Dopo "Infanzia", prosegue il romanzo autobiografico dello scrittore sudafricano. Con uno stile asciutto, spietato e lucido, Coetzee fruga nel labirintico dilemma di come si fa a diventare uomini, offrendo al lettore un ritratto impietoso di una tarda adolescenza che si affaccia all'età adulta, della formazione di un io che si dibatte fra profondo disgusto per la mediocrità, fra paure e desideri.

ormai mi sono affezionata a questo autore e mi sento vicina ai suoi ragionamenti, tifo per lui (anche se è un po' un vincere facile, perché il fatto che poi sia riuscito a diventare uno scrittore affermato è piuttosto evidente... )
la scrittura è asciutta, ma riflessiva. Lui è molto critico con se stesso, solo verso la fine si inizia a intravedere se non un po' di felicità, almeno un po' di spensieratezza... probabilmente non saremmo stati amici in realtà...
ora passo a Tempo d'estate e vedremo come continua la storia!