Un giovane professore di liceo fa pubblicare sul giornale di una cittadina siciliana due versi del Cantico dei Cantici. E' un segnale destinato a Francesca, la donna che, in tempi e luoghi diversi, ha ossessionato la sua mente per anni. Tutto farebbe pensare all'avvio di una vicenda di "amour passion", ma accanto a Francesca il professore trova la sorella minore, Nunzia, splendida sedicenne. La passione per Francesca si frantuma all'impatto che Nunzia ha sulla sua vita. Due versi, ambigua metafora carnale dell'unione tra l'anima e Dio, diventano per Nunzia, un manuale scandaloso a uso personale. Il professore si accorgerà troppo tardi di essere diventato parte di un vortice che lo trascina oltre illecito.
Un libro che rimane sempre sospeso tra una prosa ed una tecnica narrativa che proprio non mi sono piaciute e me lo hanno reso difficile da leggere, ed un alone di magia che Cotroneo ha saputo sapientemente tessere intorno a questa vicenda.
IL risultato è efficace, perchè in effetti la vicenda rimane sempre avvolta un po' nel mistero, con cose dette e non dette (e se dette non raccontate direttamente dall'io narrante, ma da altri personaggi).

Comunque bella l'atmosfera e molto credibile: siamo nella Sicilia degli anni '50, in un paesino non meglio identificato. Seppur portata agli eccessi, l'atmosfera che si respira per le sue strade e la peccaminosa sensualità che vi si insinua sembra di toccarle con mano.

Peccato, per me poteva essere un ottimo libro, ma proprio c'è qualcosa che mi infastidisce nel suo modo di scrivere. Parere molto, ma molto personale.