Il Libro de buen amor è stato scritto in Spagna nel XIV secolo dal Arcipreste de Hita.
L'autore era un clèrigo, ovvero una persona che aveva fatto studi approfonditi, spesso legato alla Chiesa, ma non necessariamente un prete, anzi, nemmeno necessariamente cristiano (alcuni erano ebrei o musulmani).
L'opera è scritta principalmente in Cuadernavia, ovvero versetti alessandrini, cioè 11 sillabe ciascuno con rima consonante a gruppi di 4 (AAAA, BBBB, CCCC...)
L'argomento è l'Amore sotto ogni punto di vista, anche - e soprattutto - quello godereccio, perciò spesso e boccaccesco.
Si parla di come deve essere la donna e l'uomo, di come devono atteggiarsi, del corteggiamento, del valorizzarsi, del farsi furbi... e del puntare all'obiettivo!
Il fatto che l'autore fosse un arciprete, ci dà un'idea di quanto devoto fosse... non solo a Dio, e di come vivevano dietro al sipario.
Per carità, l'opera inizia con una bella lode alla Vergine, ma poi passa anche alle altre Donne e gioca con l'amore: ci gioca perché è spassoso, mai triviale e sprizza gioia.
Sguazza nei classici greci, latini e arabi, pesca nella Bibbia, nelle altre opere dell'epoca, attinge alla cultura pre-picaresca del tempo, ci mette del suo, e alla fine è un'opera molto originale, bella e fresca anche dopo quasi ottocento anni.
Non so se esiste tradotto in italiano; non credo.
Io ce l'ho nelle edizioni Odres Nuevos, già tradotti in spagnolo moderno, perciò facilmente leggibile per chiunque.
Indimenticabile la disputa tra greci e romani, la storia della nobile discreta, le qualità che una donna deve avere per essere bella, le proprietà dei soldi, la montagnina brutta e tante altre.