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La porta

Mostra risultati da 1 a 15 di 15

Discussione: Szabò, Magda - La porta

  1. #1
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    Predefinito Szabò, Magda - La porta


    Un intenso romanzo che racconta la relazione tra due donne “ Magda, la scrittrice, ed Emerenc, la sua donna di servizio “ sullo sfondo dell'Ungheria degli anni '60 e '70 del Novecento.


    Un romanzo scoperto quasi per caso e rivelatosi uno dei più belli mai letti. Storia toccante, scritta egregiamente. Impossibile dimenticare il personaggio di Emerenc, ancora oggi mi soffermo a pensarci con un pizzico di nostalgia. Consigliatissimo

    Qualcuno tra voi l'ha letto ?
    Ultima modifica di Minerva6; 04-02-2017 alle 06:33 PM. Motivo: edit titolo

  2. #2
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    Red face

    ieri ho iniziato a leggere questo libro consigliato da un'amica che lavora in biblioteca... è scritto benissimo ed accattivante... continuo la lettura!!

  3. #3
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    Un romanzo duro, inquietante, decisamente amaro ma in grado di esprimere, nello stesso tempo, la profondità di un rapporto conflittuale che cela un amore puro fra due donne, espresso secondo logiche e comportamenti lontani dal comune agire. Ma d’altra parte nella figura dell’indiscussa protagonista, Emerenc Szeredas (una granitica e infaticabile anziana “governante”), nulla può essere definito “normale”, in termini sociali e convenzionali: pur essendo disponibile con tutti, non ammette che alcuno possa varcare la porta della sua abitazione (così come quella della sua anima), non accetta doni, consigli o indottrinamenti (religiosi o politici), non ammette repliche alle sue posizioni o alle sue idee, che impone in modo quasi dittatoriali. La sua persona è ammantata da un alone di mistero, per il suo presente e per il suo passato…..mistero che la co-protagonista, un’affermata scrittrice, svelerà a sprazzi nel corso della vicenda, rendendo comprensibili e corerenti anche i comportamenti più strani o crudeli di Emerenc : emerge infatti la storia drammatica non solo di una donna ma dell’intera nazione ungherese nel corso del XX secolo.
    Coinvolgente, interessante, un libro che lascia il segno……..è il primo che leggo di questa autrice ungherese e devo dire che ha rappresentato una vera e propria “rivelazione”,

  4. #4
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    Di questa autrice ho letto pochi giorni fa "La ballata di Iza".
    Mi è molto piaciuto per cui credo che leggerò anche questo.
    Conoscete altri suoi romanzi?
    Grazie

  5. #5
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    Libro bellissimo, ben scritto e emozionante. Emerenc instancabile lavoratrice e dedita al lavoro in maniera encomiabile mi hanno ricordato una persona a me cara, sarà anche per questo che mi ha particolarmente coinvolto. Cosigliato davvero a tutti

  6. #6
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    In un periodo di titoli suggestivi già il titolo di questo romanzo esce dal coro, asciutto e simbolico, come lo sarà poi tutta la lettura del libro, vagamente misteriosa ma profondamente suggestiva. Dalla protagonista Emerenc ti aspetti di tutto, ma sarà proprio la scrittrice invece a sbalordire con delle scelte non convenzionali, come non convenzionale è tutto il romanzo. Romanzo della memoria caro al genere proustiano ma anche romanzo metaforico di chi mastica di più il genere caro a Kafka e la Szabo riesce ad avere quasi sempre questo equilibrio durante tutta la scrittura, che ti si apre un po' alla volta e che puoi considerare su tanti livelli. Io ne ho seguito uno, quello maggiormente simbolico e a me congeniale, confrontando tutto il romanzo, che è anche autobiografico, con la vita della scrittrice che ha dovuto restare in silenzio per tanti anni a causa del regime comunista e che anche con questo romanzo ha potuto aprire quella porta rimasta per così tanto tempo sbarrata. Romanzo consigliatissimo.

  7. #7
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    Romanzo molto coinvolgente e a tratti duro su un tema, l'amizia tra donne, così delicato e pieno di sfaccettature diverse, come lo è l'animo femminile. A tratti ci si chiede..." ma si vogliono davvero bene queste due?".... per poi trovare la risposta nella pagina o nel capitolo seguenti..
    Emerenc è un personaggio che ti resta nel cuore, che sa coccolare e ferire duamente come solo l'amore può fare. Ma io ho avuto grande simpatia anche per la scrittrice, che ama come sa fare, pensando di fare bene e dovendo districarsi tra la quotidianità fatta di impegni e scelte dolorose e le questioni di principio ideologiche e pure.
    Come ha detto Elisa, è un romanzo su più piani...c'è anche lo sfondo storico, non di poco conto, e lo sfondo autobiografico di una scrittrice che opera in un regime comunista, e proprio per queste sue molteplicità, può piacere a molti.
    Consilgiato.

  8. #8
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    E' vero, prosa impeccabile e la mitologica figura di Emerenc rimane fortemente impressa, pero' ...pero' non mi ha convinto del tutto.. Mi e' sembrata una storia inverosimile e forzata.

  9. #9
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    molto bello, e quasi altrettanto improbabile, anche per una lettura metaforica. questo non toglie fascino alla storia ma in qualche occasione non mi ha convinto e anch'io ho sentito qualche forzatura di troppo

    comunque consigliato

  10. #10

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    “Ai tempi dell'università detestavo Schopenhauer, nel corso della vita, invece, mi sono resa conto che ha ragione quando sostiene che ogni legame sentimentale rappresenta una potenziale aggressione, da quante più persone ci lasciamo avvicinare tanto più numerosi sono i canali attraverso cui il pericolo può colpirci”.
    Credo che tutto questo romanzo possa racchiudersi qui, in questa frase. Si tratta di un nocciolo di verità che la Szabò sembra estrarre a fatica, con un dolore quasi fisico, perché verità simili si possono esternare solo scavando nella propria carne. E “La porta” è un romanzo fatto di scavi e dolorose scoperte, di porte chiuse e vite che, lentamente, si avvicinano e si aprono l'una all'altra, svelando segreti che forse tanto segreti non sono, svelando sentimenti, aprendo ferite.
    Questo è un romanzo sull'incredibile difficoltà di comunicare, difficoltà che si acuisce forse di più nel momento in cui due persone si amano di un amore così potente e irrazionale, puro e immotivato, quando ogni gesto di avvicinamento è in realtà un obbligare l'altro ad esporsi ed aprirsi, a schiudere porte (fisiche e spirituali) che creano fessure attraverso cui l'esterno potrebbe contaminare e distruggere l'intimità così gelosamente custodita.
    Emerenc è un personaggio straordinario, dotato di una forza incredibile e di una capacità di ammaliare e respingere al contempo, una donna che raramente si trova in letteratura. E' un personaggio surreale, certo, ma mai, nemmeno per un istante, ho pensato che alla Szabò interessasse costruire una storia realistica e verosimile. Non credo sia mai esistita una Emerenc, con la sua lealtà così contorta, con i suoi rituali e il suo codice di comportamento e comunicazione a senso unico,una dea manipolatrice che tiene le fila di un intero quartiere, che esprime il suo affetto e la sua partecipazione con modi dittatoriali che non ammettono repliche né mediazioni, ma non credo nemmeno che questo importi. E' difficilissimo amare Emerenc, è un personaggio a cui difficilmente ci si può affezionare, almeno non in maniera razionale: la sua capacità di comprendere perfettamente persone e animali, il cinismo con cui piega questa capacità per fare in modo che tutti agiscano come lei desidera e si aspetta, perché non esiste nemmeno la più remota possibilità che Emerenc si sbagli o scenda a patti con qualcuno, tutto il suo comportamento suscitano rabbia e disgusto, ma anche una immensa tenerezza - ingiustificata, forse, fuori luogo, ma sconvolgente.
    Fin dalle prime pagine Magda ci racconta quello che sarà l'epilogo della storia, ma non importa nemmeno questo, perché non sono i fatti a contare in questo romanzo. Quelli sono solo un pretesto per mostrare lo straordinario evolversi di un rapporto conflittuale, dove due caratteri sembrano incompatibili, dove un punto d'incontro sembra impossibile, eppure esiste, forse su un piano completamente diverso. Emerenc è dura e impossibile da smuovere, conosce a fondo l'animo della scrittrice, e proprio per questo sa ferirla là dove fa più male. Ma lo fa con consapevolezza, lo fa per amore, ferisce perché secondo lei è l'unica cosa giusta da fare, l'unico modo di amare davvero qualcuno. La scrittrice, invece, ama in maniera semplice, capisce solo dopo, è accecata dall'orgoglio e da passioni momentanee, e alla fine, per amore, si trova a non avere il coraggio di ferire chi ama, finendo per fare forse più male. “Ogni legame sentimentale rappresenta una potenziale aggressione, da quante più persone ci lasciamo avvicinare, tanto più numerosi sono i canali attraverso cui il pericolo può colpirci”. Quanto dolore può esserci nella consapevolezza che il nostro amore ci ha reso ciechi e incapaci di comprendere quale sia la vera salvezza per le persone che amiamo?

    Magda Szabò è un'autrice straordinaria, meriterebbe molta più attenzione di quella che le viene tributata.

  11. #11
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    Sono quasi al termine della lettura, oggi sta diventando seriamente difficile staccarmi dal libro. Credo che il mio parere arriverà a breve!

  12. #12
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    Finito.
    Veramente un bel libro.
    Consigliatissimo!!
    Vorrei poter scrivere qualcosa di più, ma ho finito il libro da pochi minuti e non sono ancora emersa dalla trama. So solo che il tradimento mi ha infastidito e la figura di emenerc mi ha profondamente colpito.
    Ultima modifica di Denni; 01-08-2016 alle 06:00 PM.

  13. #13
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    Alla fine sono rimasto sulla soglia della fatidica "porta", ho dato una sbirciatina e me ne sono andato, perchè per me è stata una delusione vera e propria!... su questo libro avevo delle aspettative altissime e ancora non riesco a capacitarmi delle moltitudini di feedback entusiastici che si leggono ovunque!
    La storia è banale e inverosimile come poche, noiosa, prevedibile dall'inizio alla fine. Mentre le due protagoniste Emerenc e Magda sono insopportabili, la prima è una zitella odiosa e piena di problemi, la seconda è un'inutile e di una tristezza che si fatica a provare anche solo compassione... gli altri personaggi sono inesistenti.
    L'unica cosa positiva che ho trovato è che il libro è scritto bene, la prosa è fluida e si legge facilmente. Per il resto non mi ha detto niente.

    Voto: 2

  14. #14
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    Invece io, a differenza di bonadext, ho gradito molto questo romanzo semi-autobiografico. L'ho trovato molto intenso, appassionante e struggente. Emerenc mi resterà sempre nel cuore con i suoi pregi ma anche con i suoi difetti. E di certo leggerò altro di questa autrice che ancora non conoscevo.
    Consiglio questo libro a chiunque voglia immergersi in profondità nei meandri della psiche umana, ma solo a quelli che non hanno il timore di restarne completamente coinvolti.
    L'abbiamo letto qui
    http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php?t=21835
    Ultima modifica di Minerva6; 12-12-2016 alle 06:11 PM.

  15. #15
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    Predefinito Dal GdL

    Sono molto colpita dalla Szabò, come ho già scritto nella sezione Autori, per la crudezza, pur nascosta sotto uno stile candido e scorrevole, del suo modo di raccontare. Ne La porta questa caratteristica è meno evidente rispetto a L'altra Eszter ma, in ogni caso, vengono sviscerati dolorosamente tutti i sentimenti umani, anche quelli più scomodi come il senso di colpa e addirittura il pensiero di aver potuto contribuire alla morte di un altro essere umano, pensiero spiattellato così, pane al pane e vino al vino, chiamando ogni cosa con il suo nome.
    A me questo libro è piaciuto molto proprio per questo motivo, perché scava nel profondo dell'animo umano, in questo caso soprattutto di quello della protagonista scrittrice, la quale ci racconta la storia della sua donna di servizio /amica Emerenc e del suo rapporto con lei. Emerenc è una donna severa, tagliente, senza peli sulla lingua, ma capace di sentimenti di amore e generosità che vanno oltre i soliti confini. Emerenc non ama tutti, sceglie e sa scegliere, in base ad un istinto viscerale che difficilmente sbaglia. Non so se avrei gradito la compagnia di Emerenc nella realtà perché si tratta di una persona che mette gli altri davanti ad uno specchio e non fa molto piacere quando lo specchio fa notare le magagne. Però, essendo il personaggio di un romanzo, posso dire che dalla mia comoda posizione di estranea (anche se molto coinvolta) spettatrice l'ho amata. E ho amato, pian piano, anche la scrittrice, la cui personalità si svela episodio per episodio, ed è Emerenc, volontariamente o meno, a farla emergere nei suoi aspetti più veri e anticonvenzionali. E' un libro, per me, molto bello, ben scritto e attento anche alle giuste parole nel descrivere i sentimenti (cosa non semplice), emotivamente coinvolgente, diverso dai soliti, sia per l'argomento che tratta che per come lo tratta. Assolutamente consigliato, anche se non a chi cerca romanzi prevalentemente di trama.

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