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Discussione: poesie sulla famiglia

  1. #1

    Predefinito poesie sulla famiglia

    ciao, vorrei conoscere qualche poesia sulla famiglia.

  2. #2
    Senior Member
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    Predefinito

    Magari mi sbaglio

    Poesie di Raymond Carver

    FOTOGRAFIA DI MIO PADRE A VENTIDUE ANNI

    Ottobre. Qui in questa fetida, estranea cucina
    studio la faccia di mio padre imbarazzata da giovane.
    Un sorrisetto timido, in una mano tiene una sfilza
    di persici gialli e spinosi, nell’altra
    una bottiglia di birra Carlasbad.

    In jeans e camicia di tela, sta appoggiato
    contro il paraurti anterior di una Ford del 1934.
    Gli piacerebbe avere un’aria spavalda e cordiale per i posteri,
    portare il suo vecchio cappello inclinato su un orecchio.
    Per tutta la vita mio padre ha voluto essere un duro.

    Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
    che mostrano senza convinzione quella sfilza di persici morti
    e la bottiglia di birra. Padre, ti voglio bene,
    ma come posso dirti grazie, io che pure non reggo l’alcol,
    e che non conosco nemmeno i posti buoni per pescare?


    IL PREMIO

    Dicevano che lui non fosse più lo stesso, dopo di quello.
    E avevano ragione. Se ne andò di casa, tutto contento.
    Fu vittima del fascino dell'opera italiana.
    Davanti al sedile della sua portantina installarono uno sgabello per la gotta.
    La sua famiglia intanto continuava a vivere in una baracca senzacamino.
    Per loro, una stagione equivaleva all'altra.
    Che ne sapevano, loro?
    Le anse di un fiume attraversavano la valle.
    La sera le candele vacillavano, tremando come ciglia.
    Come quando il fumo di tabacco irrita gli occhi.
    Solo che nessuno fumava in quel posto puzzolente.
    Nessuno cantava o componeva cantate.
    Quando morì furono loro a doverne riconoscere il cadavere.
    Che cosa terribile!
    Gli amici non si ricordavano di lui.
    Neanche che aspetto avesse il giorno prima.
    Il padre sputò in terra e se ne andò a caccia di scoiattoli.
    La sorella gli strinse la testa tra le braccia.
    La madre pianse e gli ripulì le tasche.
    Non era cambiato proprio niente.
    Era tornato al punto di partenza.
    Come se non se ne fosse mai andato.
    E’ facile dire che avrebbe dovuto rifiutarlo.
    Ma voi, lo avreste fatto?


    IL PRATO

    In mezzo al prato, questo pomeriggio, raccolgo
    un sacco di ricordi stravaganti. Quell’impresario
    di pompe funebri che ha chiesto a mia madre se
    voleva comprare l'intero completo con cui seppellire mio padre
    oppure solo la giacca? Non è che devo per forza
    fornire una risposta a questa o a qualsiasi altra
    domanda. Però, oh, lui è entrato
    nel forno crematorio con i pantaloni addosso.

    Questa mattina stavo guardando una sua foto.
    Era un tipo robusto, pesante, nell'ultimo anno
    di vita. Teneva in mano un salmone gigantesco
    davanti alla catapecchia in cui abitava
    a Fortuna, in California. Mio padre.
    E adesso è nulla. Ridotto a una tazza di ceneri
    e qualche ossicino. Senza dubbio
    non è proprio questo il modo
    in cui deve finire la vita di un uomo.
    Anche se, come ha giustamente osservato Hemingway,
    tutte le storie, se si continua a raccontarle,
    finiscono con la morte. E’ proprio vero.

    O Signore, siamo quasi in autunno.
    Passa uno stormo di oche canadesi,
    alto. La cavallina alza
    la testa, è scossa da un fremito, si rimette
    a brucare. Mi sa che mi sdraierò
    su questa erba dolce. Chiuderò gli occhi
    e resterò ad ascoltare il vento e il battito delle ali.
    Così, tanto per sognare un'ora, felice di stare qui
    e non altrove. Certo. Ma c'è anche
    la tremenda consapevolezza
    che uomini a cui ho voluto bene
    se ne sono andati in un altro posto, meno bello.


    NON C’È BISOGNO

    Vedo un posto vuoto a tavola.
    Di chi è? Di chi altro? Chi voglio prendere in giro?
    La barca attende. Non c’è bisogno di remi
    né di vento. La chiave l’ho lasciata
    nel solito posto. Tu sai dove.
    Ricordati di me e di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
    Ora stringimi forte. Così. Dammi un bel bacio
    sulle labbra. Ecco. Ora
    lasciami andare, carissima. Lasciami andare.
    Non c’incontreremo più in questa vita,
    perciò ora dammi un bacio d’addio. Su, ancora uno.
    E un altro. Ecco. Adesso basta.
    Adesso, carissima, lasciami andare.
    È ora di avviarsi.

    I NUDI DI BONNARD

    Sua moglie. Per quarant'anni l'ha ritratta.
    Un quadro dopo l'altro. Il nudo dell'ultimo quadro
    era lo stesso corpo giovanile del primo. Sua moglie.

    Come la ricordava da giovane. Com'era quando era giovane.
    Sua moglie che si fa il bagno. Alla toeletta
    davanti allo specchio. Spogliata.

    Sua moglie con le mani sotto i seni
    che guarda fuori in giardino.
    Il sole le dona tepore e colore.

    Lì ogni cosa viva è in boccio.
    Lei, giovane e tremula e desiderabilissima.
    Quando lei morì, lui dipinse ancora per un po'.

    Qualche paesaggio. Poi morì anche lui.
    E fu messo a riposare accanto a lei.
    Alla sua giovane moglie

    Una forgia e una falce

    “Un minuto fa avevo le finestre aperte
    e c’era il sole. Tiepide brezze
    attraversavano la stanza.
    (L’ho scritto anche in una lettera.)
    Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
    Il mare ha cominciato a incresparsi
    e le barche da diporto che erano a pesca
    hanno virato e sono rientrate, una flottiglia.
    Il tintinnabolo sotto al portico è caduto
    di colpo sotto una raffica. le cime degli alberi
    tremavano. Il tubo della stufa cigolava e sbatteva
    trattenuto dai tiranti.
    Ho detto: “Una forgia e una falce”.
    Certe volte parlo da solo, così.
    Nomino certe cose:
    argano, gomna limo, foglia, fornace.
    Il tuo volto, la tua bocca, le tue spalle
    ora sono per me inconcepibili!
    Che fine hanno fatto? E’come se
    li avessi sognati. I sassi che abbiamo portato
    a casa dalla spiaggia se ne stanno lì
    sul davanzale a raffreddarsi.
    Torna a casa. Mi senti?
    I miei polmoni sono pieni del fumo
    della tua assenza.”



    Un pomeriggio

    Mentre scrive, senza guardare il mare,
    sente la punta della penna che comincia a vibrare.
    La marea si ritira sulla ghiaia.
    Ma non è per quello. No,
    è perché lei sceglie proprio quel momento
    per entrare nella stanza senza nulla indosso.
    Insonnolita, neanche tanto sicura di dove si trova
    per un momento. Si scosta i capelli dalla fronte.
    Si siede sulla tazza con gli occhi chiusi,
    il capo chino. Le gambe allargate. Lui la vede
    dalla porta. Forse
    sta ricordando cosa è successo la mattina.
    Perché dopo un po' apre un occhio e lo guarda.
    E sorride dolcemente.


    Poesia di Jacques Prévert

    Scena famigliare


    La madre lavora a maglia
    il figlio fa la guerra
    trova tutto questo naturale la madre
    e il padre cosa fa il padre?
    fa gli affari
    Sua moglie lavora a maglia
    Suo figlio fa la guerra
    Lui gli affari
    E trova tutto questo naturale il padre
    E il figlio, il figlio
    Che cosa ne pensa il figlio?
    Niente assolutamente niente il figlio
    Il figlio sua madre fa la maglia
    suo padre gli affari lui la guerra
    Quando sará finita la guerra
    Fará gli affari con suo padre
    La guerra continua la madre continua
    lavora a maglia
    Il padre continua e fa gli affari
    Il figlio é ucciso e non continua piú
    Il padre e la madre vanno al cimitero
    E trovano tutto questo naturale il padre e la madre
    La vita continua con il lavoro a maglia
    la guerra gli affari
    gli affari la guerra il lavoro a maglia la guerra
    Gli affari gli affari e gli affari
    La vita con il cimitero.

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