E’ un libro di 6/7 anni fa, il che vale a dire, per il tema trattato, che è come se fosse di un'altra era.

La Napoleoni ci spiega, statistiche alla mano, quanto sia sbilanciata l’attività mentale e materiale della società in contesto di terrorismo.

Si spendeva un’enormità, nel mondo, per difendere i popoli da attacchi terroristici e, in confronto si faceva ben poco, per risolvere problemi ben più urgenti e statisticamente pericolosi. Dice la Napoleoni che una persona ha qualche decina di migliaia di possibilità in più di morire in un incidente stradale o di qualche malattia legata all’inquinamento, ma ben poche risorse, in proporzione, vengono destinate a quei settori.

Ogni anno otto milioni di bambini muoiono di fame o denutrizione (25.000 ogni giorno) e nulla viene fatto, quando basterebbe una percentuale di ciò che si spende in materia di anti terrorismo per risolvere, almeno parzialmente, questa intollerabile piaga. Legata per altro a quella della povertà, a sua volta legata a quella del terrorismo.

Il discorso portato avanti dalla Napoleoni non ha nulla di politico, affronta solo la materia dal punto di vista dell'irrazionalità degli investimenti.

La seconda parte del libro ci dice che il terrorismo era molto più specializzato e faceva più morti nei decenni precedenti, anche se il mostro pare nato oggi. Emblematico il tentativo di omicidio, estremamente sofisticato, portato avanti dall’Ira e al quale la Thatcher sfuggì per un soffio.

Messi a confronto sono invece grotteschi alcuni tentativi fatti dai fanatici islamisti dopo il 2001. Su tutti, i casi di quello che all’esame per il brevetto da pilota, aveva informato l’insegnante che non gli interessavano la fase del decollo e quella dell’atterraggio, ma solo quella del volo, o di quel gruppo che volendosi fare esplodere alla Mecca si perse per la città e chiese informazioni alla polizia.

Un libro bello, anche se non troppo approfondito.

Votato 3/5