10. #10
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    ...un dubbio, hot: già la conoscevi da prima?

    (perchè questo, per me, è determinante per il commento...)

  11. #11
    d'ya think i'm stupid?
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    ...un dubbio, hot: già la conoscevi da prima?

    (perchè questo, per me, è determinante per il commento...)
    interpreta i corsivi, amico Mac ...


  12. #12
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    Citazione Originariamente scritto da HOTWIRELESS Vedi messaggio
    interpreta i corsivi, amico Mac ...

    ...allora avevo capito bene...

  13. #13
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    Ho letto altre poesie di Totò, alcune strappano un sorriso, altre sono più amare, ma spesso con un fondo di ironia. In nessuna ho percepito lo struggimento e la tristezza schietta e cruda che emerge dalla Preghiera del clown, la sensazione che chi l'ha scritta sia un uomo che soffre per il fatto stesso di essere quello che è, che sta male nei propri panni.

  14. #14
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    Siamo alla seconda opera da commentare, una canzone-poesia

    Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
    respiro al largo, verso l'orizzonte.
    Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
    d'anima forte.
    Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
    parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
    Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
    d'Africa nera.
    Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
    Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
    facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
    Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
    guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
    una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

    Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
    Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
    piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
    la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
    sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
    Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
    Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
    Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
    e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
    Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,

    appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
    marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
    dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

    Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
    ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
    Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
    Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
    Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
    dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
    come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
    una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
    Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
    c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
    La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
    Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

    La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
    viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
    Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
    Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita

    Piazza Alimonda - Francesco Guccini

  15. #15
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    Predefinito Piazza Alimonda

    Non conoscevo questa canzone Incredibile come il cantautore-poeta ha trovato le parole giuste, come è riuscito a trasmettere bene l'immagine di quella città in quel giorno, e dopo, e tuttora, perché un fatto del genere non può non segnare per sempre un luogo.
    Da leggere in silenzio, e da rileggere, perché sfugge sempre qualcosa. Ascolterò la canzone.

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