Adua, ultimo romanzo di Igiaba Scego, scrittrice E GIORNALISTA.

Adua è una donna somala, che si racconta e narra a più voci una sua storia che si intreccia con quella di tutti, quella con la S maiuscola. Sognava di diventare Marylin, è rimasta Adua, tra ricordi della Somalia e delle sue radici e un presente senza gloria, tra un padre che sulla pelle si è tenuto tutte le tracce del colonialismo e delle conseguenti umiliazioni e una figlia che non ha mai saputo chiamarlo padre.

Questo romanzo di poche pagine, che in borsa pesa poco, ha un peso dentro.

Ha il peso di un gabbiano che ricorda con un volo e uno strappo il legame tra terre e radici, tra un padre e una figlia.
Ha il peso di più voci, della pluralità che molti non vogliono coniugare.
Ha il peso della Storia, quella tenuta nei cassetti dell'orrore indicibile, il colonialismo e le "negre" a basso costo.
Ha il peso dell'oggi, del mare che seppellisce e di un'Europa che prende le impronte.
Ha il peso delle voci, della narrazione orale che lascia una traccia sottile in ognuno di noi e che ci costruisce.
Ha il peso delle sconfitte umane per il non essere stati o per l'essere stati male e deboli.
Ha il peso della solitudine di chi arriva in un altro e chi non sa abbracciare.
Ha il peso della memoria, intima o sconfinata.
Ha il peso e la leggerezza anche del racconto di un nonno con personaggi buffi e speranze da ri-incarnare.

"La coscienza ha un viso" dice l'indovina somala nel libro, zia Bibi,

ha anche dei libri,

Adua ne fa parte.