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copertina libro

Il mio nome è rosso

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Discussione: Pamuk, Orhan - Il mio nome è Rosso

  1. #1
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    Predefinito Pamuk, Orhan - Il mio nome è Rosso

    Mi dispiaceva che questo grande scrittore turco (premio Nobel 2006) non fosse mai stato menzionato su questo forum, così ho pensato di rimediare.

    Dalla quarta di copertina:
    "Istanbul, 1591. In una città scossa da antiche inquietudini e nuovissime tentazioni, tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perchè se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.
    Libro corale, ricco di passione e di suspense, questo straordinario romanzo restituisce la ricchezza e la malinconia di un mondo al tramonto. Nel contrasto tra i due vecchi miniaturisti, Zio Effendi e Maestro Osman, Pamuk riassume una discussione che continua ancora oggi nel mondo islamico, diviso tra modernità e tradizione."

    Molto belle le descrizioni del mondo dei mianiatursti e dell'atmosfera di Istanbul. Caratteristico è lo sguardo quasi "infantile" dell'autore, che tratteggia personaggi e luoghi con chiarezza e semplicità.
    Un po' pesante riuscire a districarsi tra tutti i personaggi e le vicende storiche citate nel romanzo, ma penso che renda bene l'idea di un mondo assurdo, strano e ormai rassegnato al proprio declino...
    Ultima modifica di elisa; 04-07-2010 alle 09:12 PM. Motivo: edit caratteri

  2. #2
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    quando l'ho letto aveva appena vinto il nobel per la letteratura.
    L'ho iniziato ed una frase mi è balzata all'occhio: "uno (dei mendicanti) era cieco e sorrideva guardando la neve cadere."
    L'autore ha comunque un pregio ... è del 1952!
    Se Umberto Eco con "Il nome della rosa" ci aveva raccontato una storia medioevale dove veniva punito chi, vivendo in un monastero italiano, osava "leggere" un testo del greco Aristotele, in questo libro ci raccontano una analoga storia medioevale dove viene punito chi, vivendo immerso nell'Islam, osa dipingere all'italiana! Ancora una volta (l'aveva già fatto Dan Brown, rifacendosi al "Pendolo di Focault", ricordate!?) una rielaborazione di idee nate dal genio italico!? Forse sarebbe ora di pensare che il nobel lo merita ... Eco?
    Paolo
    Ultima modifica di elisa; 12-02-2009 alle 08:43 AM.

  3. #3
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    E' bellissimo questo libro! Geniale la narrazione che cambia punto di vista capitolo per capitolo, fino a far narrare le vicende pure agli oggetti! tutto il libro è un grande riflessione sull'arte e sulle tradizioni - oltre che sull'incontro-scontro tra culture diverse...e affronta tematiche serissime con una leggerezza unica - a suo modo è un romanzo perfetto. E poi, chi come me è un caffeinomane convinto ( 8) )non potrà che apprezzare l'ode al caffè che nel libro Pamuk fa fare ad alcuni personaggi.
    A me è piaciuto moltissimo pure "Neve"...se non l'avete ancora letto, fatelo!
    Ultima modifica di elisa; 12-02-2009 alle 08:44 AM.

  4. #4
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    Sì sì, bellissimo anche "Neve"... Forse più affascinante ancora di "Il mio nome è rosso".
    Ultima modifica di elisa; 12-02-2009 alle 08:44 AM.

  5. #5
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    Salve a tutti. Io ho letto "Il mio nome è rosso" e, come voi, l'ho trovato geniale nel cambiamento del narratore (che può essere anche un colore!) a ogni capitolo e molto affascinante nelle descrizioni dell'arte dei miniaturisti musulmani (di cui non ero minimamente a conoscenza).
    Ho anche iniziato "Neve", ma l'ho interrotto più volte: non so perchè, ma non riusciva a "prendermi" come il primo...Però dopo aver letto del vostro entusiasmo credo che lo riprenderò definitivamente, grazie!

    Miag
    Ultima modifica di elisa; 04-07-2010 alle 09:12 PM. Motivo: edit caratteri

  6. #6
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    Mi è piaciuto molto "il mio nome è rosso", soprattutto mi ha affascinato la ricostruzione degli eventi attraverso un continuo rinvio a storie del passato:mi sembrava di leggere le "mille e una notte" ! Il mondo dei miniaturisti è descritto con grande minuzia ed è un'occasione per l'autore per descrivere usanze, costumi e religione del magico oriente.
    Bellissimo

  7. #7
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    Davvero un libro molto ben scritto ed estremamente affascinante!
    Trovo che alcuni capitoli, soprattutto quelli in cui voce narrante è un oggetto, come una moneta, o addirittura Satana, siano vera poesia!
    In particolare ho avuto la sensazione che con questo romanzo Pamuk intendesse principalmente presentare al lettore le molteplici contraddizioni del mondo ottomano, particolarmente evidenti nell'ambiente dei miniaturisti e dei calligrafi, prendendo come mero pretesto il mistero di sangue la cui soluzione viene offerta nelle ultime pagine!

    Non dico che per alcuni tratti, in cui vengono descritte scene della storia o della mitologia persiana e cinese dipinte dai miniaturisti, la narrazione non perda un pò di ritmo, ma il risultato d'insieme è davvero meritevole: insomma, un libro da assaporare lentamente....

    Voto 4/5

  8. #8
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    Che altro aggiungere? Libro da non perdere. Bellissimo immedesimarsi nelle varie parti. Invidie e rivalità, ma anche diverse forme di amore, arte e religione, in una ridda di storie dentro altre storie, come quelle raccontate dalla bella Sheherazade nelle Mille e una notte, per tracciare un grandioso arazzo di un mondo che non ha ancora deciso se lasciarsi incantare dalle novità dell’Occidente o restare ancorato alle tradizioni.

  9. #9
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    Citazione Originariamente scritto da paolofederici Vedi messaggio
    quando l'ho letto aveva appena vinto il nobel per la letteratura.
    L'ho iniziato ed una frase mi è balzata all'occhio: "uno (dei mendicanti) era cieco e sorrideva guardando la neve cadere."
    L'autore ha comunque un pregio ... è del 1952!
    Se Umberto Eco con "Il nome della rosa" ci aveva raccontato una storia medioevale dove veniva punito chi, vivendo in un monastero italiano, osava "leggere" un testo del greco Aristotele, in questo libro ci raccontano una analoga storia medioevale dove viene punito chi, vivendo immerso nell'Islam, osa dipingere all'italiana! Ancora una volta (l'aveva già fatto Dan Brown, rifacendosi al "Pendolo di Focault", ricordate!?) una rielaborazione di idee nate dal genio italico!? Forse sarebbe ora di pensare che il nobel lo merita ... Eco?
    Paolo

    Mi mancano cento pagine per finire questo libro complesso e affascinante e devo spiegare l'apparente assurdità della frase che cita Paolo, quella del cieco che sorride perchè vede la neve cadere. Non mi ricordo la frase specifica ma posso senz'altro affermare che non è una "svista" ma una delle fondamenta dell'arte islamica e dei miniaturisti in particolare, protagonisti del libro, che devono arrivare con l'esercizio ripetuto a disegnare a memoria, perchè loro non disegnano con i loro occhi ma con gli occhi di Allah, anzi la cecità, che sopraggiunge per tutti i miniaturisti, viene auspicata, perchè permette proprio di disegnare senza guardare il foglio.

    Per quanto riguarda l'imparentamento con Eco devo anche qui sottolineare che non è il disegnare alla veneziana che viene ostracizzato, ma il mettere in discussione le fondamenta stesse della religione, in quanto il miniaturista non riproduce la realtà che cade sotto i suoi sensi, soggettiva e imperfetta, ma la perfezione che solo Allah riesce a creare. La profondità religiosa e filosofica delle due culture, quella occidentale ed orientale, in questo libro non vengono banalizzate come potrebbe essere leggendo le parole di Paolo, anzi vengono approfondite attraverso il focus del disegno e della pittura e quindi dell'arte specifica che si esprimeva in quel periodo di contatti tra Istambul e Venezia, un punto di incontro/scontro nè politico nè militare ma culturale ed artistico che alcuni vorrebbero che diventasse confronto.

  10. #10
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    Gran libro Il mio nome e' rosso.
    Pero' di Pamuk c'e' di meglio...per l'antitesi occidente e oriente o per la relativa intersecazione.
    Il Mio nome e' rosso e' un po' troppo " miniaturista"...

  11. #11
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    Questo è un libro che ho molto apprezzaato. Bella l'idea dei diversi capitoli dove i personaggi raccontano uno stesso fatto dalla loro personale prospettiva. Interessante l'ambientazione nella antica instanbul dei sultani e il racconto della vita e del mestiere dei miniaturisti ( è consigliabile andare a vedere alcune delle splendide immagini di miniature turche o afgane che si possono trovare sul web, danno maggior sostanza al racconto ).
    Forse verso la fine la narrazione si dilunga troppo ma è comunque un "peccato" veniale. Un libro che mi sento di consigliare .

  12. #12
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    Indubbiamente è un libro che fa riflettere molto sul rapporto tra occidente ed oriente visto attraverso l'arte delle due culture e la rappresentazione del mondo che attraverso la pittura viene fatta dagli artisti stessi. E' estremamente affascinante la storia della tecnica delle miniature e della personalità che i miniaturisti assumono esprimendosi attraverso questo tipo di pittura. Storicamente trovo questo romanzo molto preciso ed articolato, alla fine della lettura si hanno alcuni strumenti di comprensione dell'arte islamica e della cultura del periodo molto maggiori di quelli che si avevano prima di leggerlo. Riesce poi con un linguaggio molto ricco ma nello stesso tempo molto descrittivo e ripetitivo a farti immergere in modo quasi ipnotico in questo mondo dove l'orizzonte non andava al di là del foglio di carta che si aveva sotto il naso. Libro complesso che proprone molte chiavi di lettura e che riesce anche ad essere un piacevole romanzo, in cui un po' ci si perde come in un labirinto. Ti lascia la voglia di vedere le miniature del grande Bezhat e di tutti gli artisti menzionati nella storia.

    La storia di Cosroe e Shirin

  13. #13
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    Esco da questa lettura non del tutto soddisfatta. Non ripeto i giudizi, che condivido, sulla capacità dell'autore di trasmettere l'atmosfera dell'epoca, la cultura tipica dell'ambiente dei miniaturisti e la minuziosità della produzione artistica nella Istambul del periodo ottomano. Bella anche la narrazione a più voci, che dà vivacita ad un racconto che ne è un po' privo (forse volutamente). Quel che mi ha lasciata perplessa è la caratterizzazione dei personaggi, poco indagati psicologicamente nonostante siano immersi in una vicenda che li vede pericolosamente coinvolti. Anche alcuni passaggi della storia mi sono parsi un po' forzati. Insomma, ho avuto l'impressione di leggere un bel testo "cerebrale" in cui l'autore ha esposto con maestria la propria conoscenza dell'argomento e ha costruito in modo un po' meccanico una vicenda plausibile, che consentisse di mostrare appieno un mondo consapevole, ma non rassegnato, di essere ormai giunto al tramonto.Voto: 3,5/5

  14. #14
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    Vorrei leggere qualcosa di Pamuk, di cui non possiedo niente. Mi consigliate il migliore da cui partire? A naso questo romanzo è quello che mi attira di più, ma forse chi conosce bene questo autore può darmi dei buoni consigli...

  15. #15
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    L'ho terminato oggi e non sono rimasta particolarmente colpita, a tratti noioso e pesante. Non ho amato nessuno dei personaggi, nemmeno Nero o Sekure, poco caratterizzati e poco chiari nel loro agire.

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