A tutti è capitato di invidiare Dostoevskij, Leonardo da Vinci, Alfred Nobel o qualche altro personaggio capace di lasciare una traccia indelebile nella Storia grazie al suo ingegno. A chi non è mai capitato di desiderare di vivere la loro vita, perché magari la nostra al confronto ci sembrava banale? Purtroppo però se questo desiderio si potesse esaudire non sempre ci lascerebbe soddisfatti, perché ogni “personaggio” – lo scrittore capace di scrivere opere immortali, o lo scienziato capace di rivoluzionare il corso della storia – è anche una persona e questa non è detto che abbia meno problemi di noi. Insomma qualcuno potrà invidiare a Socrate le sue idee, il suo pensiero, ma dubito che qualcuno gli invidierà la moglie. E non è detto che altri personaggi non abbiano avuto una moglie/marito altrettanto dispotica/o, o non abbiano sofferto di dolorosissimi mal di denti, o non abbiano vissuto con i creditori alle calcagna facendo salti mortali per mettere insieme pranzo e cena nello stesso giorno. Insomma la nostra vita non sarà bellissima, ma non basta essere Dumas o Marie Curie per non aver problemi.
Questo libro a metà strada tra il romanzo e la biografia ci racconta la vita di un uomo che il suo segno nella Storia ha saluto lasciarlo: Keplero. Io conoscevo – ma ormai avevo quasi dimenticato - le sue “leggi”, ma della sua vita sapevo ben poco, questo libro è servito a farmi conoscere il Keplero che a scuola non si studia, quello che si infastidiva perché la moglie gli sottoponeva stupide questioni mentre voleva dedicarsi ai suoi studi, quello che non aveva mai abbastanza soldi in tasca per provvedere alla sua numerosa famiglia, quello che doveva districare anche i problemi provocati dalla madre in odore di stregoneria. A dire la verità dal libro non viene fuori un bel ritratto né di Keplero, né di Tycho Brahe, né di Galileo Galilei, ma come dicevo un conto è il “personaggio” e altro conto è la persona e questa – per nostra fortuna - ha sempre accanto ai pregi, anche la sua buona dose di difetti, proprio come noi.
In qualche punto un po’ più tecnico mi sono persa, lo ammetto, ma resta comunque una bella lettura interessante.