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«Mata Hari, pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle (Leeuwarden, 7 agosto 1876 – Vincennes, 15 ottobre 1917), è stata una danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la Prima Guerra Mondiale.
Consacrata, il 18 agosto 1905, dopo l’esibizione al Teatro dell’Olympia, come la «donna che è lei stessa danza», «artista sublime», e come colei che «riesce a dare il senso più profondo e struggente dell’anima indiana», Mata Hari si trovò ad essere desiderata tanto dai maggiori teatri europei quanto, come moglie, da ricchi e nobili pretendenti. La sua tournée in Spagna, nel gennaio 1906, fu un trionfo: venendo incontro alla fantasia, ingenua e torbida, costruita su realtà di paesi del tutto sconosciuti, Mata Hari offriva agli spettatori quanto essi si attendevano dalla sua danza: il fascino proibito dell’erotismo e la purezza dell’ascesi, in un assurdo sincretismo in cui la mite saggezza di un Buddha veniva parificata ai riti sanguinari – per quanto inesistenti – di terribili dee indù.
Alla fine del 1911 raggiunse il vertice del riconoscimento artistico partecipando, al Teatro alla Scala di Milano, prima alla rappresentazione dell’Armida di Gluck, tratta dalla Gerusalemme liberata del Tasso, recitando la parte del Piacere e poi, dal 4 gennaio 1912, dando cinque rappresentazioni del Bacco e Gambrinus, un balletto di Giovanni Pratesi musicato da Romualdo Marenco, dove interpretò il ruolo di Venere. Il direttore dell’orchestra, Tullio Serafin, dichiarò che Mata Hari “… è una donna eccezionale, dall’eleganza perfetta e con un senso poetico innato; inoltre, sa ciò che vuole e sa come ottenerlo. Ella così fa della propria danza una sicura opera d’arte”.


Non amo molto le biografie/autobiografie, quindi quando ho deciso di leggere questo libro avevo delle perplessità. Poi, spinta dalla curiosità che da tempo nutro per questo personaggio, ho cominciato a leggere... ed ho finito in un giorno!
Questa biografia di Grillandi mi è piaciuta molto: spesso, durante la lettura, sembra di essere lì, con Mata Hari, di guardarla mentre danza, conversa, di leggerne i pensieri. Particolarmente pregevoli sono le descrizioni dei luoghi, dell'abbigliamento, dei riti e delle danze. E' stata una lettura assolutamente interessante e godibile, per nulla noiosa. Il personaggio in sé, poi, è affascinante!