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 Il Dio degli amori impossibili

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Discussione: Basil, Priya. - Il Dio degli amori impossibili

  1. #1
    dreamer member
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    Predefinito Basil, Priya. - Il Dio degli amori impossibili

    Dalla quarta di copertina:
    «Come misurare la distanza tra due cuori?» Ripensando a questo verso, che ha fatto da sottofondo al loro primo scambio di sguardi, Lina e Anil potrebbero rispondere che il loro amore sembrava scritto fin da subito nei rispettivi nomi: uguali se capovolti, come un romantico segno del destino.
    Quando tutto è cominciato, erano all’università, a Londra: un mondo libero e aperto, dove ogni sogno sembrava possibile, a portata di mano. Con l’entusiasmo ingenuo e sfrontato dei vent’anni, si sentivano più forti degli eventuali ostacoli che fuori, nella realtà, avrebbero potuto scindere ciò che pareva indissolubilmente legato. Come, in primo luogo, le differenze religiose tra le due famiglie di appartenenza: musulmana (e molto tradizionalista) quella di Lina, sikh quella di Anil. Inutile appellarsi al fatto che, dopotutto, era già il ventunesimo secolo: certi divieti restavano immutabili. Laddove un dio aveva posto un punto fermo, non andava messo un punto interrogativo. Due mondi tanto diversi non erano fatti per incontrarsi.
    L’uomo che ora è seduto in un caffè di Londra, in attesa, è Anil. Da anni non vede Lina. È lontano il tempo del loro amore proibito e clandestino, infine tradito da un fascio di lettere. Ma la donna che sta arrivando all’appuntamento è proprio lei, in ritardo come la prima volta. Il senso del loro ritrovarsi è in qualcosa che Lina ha scoperto. Qualcosa che è spuntato dal passato e che forse, nonostante il tratto di vita che hanno percorso separati, potrebbe colmare la distanza inflitta ai loro cuori. È l’ultima occasione concessa al loro amore: per scoprire se può esserci un nuovo inizio o se la parola fine è stata davvero scritta per sempre.


    Ho appena terminato la lettura di questo libro, il secondo di quest'autrice anglo-indiana, e sto ancora cercando di capire se e quanto mi è piaciuto. In realtà la storia non è per niente nuova: due ragazzi che si innamorano, ma che per differenze religiose e familiari non possono stare insieme... I personaggi sono ben tracciati, lui è il ricco, estroso studente di architettura che finanzia i suoi progetti con i soldi del padre di cui non si preoccupa di verificare la provenienza; lei è la tipica ragazza della porta accanto, remissiva, legata alla famiglia, impegnata nel campo dei diritti umani, vorrebbe essere la figlia perfetta, ma non ce la fa a mettere fine alla relazione proibita. Dietro di loro ci sono due famiglie molto diverse: una ricca ed immersa nel lusso e nella futilità, l'altra modesta, dignitosa, tradizionalista e permeata di religiosità. Sullo sfondo Londra, il corrotto Kenya, gli Stati Uniti post 11 settembre.
    La scrittura è scorrevole, non particolarmente brillante, direi piuttosto ordinaria. Sul piano delle emozioni il tutto migliora nella seconda parte, diciamo che il libro ci mette un po' per ingranare la marcia... il finale mi ha lasciata alquanto perplessa... frettoloso, mozzato, buttato lì... si intuisce il lieto fine, ma a questo punto, a costo di scadere nella banalità, avrei puntato su una bella riconciliazione emozionante in grande stile!
    In conclusione, carino, ma nulla di eclatante! Resto con le mie perplessità sia sul libro sia sull'autrice che, come avevo notato anche in "profumo di spezie proibite", fa il suo compitino e resta sempre un gradino sotto le mie aspettative a dispetto delle presentazioni altisonanti. Voto? Un buon 3 su 5.

  2. #2

    Predefinito

    Anch'io sono rimasta perplessa sul finale , perché non ho capito se c'è il lieto fine o l' ennesimo fraintendimento nella comunicazione tra i due. ..
    Qualcuno mi può illuminare?
    Comunque il libro mi è piaciuto, ben scritto, mi ha emozionata e fatta riflettere

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