Pearl S. Buck - nata Pearl Sydenstricker (Buck è il cognome del primo marito) - nacque a Hillsboro (West Virginia) il 26 giugno 1892 da una coppia di missionari americani che, quand’ella era ancora bambina, si trasferirono in Cina. La piccola Pearl fu nei primi anni affidata a una governante cinese che le insegnò la lingua e la storia cinese; e, insieme, l’amore e la comprensione per quella terra. Compiuti i suoi studi in America, ritornò in Cina ove rimase fino al 1932, scrivendo i suoi più celebri romanzi di vita cinese e insegnando letteratura all’Università di Nanchino. Il primo grande successo della Buck fu "La buona terra" (1931), che le ottenne il Premio Pulitzer per il migliore romanzo dell’anno. Nel 1934, stabilitasi definitivamente in America, ottenne la "Howells Medal" e nel 1939 il Premio Nobel. Dopo il 1934 la Buck si interessò alla vita contemporanea e ai problemi dei popoli di colore di tutto il mondo. Nel 1942, tornando alla ribalta internazionale il problema cinese, la Buck, con "Stirpe di drago" e col seguente "La promessa" che vi si ricollega, riprese con rinnovata ispirazione i temi dei suoi primi romanzi.
Negli ultimi Anni della sua vita si ritira a Danby nel Vermont, dove scrive pochissimo e dove muore il 6 marzo 1973.

INCIPIT
Ling Tan alzò il capo. Nella risaia dove stava con l'acqua fino alle ginocchia udì la voce alta e squillante di sua moglie. Perché mai la donna doveva chiamarlo ora a mezzo il pomeriggio, quando non era né ora di mangiare né ora di dormire?

OSSERVAZIONI PERSONALI
Pearl S. Buck è anch'ella una scrittrice biblica, giudicandola da questo "Stirpe di Drago". La Steinbeck in gonnella. E se conoscete la mia stima per John Steinbeck potete capire che tale complimento sia questa mia definizione.

Bellissimo romanzo, straordinariamente profondo, che ruota tutto attorno alle vicende di una famiglia della Cina meridionale durante la guerra sino-giapponese all'inizio del secolo scorso (pensavo si trattasse della fine '800 ma mi sbagliavo). La Buck racconta le efferatezze commesse da quei piccoli ometti dalle gambe storte, la silenziosa resistenza di alcuni villaggi di contadini, i crudeli patimenti, gli amori, il senso di continuare a vivere e l'attaccamento alla propria terra. Un popolo di villici che sordamente tiene testa come può al nemico che conquista saccheggiando e stuprando. Agricoltori che resistono stoicamente per continuare a poter vivere nei luoghi dove la Buck ha davvero vissuto. Uomini semplici, contadini di tenere ed innocenti convinzioni. Con le loro usanze, le loro tradizioni. Personaggi che con il loro modo di pensare e di agire spesso ti strappano un sorriso proprio per il loro modo diretto e innocente di fare le cose.
L'autrice ci regala una prosa d'altri tempi, elegante e sicura, eppure straordinariamente semplice. Dipingendo i personaggi con impensata efficacia, ci fa osservare il mondo da molti differenti punti di vista.
Questa è la letteratura che preferisco. Un piccolo capolavoro, un romanzo campagnolo ma per ogni tempo.

"Eppure, lo sentivi, che non era una giornata come tutte le altre, ma piena di destino."

Ora non posso che continuare con il suo diretto seguito: "La promessa".

Voto 4/5