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Anna

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Discussione: Ammaniti, Niccolò - Anna

  1. #1
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    Predefinito Ammaniti, Niccolò - Anna

    Se si dice “la Rossa” può venire in mente un’anziana, esperta e allegra prostituta di un romanzo di Amado o simili, felice di esserlo. Ma non è così: la Rossa è un morbo tremendo, che in breve tempo si è portato via tutti gli adulti lasciando al mondo solo i bambini, destinati anch’essi a scomparire una volta diventati “grandi” (difficile vivere più di quattordici anni). In questa Sicilia desolata Anna passa il tempo a procurare il cibo per sé e il fratellino Astor - che, quando morì la mamma qualche anno prima, aveva quattro anni e che quindi non ricorda quasi nulla del mondo pre-catastrofe – e ad accudirlo.
    Ho letto diversi libri di questo filone “post-catastrofico”: ho trovato analogie con La strada, Cecità, Nel paese delle ultime cose di Auster. Perciò, soprattutto all’inizio, la sensazione di “già visto” è stata prepotente. Ma ogni autore ha la sua penna e la sua particolarità, e presto ho ritrovato il caro, vecchio Ammaniti, con le sue assurdità calate in un contesto reale (non realistico, ma credibile come se tutto avvenisse qui e ora), la sua cruda ironia e l’innata capacità di immedesimarsi nei bambini e negli adolescenti. Cosa succederebbe se al mondo ci fossero solo bambini? L’autore ha immaginato ciò, secondo me, in modo verosimile, senza eccedere né nel bene (niente edulcorazioni poco credibili) né nel male (quanto i bambini, soprattutto se privi di controllo e se lottano per la sopravvivenza, possono essere cattivi?).L’autore ci regala ancora una volta una bella storia di formazione, pur ambientata in un contesto estremo; seppur non supportata da una società ordinata Anna, inevitabilmente, cresce e, pur avendo pensieri e una vita non comune nel mondo che conosciamo, prova gli stessi sentimenti che in esso si provano. Il messaggio che ho percepito alla fine è di surreale, forse immotivata speranza.
    Credo che se Ammaniti smettesse di scrivere mi dispiacerebbe molto, è uno scrittore che sento profondamente vicino

  2. #2
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    Volevo aggiungere che il libro è zeppo di particolari macabri, anche se sempre con un sottofondo ironico, perciò forse non a tutti piacerebbe

  3. #3
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    Appena terminata la lettura posso dire di essere abbastanza concorde con il giudizio di Alessandra: La abbastanza vasta gamma di scelta per il Filone Post-Apocalittico che si manifesta in un contesto di quasi totale solitudine e desolazione rende l'inizio della lettura parecchio fastidiosa.. E' troppo forte il richiamo a "La Strada", dove i protagonisti erano un padre e suo figlio, mentre qui siamo di fronte ad Anna, che è sì una bambina, ma è la madre reale di Astor, suo fratello. L'ambientazione, il clima.. Tutto richiama altro e questo è quasi scontato se si decide di battere una strada già parecchio percorsa da altri e in modo egregio (e non solo a livello letterario, ma anche cinematografico..). Detto questo, alla lunga viene fuori il carattere e la particolarità di Ammaniti, il suo modo di raccontare e la sua capacità di pensare e trascrivere scene al di fuori della realtà, ma che nella realtà poi risultano essere del tutto possibili. Il libro finisce con il catturare, complice la sua brevità (Quasi trecento pagine, ma scorrevolissime..), ma rimane a livello di una bella storia e poco altro. Ci sono frammenti in cui ci si emoziona (SPOILER-SPOILER-SPOILER: Quasi mi veniva fuori una lacrima quando ho scoperto che Coccolone non era morto!), ci sono passaggi forti e ben riusciti, ma il tutto rimane come sospeso in una dimensiona che avvicina il racconto quasi ad una favola, forse complice il fatto che ad esserne protagonisti sono dei bambini. Senza sminuire quanto di angosciante e triste e duro vien fuori da un libro che comunque narra di un contesto di morte e solitudine. L'immotivata speranza di cui parla Alessandra è presente, proprio come i lieto fine delle favole: Non siamo di fronte alla risurrezione dell'umanità, ma il finale non è cupo, perché qualcosa in cui credere e per cui combattere c'è comunque sempre.
    Due sono le considerazioni fondamentali che voglio fare su Ammaniti: Dopo aver letto tre delle sue opere non ne posso più di avere sempre come protagonisti dei bambini. Così, molto soggettivamente e francamente. Alla lunga rischia di diventare banale e per me lo è diventato. Questo, lo ammetto, ha pesato molto sulla mia personale valutazione del libro. In secondo luogo, dopo "Ti Prendo e Ti Porto Via", che è un capolavoro, non ho ritrovato la stessa bellezza né in "I non ho Paura", né in "Anna", che per profondità narrativa sembra scritto da un altro autore, non comunque dall'Ammaniti di "Ti Prendo e Ti Porto Via".
    Consigliata a leggere comunque quest'opera: Breve e leggera, piacevole per periodi in cui non si ha voglia di leggere o non si ha nulla di pronto da affrontare. Libro simpatico, che mette di buon umore, ma lo ripeto ancora: E' una storiella.

    Voto: 5.5.

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